Una marea non proprio regolare

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di Gabriella Musetti

 

La marea è un fenomeno ricorrente dei mari e degli oceani, come sappiamo, spesso è presa a metafora della nostra vita, come dice Baudelaire: «Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda che rotola». La marea è legata alla Luna, anche questo dato noto, nel ragionamento breve che andiamo a fare, ha una rilevanza metaforica. Quel che porta la marea (Vita Activa Nuova, 2022), libro recente di Patrizia Sorrentino, appare in risonanza con queste indicazioni e con le tracce di tante suggestioni disseminate nel nostro immaginario collettivo. Il libro, primo dell’autrice che mostra una notevole dimestichezza con la scrittura, presenta alcune novità e punti di interesse che vale la pena sottolineare.

è una sorta di autobiografia in versi, elemento non usuale nelle scritture contemporanee, si presenta come la storia di una donna e delle vicende dinamiche e sotterranee della sua vita, e parimenti pone questioni di carattere generale che interrogano tutti noi, come accade sovente nei vissuti che intrecciano situazioni e sentimenti lievi e profondi. «A la fine,/ se resta in tera.//A vardar/ quel che porta la marea,/ a figurarse storie/ de meter zo/ in poesia».

L’instabilità metaforica emozionale della Luna, caratteristica del femminile secondo la tradizione, viene esplorata con l’occhio vigile di chi si fa attraversare da sentimenti impetuosi che possono travolgere, ma conserva la consapevolezza del limite di ogni azione e volontà umana, della impossibilità di porre argini sicuri allo scatenarsi della natura o del destino, e la sua formazione da psicologa la sorregge.

Jane Austen, che conosceva bene l’animo umano e soprattutto quello femminile, scriveva: «Nessuno di noi vuole stare in acque calme per tutta la vita», Sorrentino sembra aver preso a misura del suo pensiero queste parole. Le cose accadono al di là e oltre la nostra volontà, sta a noi attraversarle con quella relativa calma che nasce dalla conoscenza di dolori che penetrano giù nella carne fino a toccare le profondità dei fondali.

È un libro in dialetto triestino, corredato di traduzione, anche se il titolo può sembrare scritto in italiano. Questa scelta, forse inizialmente disorientante, bene si ascrive a un lavoro che si pone su più fronti, personale e generale. Trieste, il suo paesaggio, quella inquietudine ironica e irriverente che si percepisce sottotraccia nell’aria e che si lega a molta tradizione di scrittura triestina, ad esempio a quella di Claudio Grisancich, autore di rinomata esperienza e valore, preso a modello ideale da Patrizia Sorrentino, spuntano qua e là nel testo, appena nascosti o espressi in una immagine essenziale, con ricorrente frequenza, e direi anche con amore. «… Co rivarò,/ me piaserà vardar per aria/ e no dover far niente.// Niente de aver/ e poder niente// Solo star:/ co’l ziel,/ la tera,/ el mar/ e i gati/ che me pissa in testa».

Non un paesaggio in funzione consolatoria, ma proprio in quella specifica dello stare bene in un luogo, dell’amarlo come ambito di vita concreta e del riconoscersi lealmente in esso, nelle asperità e scontrosità dell’animo; anche qui seguendo molta tradizione di scrittura relativa alla città. Ma è propriamente il mare a essere il luogo della vita e della esperienza, amato, attraversato sulla barca come viaggiatrice instancabile, esperta di maree e segnata nel volto da una abbronzatura costante che mostra la passione. «Esser,/ no go savesto.//Soto sto sol,/ a puf,//senza danarme».

 

Patrizia Sorrentino

Quel che porta la marea

Vita Activa Nuova, 2022

  1. 212, euro 15,00