PATRIZIA BIGARELLA “LUDENS”
Il Ponte rosso N.° 115 maggio 2025 | mostre in regione | Walter Chiereghin
Una grande personale di libri d’artista alla Biblioteca Statale “Stelio Crise” di Trieste
di Walter Chiereghin

All’interno delle iniziative previste per il “Maggio dei Libri 2025”, campagna nazionale di promozione della lettura organizzata dal Centro per il libro e la lettura, cui la Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste partecipa ogni anno, si è inaugurata lo scorso 5 maggio negli spazi espositivi del secondo piano “Ludens”, mostra personale di libri d’artista prodotti da Patrizia Bigarella a partire dal 2013. L’esposizione, introdotta da Franco Rosso e da un intervento di Federica Luser, rimarrà visitabile a ingresso libero fino al 13 giugno, con orari dal lunedì al giovedì 8.30 – 18.30 e il venerdì 8.30-13.30.
Esiste un connubio consolidato nei secoli tra parola scritta ed immagine – basti pensare ai codici miniati medievali, ben precedenti l’invenzione di Gutemberg –: in quei preziosi volumi, l’artista veniva chiamato a fornire la sua opera con funzione decorativa, oppure anche a rappresentare in forma grafica figure o situazioni presenti nel testo, al fine di approfondire col segno e col colore la semantica delle parole. In entrambi i casi, comunque, la figura dell’artista assume un ruolo subalterno ed ancillare rispetto a quella dello scrittore, ruolo che manterrà anche dopo l’invenzione della stampa fino ai giorni nostri, nell’attività propria degli illustratori. In quello che chiamiamo “libro d’artista”, tale rapporto viene invece invertito o almeno fortemente riequilibrato, emancipando l’artista dalla subordinazione rispetto allo scrittore, fino ad esautorarlo del tutto e a rimanere unico creatore dell’opera, impossessandosi anche – ove esista – all’ambito del testo, oppure facendone completamente a meno.

La Buona Novella
Bisogna dire subito che i lavori proposti da Bigarella nella mostra di cui parliamo appartengono per intero a tale più recente ambito creativo, basato sul presupposto di un intervento completamente autonomo dell’artista, che si avvale della sua capacità di progettazione, oltre che della sua perizia esecutiva per dar corpo all’idea originale di rappresentare in forme nuove e assolutamente originali l’emozione che ricava da riflessioni, contemplazioni e suggestioni che possono essere scaturite – ma non necessariamente – da una lettura o dall’ascolto di brani musicali, com’è il caso della prima serie di lavori in cui ci si imbatte nei locali della Biblioteca Statale.
Si tratta delle opere radunate sotto il comune titolo La Buona Novella, ispirati all’autrice da una sua lettura dei Vangeli apocrifi e successivamente ai testi tratti dall’omonimo album di Fabrizio de André, uscito nel 1970, che a sua volta s’ispira a brani, in particolare. del Protovangelo di Giacomo e del Vangelo arabo dell’infanzia. Non casualmente, le storie narrate tanto dai testi che danno origine alle immagini quanto dalle immagini stesse raccontano la storia di una donna, di Maria, dal suo concepimento agli anni della sua infanzia, da una gravidanza vissuta con trepidante intensità e fiducia, fino alla perdita del figlio sulla croce. Una vita certo straordinaria, ma anche drammatica, vissuta sempre a prescindere dalla sua volontà, secondo la risposta fornita all’Annunciazione: «Ecce ancilla Domini». Riflettere su quei contenuti ha suggerito all’artista una serie di identificazioni che rimandano alla sua infanzia, alla sua condizione di donna e di madre, ma anche alla stessa sua semplice presenza nel mondo, al confrontarsi con gli altri, che qui – e in quasi ogni altro contesto – vestono le sembianze di animali, a testimoniare di una vicinanza affettuosa e solerte, com’è nella quotidianità di Patrizia Bigarella. Gli animali, ritratti nelle forme aggraziate di compagni di giochi negli anni di Maria bambina, assumono – qui e altrove, in molte altre opere – una esplicita valenza simbolica, indicata dall’artista nel suo commento a un bel filmato registrato in occasione di questa mostra, dove: «il cane rappresenta la casa, rettile il deserto, il rapace il destino e il leone rappresenta il potere religioso».
Le grafiche, in gran parte incisioni da una matrice di linoleum, che hanno dato origine al grande accurato lavoro della Buona Novella vengono in seguito “esportate” in altri libri d’artista di minore impegno e dimensioni: ritagliate lungo i contorni, si prestano a numerosi “giochi” (per fornire una ragione al titolo della mostra, Ludens), dove figure umane ed animali sono organizzate in spazi teatrali, oppure, mosse grazie a ingegnosi supporti scorrevoli, che consentono di riposizionarle a piacere. Oppure, come in un caso, la loro collocazione nei comparti di una scatola industriale di dolciumi, stimolano un’irridente ironia nei confronti della società dei consumi.

Allevamenti intensivi
Altre composizioni assumono forme tridimensionali, organizzare su supporti che trasferiscono la bidimensionalità di un disegno o di un’immagine calcografica ad organizzare uno spazio che è parte integrante del soggetto rappresentato, com’è il caso della Torre di Babele, un oggetto piramidale di cartone su cui si avvolge una fascia che si sviluppa diagonalmente verso il vertice, recante immagini di animali fortemente schematizzati. Si tratta, qui come altrove, di un interesse evidente e ricorrente nella poetica di Bigarella, che si concreta in immagini di animali reali, quali cani, pesci, cavalli, oche, leoni, ma spesso anche immaginari, quali grifoni, basilischi, unicorni, tutti comunque attinti dall’iconografia medievale che adornava i codici miniati e, in scultura, gli stipiti dei portali delle cattedrali. Le figure di animali di volta in volta assumono in opere distinte ruoli narrativi, simbolici, o anche polemici e di denuncia, ma sempre inscritti all’interno di una poetica che assegna ad essi una posizione di interpreti privilegiati della sempre vigile sensibilità dell’artista, che si manifesta a volte intenerita, altre volte indignata, com’è nel caso delle sue esternazioni di protesta civile per le violenze che assoggettano ai voleri, alla prepotenza, alla cattività, alla violenza finanche micidiale dell’uomo «i sereni animali /che avvicinano a Dio», come li cantava Saba. è il caso di libri d’artista quali Allevamenti intensivi, dove le figurine ritagliate di animali si affollano in uno spazio claustrofobico, cui sono costrette da una esigenza di pretesa “razionalità” degli allevatori, oppure quali Le vittime mute, “libro d’artista” (firmato da Paulina Hirschmann, nom de plume di Patrizia Bigarella in versione scrittrice), lungo 275 centimetri, realizzato con carte fatte a mano di spessori diversi, dove sono disegnati a china e dipinti ad olio su piani differenti animali medievali che narrano una volta di più – anche con animazioni ottenute mediante tagli della carta e l’uso di fili e minuscoli frammenti di legno che invitano al movimento –, storie di sottomissione e di violenze subite da parte dell’uomo, ma anche una rivoluzione resistenziale e la palingenesi che finirà per condurre a una convivenza più serena ed armoniosa per tutti.

Genocidio degli Armeni
Spesso, come nei casi appena descritti, la produzione artistica di Bigarella si discosta di poco dall’ispirazione lirica che le è congegnale per affrontare tematiche di impegno civile, che naturalmente non si limita a una sentita polemica animalista, ma affronta anche tematiche inerenti strettamente alle responsabilità autodistruttive del genere umano, come avviene per il genocidio degli armeni, dove le figure dei caduti sono riportate in rilievo, come i calchi di Pompei, su antichi mattoni recuperati nel quartiere armeno di Trieste, ciascuno trasformato in pagina di un gruppo scultoreo di forte impatto emotivo.
Ma è la leggerezza che comunque si fa sempre largo nella fantasia che diresti inesauribile dell’artista triestina (d’adozione), che è capace di proporci, riprendendo forma di libro, una deliziosa favola particolarmente legata al territorio giuliano, come in Il giro dell’oca, realizzato per la parte grafica a china e pastello, mentre la parte narrativa racconta le divertenti peripezie dell’oca Ludmilla che attraversa il centro di Trieste dopo esser partita da Miramare, facendosi insolita guida turistica attraverso cinquanta disegni di edifici storici, con qualche puntata in spazi interni altrettanto identificativi, come il Caffè San Marco o il Tommaseo. Un atto d’amore per la città, espresso con garbata divertita ironia in un’unica copia. E tale unicità non è certo l’elemento che più rende preziosa l’opera.

Il giro dell’oca
Molto ci sarebbe ancora da dire per opere che s’intitolano Niente è come appare, storia di Sofia, una pallina d’acqua completamente sferica che evapora dal mare e si perita di compiere una sua odissea che le farà scoprire il mondo, conseguendo alla fine la felicità ottenuta con la conoscenza (copyright di Paulina Hirschmann), oppure Solitudine e paura, nove dipinti ad olio su carta, ispirati dai due stati d’animo del titolo, o Giorgio e il mago d’ombra su testi di Arnon Debernardi, dedicato a bambini affetti da disturbi dello spettro autistico, tra i quali Bigarella è impegnata in un’azione di volontariato, 200-400 metri da casa, realizzato da appunti fotografici raccolti in dettagli dello specchio di mare accanto al quale l’artista poteva accompagnare Nutella, la sua bassottina, durate la segregazione all’epoca del Covid, immagini e condizione psicologica che hanno dettato i testi che accompagnano le immagini.
E non è affatto tutto, ma il resto lo si può godere direttamente nella mostra della Statale. Sarà un’occasione per esplorare con dovizia di esempi un vero e proprio “genere” emerso da pochi decenni, ma soprattutto per incontrare il caleidoscopico mondo interiore di un’artista sorprendente per la maestria con la quale sa muoversi nella sfera della sua sensibilità, insieme semplice e complessa, con un’accuratezza esecutiva in grado di piegare forme e materiali, linee e colori alle esigenze di una fantasia esigente, che sa tradursi in una comunicazione accogliente ed empatica. Ne varrà sicuramente la pena.
