POLVERE DI MATRIMONIO
Il Ponte rosso n. 120 - novembre 2025 | narrativa | Walter Chieeghin
Polvere di matrimonio
Fuorilinea, Monterotondo 2024
pp. 114, euro 19,00
di Walter Chiereghin
Leandro Lucchetti (Trieste, 1944), forte di un’esperienza maturata tra il 1970 e il 2010 in seno alla RAI come sceneggiatore, autore e regista di documentari e programmi culturali, si è intensivamente dedicato alla narrativa, pubblicando – a partire dal 2016 – romanzi e racconti, ripercorrendo una vocazione narrativa che già negli anni più giovanili lo aveva visto tra gli autori di racconti di fantascienza raccolti in volumi antologici, pubblicati dal 1964 al 1968 dalla Casa editrice “La Tribuna” di Piacenza. Si è cimentato anche con la scrittura drammaturgica con un testo, più volte andato in scena, scritto con la consulenza storica e tecnica di Umberto Laureni, incentrato sulla tragedia dell’incendio sviluppatosi il 13 marzo 1987 a bordo della gasiera “Elisabetta Montanari”, in manutenzione a Ravenna, in conseguenza del quale perirono per soffocamento tredici operai. Il processo che ne seguì rivelò l’insussistenza delle più elementari precauzioni antinfortunistiche, ad iniziare dall’assenza di estintori ed idranti.
L’impegno politico e l’interesse per la storia sono diffusi in gran parte dell’opera narrativa di Lucchetti, spesso ambientata in epoche e luoghi che intrecciano, impregnandole di sé, le vicende dei personaggi rappresentati. è quanto sicuramente avvenuto anche per la sua prova più recente, il romanzo breve Polvere di matrimonio (Fuorilinea 2024), nel quale la trama pare fluire entro il letto di due canali contigui ma paralleli, uno dei quali contiene gli eventi che riguardano la grande Storia, quella degli eventi nazionali e internazionali, con particolare interesse per quelli che più da vicino riguardano il territorio triestino, che è quello sul quale scorre l’altro canale, quello dei personaggi in carne ed ossa, che con ogni evidenza logica subiscono le conseguenze di quanto la corrente imperturbabile trascina con sé nel più largo canale che procede lì vicino.
Protagonisti della vicenda umana sono Nereo, un piccolo borghese, che gestisce un’oreficeria, ereditata dal padre, un fascista della prima ora – ante marcia, come all’epoca si diceva – e Margot, che prima della guerra si chiamava Margherita, di origini familiari proletarie, proveniva dal quartiere operaio di San Giacomo e tra i due, sempre prima della guerra, era intervenuta una breve ma intensa relazione amorosa. Nereo aveva lentamente maturato un ideale antifascista che lo fece aderire alla Resistenza del CLN italiano presieduto da don Marzari che tentò un’insurrezione a Trieste il 30 aprile ’45. Margot, convinta comunista, rientra invece in città assieme alle truppe jugoslave e i due si ritrovano dopo una lunga separazione, nei giorni dell’occupazione titina della città. Da quell’incontro fortuito, lei addormentata in divisa e armata su una panchina del Giardino Pubblico, danno poi vita a una famiglia sui generis, lui padre di un neonato la cui madre era morta di parto proprio mentre l’Esercito di Liberazione Jugoslavo prendeva possesso della città, lei incinta di un comandante partigiano sloveno caduto nei giorni precedenti la Liberazione. Rimarranno uniti per il resto delle loro vite, in un rapporto contrastato e dialettico, anche dopo una separazione consensuale ed in qualche modo affettuosa.
Ma il vero protagonista del testo è la Storia, citata riassuntivamente in ogni pagina, mentre fluisce nel canale parallelo della narrazione, a dare ragione e senso a quanto avviene nella vita degli altri due personaggi principali, Nereo e Margot, come pure in quella di tutti gli altri, definendo a un tempo il panorama sociale di una città che dagli scossoni della Storia esce ogni volta modificata e spesso incattivita nei rapporti intercorrenti tra quanti la abitano.
