PAPERETTE E CONIGLIONI GORIZIANI

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Installazioni multiple per Nova Gorica/Gorizia capitale europea della cultura 2025

di Fulvio Senardi

La coppia ucraina in Piazza Sant’Antonio
Gorizia, 2025

Con la formula di “bambinismo globale” stigmatizzava la moda dei Labubu in una stringata “bustina” in prima pagine (“Corriere della Sera”, 24 agosto) Aldo Grasso, noto studioso dei Media e che per una volta scantona dal suo tema preferito, la guerra in Ucraina (non senza che un’allusione ci riporti al grande conflitto globale, fra le “democrazie”, quelle che, schierate in varie tifoserie, assistono inerti al genocidio di Gaza, e gli “autocrati”, di cui l’ “infantilismo” farebbe il gioco). Si tratta, per chi non lo sappia, dei pupazzetti di aspetto simpaticamente mostruoso prodotti da un’azienda cinese, e dai mille possibili impieghi (si va dal minuscolo Labubu-portachiave al Labubu portafortuna, da appendere alla borsetta, al Labubu morbido e coccoloso di quasi un metro di altezza pensato per la gioia dei bambini): una moda che ormai sconfina nell’isteria di massa, come mostrano le ore d’attesa davanti al negozio milanese “Pop Mart” di Corso Buenos Aires che, impossibilitato a soddisfare la richiesta, attualmente li vende per sorteggio.

Chi ha avuto la ventura, in questi giorni di fine estate, di passeggiare per le strade deliziosamente sonnacchiose della città di Gorizia, dove tutto (parola grossa che richiama il suo contrario: niente) sembra intonato al grande evento epocale Gorizia-Gorica 2025, ha potuto ammirare oggetti di eguale etimo artistico-culturale, con radici nel dadaismo, di cui fanno propria l’esaltazione della fantasia ingenua dell’anima infantile (e cosa c’è di più teneramente infantile che riproduzioni, sia pure a misura monstre, dei giocattoli per il bagnetto, da Amazon serie Zoo 12 euro 24 pezzi?), e nella Pop Art, della quale filtrano con spirito insieme critico e celebrativo il tema della riproducibilità dell’opera d’arte nell’epoca della cultura di massa (cadeva dunque  a fagiolo la mostra goriziana, da poco conclusa: Andy Warhal beyond borders, dove il tema del confine, almeno nel titolo, ci stava).

Coniglio blu in Via G. Oberdan
Gorizia, 2025

Stiamo parlando degli animali colorati, stilizzati ma riconoscibilissimi, prodotti dal collettivo Cracking Art in plastica riciclata e che, nelle dimensioni e con le tinte più varie, abbelliscono (qualcuno direbbe infestano) la città isontina in otto punti di esposizione; ora di taglia contenuta, tipo i nanetti da giardino, schierati nei Giardini Pubblici senza nemmeno fingere di mimetizzarsi tra i busti dei Personaggi illustri, ora invece giganteschi, come l’enorme coniglio blu che fa mostra di sé, ingombrandone l’ingresso, davanti al Palazzo delle Poste. Trieste ha già avuto il piacere, nel lontano 2021 (vedi Cracking Art: Incanto), ed allora era in gioco il Comune, Arthemisia, la Srl cui l’Amministrazione comunale ha in pratica da tempo delegato la progettazione e la messa in opera dell’attività museale cittadina e il collettivo Cracking Art. A Gorizia invece l’iniziativa (Favole Urbane) si deve al combinato Comune, Camera di Commercio della Venezia Giulia, Collettivo Cracking Art. Lusinghieri i commenti dei giornali che oramai, per pigra e servile consuetudine, fotocopiano i comunicati stampa: “Il Piccolo” del 23 gennaio 2025 magnificava l’impegno per 1,7 milioni della

Camera di Commercio della Venezia Giulia a favore di iniziative di GO 2025 di cui fa parte appunto Favole Urbane (ecco la soluzione alla provata incapacità di spendere i finanziamenti del PNNR, assegnarli agli amministratori locali per operazioni pseudo-culturali!); e trionfalistiche le esternazioni di chi ha voluto l’evento, il Presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia, commendator Antonio Paoletti: Cracking Art «valorizza temi come la collaborazione e l’inclusività. La presenza degli animali colorati e fuori scala crea una favola che coinvolge il visitatore attraverso la fruizione diretta dell’opera. Il materiale utilizzato, la plastica rigenerata e rigenerabile, affronta i temi della sostenibilità e del rapporto tra esseri umani e progresso tecnico e tecnologico».

Che nobile proposta, che ricchezza di motivazioni! Tutto veicolato da pupazzetti variopinti che, come ogni istallazione, hanno un quoziente di intelleggibilità direttamente proporzionale al talento comunicativo dell’artista: a volte il miracolo si compie, ma più sovente no. Lecito domandarsi dunque quante di tali lodevoli implicazioni etico-culturali possa cogliere il visitatore che contempla disorientato manufatti che, come paracadutativi da un’altra dimensione, sembrano disseminati a casaccio senza inserirsi in alcun modo nel contesto urbano di una città di impronta sette-ottocentesca (se non in termini di contrasto e contestazione, ma certo non era l’intenzione), né lasciano intuire alcunché sullo specifico di quella auspicabile convergenza tra Gorizia e Nova Gorica in una nuova simbiosi culturale che superi e cancelli le chiusure del Novecento, il senso primo e profondo di GO 25, voluta in nome del superamento dei confini. Chiediamo aiuto a Palazzeschi ribaltandone versi famosi: «sono robe avanzate» (è plastica riciclata in effetti), «sono grullerie» (non suggeriscono niente, nella loro sfingea enigmaticità, se non la propria inutilità fuori contesto). E se cultura c’è, è cultura dello spreco.

Elefante rosso al Teatro Verdi
Gorizia 2025

Cracking Art deriva dall’inglese to crack, spaccare, incrinare, in riferimento ai processi chimici di produzione della plastica. Ne è interprete un Collettivo artistico internazionale, fondato nel 1993 con l’ambizione di «inventare un linguaggio artistico nuovo e comprensibile alla maggior parte delle persone […] creando opere semplici ed impattanti». Così l’artista Kicco, portavoce del Collettivo, che è intervenuto anche a Gorizia a presentare l’iniziativa in video collegamento nella Sala Ritter della Camera di Commercio.

Labubu è insieme  nome del singolo “individuo” e collettivo dei pupazzetti creati da Kasing Lung, artista di Kong Kong, ispirandosi al Pantheon dei vichinghi. Diffusi dapprima in Corea e Thailandia, sono presto diventati, anche grazie alla cantante rock Lisa, loro testimonial, una travolgente moda globale.