CLAUDIO MAGRIS NARRATORE
Gabriella Ziani. Il Ponte rosso n. 127 - maggio 2026 | Roberto Dedenaro | saggi
In un saggio illustrato di Ernestina Pellegrini un lungo, scrupoloso viaggio nella scrittura narrativa dell’autore triestino aggiornata fino ai giorni nostri
di Roberto Dedenaro

Le storie di Caludio Magris.
Da Alla Cieca a Croce del Sud
Florence Art Edizioni, 2025
pp. 188. euro 25,00
L’interesse di Ernestina Pellegrini per gli scrittori triestini credo nasca con il fondamentale convegno e la relativa mostra Intellettuali di frontiera. Triestini a Firenze del 1984, che seguiva di pochi anni la pubblicazione dell’altrettanto fondamentale libro di Angelo Ara e Claudio Magris Trieste un’identità di frontiera. Un interesse quindi che ha segnato una parte importante della carriera e della produzione scientifica della studiosa fiorentina e che è giunta fino ai giorni nostri, via via concentrandosi sulla figura di Magris che, senza dimenticare nessuno, rimane senza dubbio la figura più importante, complessa e ricca di ciò che chiamiamo letteratura triestina contemporanea. Si dovrebbe ancora ricordare che la Pellegrini lo fa da un’ottica, probabilmente privilegiata di comparatista, un punto di osservazione ideale per capire le asperità e le mobilità dei confini che si muovono nella cultura di Trieste. D’altronde una delle straordinarietà di Magris è anche quella di essere, a dispetto del successo internazionale dei suoi libri e della quasi enciclopedica universalità della sua erudizione e dei suoi riferimenti, rimasto sempre fortemente ancorato a Trieste, ai suoi personaggi, al suo mare.
Dall’officina pellegriniana usciva, già nel 1997 Epica sull’acqua. L’opera narrativa di Claudio Magris, poi ripubblicato in edizione aggiornata nel 2003, un lungo, scrupoloso viaggio nella scrittura narrativa di Magris, e poi la curatela dei due prestigiosi tomi dei Meridiani Mondadori dedicati allo scrittore. Mancava dunque un aggiornamento di ciò che è stato pubblicato dal 2003 ad oggi, romanzi come Alla cieca, Non luogo a procedere, e leraccolte di racconti Tempo curvo a Krems e Croce del Sud. Come ci spiega la stessa studiosa fiorentina nel Prologo del libro che stiamo qui presentando ai lettori del Ponte rosso, aggiungere altri capitoli a Epica sull’acqua avrebbe comportato la realizzazione di un volume di grande spessore, forse di più impervia lettura. Si è optato così per la pubblicazione di un libro a sé, che è questo che adesso sta sulla mia scrivania: Le storie di Claudio Magris. Da Alla Cieca a Croce del Sud, edito da Florence Art, in una collana di Comparatistica che si chiama L’uno e il Molteplice.

Credo vadano sottolineate alcune caratteristiche di questa edizione: a differenza di altre pubblicazioni di carattere saggistico molto, per così dire, austere, questa si presenta con una bella copertina lucente e dei caratteri tipografici un po’ più grandi del solito, con un ampio apparato iconografico comprese alcune fotografie di Magris al liceo o in divisa durante il servizio militare… che si vuole di più? è un libro, dunque, sicuramente specialistico, ma che offre ai lettori anche prospettive diverse, strade molteplici per entrare nello scrittore Caludio Magris. Insomma in qualche modo Ernestina Pellegrini da critico letterario di grande spessore, anche in questa pubblicazione sembra suggerire che la critica letteraria, che qualcuno vuole in profonda crisi, può seguire percorsi diversi per raggiungere i suoi scopi, il cuore della scrittura che si propone di analizzare. Vi è, infatti, ancora almeno un altro aspetto morfologico da evidenziare: la qualità della scrittura stessa dell’autrice, che è sì una scrittura “tecnica”, ma al tempo stesso un fluire di pensieri che si accumula, ricco di rimandi, annotazioni di carattere personale, cito da p. 97: «Parto da una citazione che vorrei fosse una specie di epigrafe e di commento implicito a ciò che provo in questi mesi di fine anno, di fine lavoro (sono andata in pensione), mesi in cui mi sembra di essere un’altra e la stessa». Le note di copertina parlano di «un affascinante viaggio critico» e forse il termine viaggio si attaglia bene a questi scritti, al loro avvicinarsi alla scrittura altrui mettendo in mostra le armi possedute, i testi consultati, gli articoli letti, la lunga frequentazione con l’Archivio Claudio Magris e con l’autore stesso con cui l’autrice condivide una solida amicizia.
Ma benché, o forse proprio perché, il volume si titoli Le storie di Claudio Magris, dopo i saggi che analizzano romanzi e raccolte di racconti, il lettore trova una serie di scritti che vogliono dirci almeno qualcosa delle altre facce della scrittura di Magris, quella saggistica, quella, importantissima, del giornalista e quella del traduttore. La tesi di fondo è che ci sia, pur nella diversità degli stili e delle esigenze, un legame molto solido fra queste diverse tipologie. Scrive Pellegrini: «Mi mettevo dalla parte di chi – come Tito Perlini, Cesare Cases e Geno Pampaloni – avevano individuato la presenza di un romanziere refoulé e una vena semiclandestina di scrittoresin dai tempi del Mito absburgico e di Lontano da dove». E più avanti: «Nel Novecento il saggio è diventato un antigenere per eccellenza. La sua specificità genetica si è nutrita e continua tuttora a nutrirsi della contaminazione con altre forme letterarie, diventando la negazione stessa di una sistematica separazione fra i generi letterari».
Non può non venirci in mente Danubio con il suo fluviale apporto di informazioni, annotazioni, osservazioni: romanzo, saggio enciclopedico o altro che esso sia.
Ma se a questo viaggio-racconto critico dentro la scrittura di Magris vogliamo trovare un centro, se mai ve ne fosse il caso, è il vasto e informato saggio dedicato a Non luogo a procedere, il romanzo che Magris pubblicò per Garzanti nel 2015. Testo frutto, anche, di una rielaborazione di precedenti lavori; è sempre la stessa Pellegrini a dirci la necessità dell’ampiezza di questa sezione del libro: «Credo comunque che l’eccedenza possa essere giustificata dal fatto che questo testo rappresenta per lo scrittore triestino il mare in cui tutti i fiumi della scrittura sono andati a confluire». È questo, dunque, per Magris il romanzo definitivo sulle doppiezze e sulle ambiguità della Storia, di quella triestina in particolare, costruito sul canovaccio della vita reale di Diego de Henriquez, collezionista di reperti bellici, che voleva costruire un museo della guerra per la pace e che mori in circostanze mai chiarite fino in fondo nel suo letto-bara. Personaggio ben conosciuto e tipicamente triestino, che racchiude nella sua vicenda biografica, come detto, alcuni fra i più aspri passaggi, mai risolti, della storia cittadina, o forse di quella nazionale o forse della Storia nel pieno senso di questa parola. Per portarci per mano dentro a questo libro Pellegrini scrive, come abbiamo detto, un lungo saggio diviso in sette paragrafi, compresa una Rassegna Critica che riporta le principali reazioni alla pubblicazione del libro. L’autrice, dunque, con la sua prosa a tratti spumeggiante, cita, analizza in una sorta di close reading, spacca capelli ma allo stesso tempo insinua continuamente il sospetto che la materia sia di specie anguilliforme, sfuggente e quindi che, fortunatamente, ancora altre letture siano possibili, si possa scendere ancora nel labirinto davanti a noi.
Concludo con un’osservazione del tutto personale e forse anche banale, ma la lettura di questo testo mi ha riportato a Claudio Magris, di cui, con ogni probabilità colpevolmente, mi ero un po’ dimenticato, distratto dai tanti libri e libretti usciti negli ultimi e ultimissimi anni su Trieste, mentre la città da periferia abbandonata o quasi si trasformava in ambita meta turistica, col moltiplicarsi di alberghi e alberghetti, locali e localini e tutto divenire un presente patinato e digeribile. Ma, forse, la grande letteratura deve, invece, metterti addosso l’abito del viaggiatore dubbioso ed in mano la pala per farti scavare sotto ogni superficie. Questo lo devo, dobbiamo, anche al lavoro, davvero bello e profondo di Ernestina Pellegrini, che per dire tutta la verità, mi vanto di poter chiamare amica.
