A SARAJEVO IN CERCA DI RICETTE E DI UNA DONNA
Il Ponte rosso n. 112 - febbraio 2025 | narrativa | Roberto Dedenaro
di Roberto Dedenaro
Toti nel mondo dei ćevapčići
Miraggi edizioni, 2024
pp. 91, euro 12,00
Conosciamo Eric Gobetti per i suoi libri di storia dedicati al fascismo, alla Seconda Guerra mondiale, alla Storia dell’ex Jugoslavia e a quella dell’occupazione italiana di parte di quei territori. Libri che hanno sollevato polemiche e che non particolarmente amati da chi guarda alla drammatica storia del confine orientale durante il’900 con un occhio più rivolto ad una lettura ideologica che storica. In altre parole, quando si parla di ex Jugoslavia, esercito italiano, foibe, esodo, spesso di preferiscono giudizi e opinioni a priori che la ricerca, l’analisi e la discussione dei risultati di una seria ricerca storica che andrebbe invece favorita. Ma tutto ciò non c’entra con quanto vorrei dire in queste righe perché qui vorremmo parlare di un Eric Gobetti narratore, che pubblica con Miraggi edizioni – editore interessante sempre alla ricerca di scritture fuori dai cliché più usi – questo Le straordinarie avventure del professor Toti nel mondo dei ćevapčići,un libro utile, anzi un libretto utile, perché le pagine totali sono 91, non proprio Guerra e pace, utile perché al fondo della narrazione troviamo alcune ricette, quattro in totale, di altrettante specialità culinarie balcaniche che, per noi locali più o meno tergestini, non rappresentano una gran novità, ma che appena poco più a occidente dell’Isonzo potrebbero essere un’innovazione sconvolgente. D’altronde chi di noi penserebbe di produrre in casa gli amati civa –amichevole diminutivo di ćevapčići –, quando qualsiasi macellaio te li offre già confezionati?
Ma bando alle digressioni enogastronomiche: occupiamoci più propriamente della narrazione vera e propria che propone le avventure dell’ineffabile professor Toti, sessantenne ricercatore a contratto di Storia dell’alimentazione. Toti, inviato a Sarajevo come consulente del programma televisivo “Il Mondo in Cucina”, possiede una curiosa rassomiglianza con il maresciallo Tito a partire dal cognome Toti/Tito, ma non solo onomastica, pure il volto è singolarmente simile a quello di Josip Broz. Il nostro eroe, non è neanche il caso di dirlo, è in realtà, un perfetto antieroe: non ha mai fatto carriera, è sfortunato in amore come nel lavoro e le sue vere qualità non sono state affatto comprese. Il suo viaggio verso Sarajevo si svolge come un classico road movie, è evidente che Gobetti conosce molto bene i mille possibili modelli letterari e cinematografici del racconto di viaggio che è contemporaneamente formazione, con mille inciampi e ritardi che permettono a Toti di immergersi in un mondo balcanico che sembra ancora legato a nostalgie e ritmi da vecchia Jugo, e che gli permettono di approfondire la sua conoscenza con alcuni dei manicaretti tipici della cucina Jugoslava o Balcanica che dir si voglia. Tutto raccontato sul filo di un’affettuosa ironia per il nostro, interessato più agli incontri, all’umanità che gli si para davanti, piuttosto che al suo incarico di consulente televisivo. D’altronde lui ha accettato questo incarico perché pensa che Sarajevo cambierà la sua vita, non tanto per l’obiettivo ufficiale del viaggio, quanto piuttosto perché lui spera di trovare le due cose più preziose della sua attività di ricerca. La prima è uno misteriosissimo e preziosissimo ricettario cinquecentesco, la seconda è riuscire ad incontrare Alma una ragazza che lui ha conosciuto molti anni prima, profuga, in Italia. Naturalmente non possiamo rivelare gli esiti di questa doppia quest, se non che gusto ci sarebbe poi a leggere il libro? Le straordinarie avventure sono un libretto divertente ma anche tenero, forse una storia d’amore, che, ripeto, soprattutto per chi non ha tanta confidenza con il mondo dell’ex Jugoslavia, potrebbe rappresentare una sorta di primo ingresso. D’altra parte, non va pensato che questo, fatto di nostalgia, bevute e mangiate ciclopiche e tempi dilatati sia una rappresentazione nemmeno minimamente esaustiva di una società tormentata e divisa capace di struggenti amori e di odi taglienti come coltelli acuminati che ha conosciuto tragedie immani di cui Sarajevo è un simbolo vivente.
