ALTROVE FAMOSI: GLI HOČEVAR

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Col nome d’arte di Sergio Sergi il padre riparò nel ’27 in Argentina

Sergio fu eminente incisore. E il figlio divenne un pioniere del digitale

di Roberto Curci

Edoardo de Finetti Ritratto di Sergio Sergi
olio su tela, 1925

«Sergio Sergi non ha ancora trovato la sua strada: è un principiante, ma non un principiante della ‘volgare schiera’. Le poche opere che ha prodotto – poche, pochissime in verità – se non permettono di fare di lui e del suo lavoro un esame completo ed un’analisi profonda, servono tuttavia a dare un’impressione di cose molto buone». Così Salvatore Sibilia nel suo fondamentale Pittori e scultori di Trieste, datato 1922: libro corredato da 39 ritratti incisi in legno proprio da Sergio Sergi, nonché da Franco Cernivez.

Non era propriamente un principiante, Sergio Sergi, nome d’arte di Sergej Hočevar, di padre sloveno e madre serba. Aveva ventisei anni, essendo nato a Trieste nel 1896, e nel 1920 aveva già esposto due sue incisioni (La guerra e Mia nonna) alla Biennale di Venezia. In quello stesso ’22 fu tra i fondatori del Circolo Artistico di Gorizia, e forse gli bastò un tanto per essere inserito, moltissimi anni dopo, nel Dizionario biografico dei friulani, una delle poche fonti su di lui e sulla sua preminente attività di xilografo, assieme agli studi mirati di Irene Mislej e di Vania Gransinigh.

Sargio Sergi L’acrobata
xilografia, senza data

Checché ne pensasse Salvatore Sibilia, Hocevar-Sergi aveva già trovato la propria strada di artista, e ad essa rimase fedele per sempre, anche dopo essere riparato in Argentina (1927) in odio al fascismo e alla sua politica di discriminazione etnica. Se da giovane aveva studiato alla Scuola d’arti grafiche di Vienna e frequentato poi lo studio triestino di Bruno Croatto, in Argentina fu lui a diventare maestro, affermandosi nel campo della xilografia, fondando a Santa Fe il più importante centro d’arti grafiche del Paese e stabilendosi poi a Mendoza, ai piedi delle Ande e a mille chilometri dalla capitale Buenos Aires, dove per vent’anni, fino al 1963, insegnò alla locale Accademia.

E fu a Mendoza che stabilì una delle amicizie più stimolanti, non con un artista suo pari, ma con uno scrittore di gran talento, l’argentino (nato però in Belgio e vissuto poi a lungo in Francia) Julio Cortazar, ribelle al peronismo quanto Hočevar-Sergi lo era stato al fascismo. Cortazar, protagonista assoluto della letteratura fantastica, trovò nell’artista e nella moglie di lui, Gladys Adams, degli interlocutori affini ed empatici negli anni 1943-’45 in cui egli pure risiedette a Mendoza: almeno uno dei racconti scritti all’epoca, Casa tomada (Casa occupata), pubblicato dapprima per interessamento di Borges e inserito nel ’51 nella raccolta intitolata Bestiario, fu corredato da una xilografia realizzata ad hoc dall’artista triestino. Vissuto poi stabilmente a Parigi, Cortazar ritornò a Mendoza proprio per ritrovarvi gli amici: avvenne nel 1973, anno che però coincise con la scomparsa, nel mese di giugno, di Sergio Hočevar-Sergi.

Fernando Hočevar dinanzi a una sua opera

Oggi la sua opera incisoria è ampiamente testimoniata in due musei di Buenos Aires, il Museo de arte moderno e il Museo de Artes Plasticas Eduardo Sivori. In un altro Museo, di gran prestigio internazionale, il MOCA di New York (Museum of Computer Art) è invece riunita molta produzione di quell’autentico figlio d’arte che fu il primogenito Fernando Hočevar, nato a Mendoza nel 1944 e qui scomparso appena un anno fa, nel 2023. Singolare il percorso creativo di Fernando, del tutto alieno dalle esperienze paterne. Laureatosi in Architettura, sceglie come suo primo medium espressivo la fotografia, che però presto abbandona per dedicarsi alla pittura a olio, con una serie di Paesaggi di notevole suggestione (e di notevole successo di critica). Nel 1997 la svolta: via i pennelli, si converte anima e corpo al digitale, e nel giro di due anni produce una nuova serie di Paesaggi, una quarantina dei quali, esposti nel 1999 al Museo d’Arte Moderna di Mendoza, sorprendono tutti, non solo per la tecnica all’epoca pionieristica: paesaggi metafisici, spogli e petrosi, privi di ogni presenza umana, animale o vegetale, proprio per ciò vagamente inquietanti, come se qualche briciola del genio visionario del paterno sodale Cortazar fosse discesa “per li rami” a ispirare la mano del figlio del fu Sergio Sergi.

Al digitale Fernando Hočevar continuerà a dedicarsi con passione, con la serie intitolata Landscapes of the Hidden Moon (c’è in effetti molto di lunare nelle sue opere) ma anche con astratte nature morte, divenendo noto a livello planetario e ricevendo riconoscimenti in Italia (Fiorino d’Argento, a Firenze), negli Usa, in Giappone, in India. Qui – a Bombay (Mumbai) e Calcutta (Kolkata) – realizzerà anche decorazioni interne di vaste dimensioni per la catena di super-hotel internazionali Grand Hyatt.

Dal “principiante” Sergio Sergi a quanto ne seguì, insomma, un secolo tondo di Arte oltre ogni frontiera.

Fernando Hočevar Landscape