IL DANDY DELLA CARICATURA

| |

Vissuto lungo l’intero arco del ‘900, Nino Za merita di venir riscoperto

Famoso per gli spiritosi ritratti di “divi”, fece di Udine la propria base familiare

di Roberto Curci

Nino Za (Giuseppe Zanini)

Nascita: Milano, 1906. Morte: Roma, 1996. Bastano due tonde ricorrenze anagrafiche a giustificare, oggi come oggi, 120 o 30 anni dopo, il ricordo di un artista alquanto dimenticato? Probabilmente no, eppure chi abbia modo, nel 2026, di scoprire o riscoprire le sue opere (ufficialmente definite caricature, in realtà arguti ritratti “stenografici”, di sorprendente capacità d’introspezione psicologica) non potrà che consentire: Giuseppe Zanini va scoperto o riscoperto, anche se il suo nome d’arte, Nino Za, non figura tra quelli degli storici caricaturisti – l’etichetta resta comunque quella – del secolo ventesimo: Galantara, Attalo, Novello, Onorato, Garretto.

Figlio di un umile vetturino di Reggiolo (Reggio Emilia), Nino Za nasce – come si usa dire – con la matita in mano, e la devolve da ragazzino ai cavalli gestiti dal padre, ritratti con il tratto svelto e conciso che sempre lo caratterizzerà. Ma, fin dagli ultimi anni Venti, ben altri personaggi (umani) diventano i protagonisti delle sue vignette: sono volti, velocemente riassunti, di attori del cinema e del teatro, e – perché no? – dell’avanspettacolo, che Za bazzica cercando di farsi un nome, soprattutto a Roma.

Nel ’30 però deve ripiegare su Udine, dove vivono due zie materne. E da lì tenta pure un approccio triestino. Cinquanta anni dopo così ricorderà: «Mi presentai al Piccolo di Trieste, dove ebbi una cordiale e simpaticissima accoglienza. Credo che Il Piccolo sia stato uno dei primi giornali (o forse il primo) a interessarsi dei miei disegni. Feci la caricatura a tutti i componenti la direzione, dal prof. Mayer [sic] a Rino Alessi e a tutti i redattori, con alcuni dei quali  divenni amico […] Ritornai a Trieste negli anni della guerra e conservo un bellissimo articolo di critica di Sivio Benco in data 13-10-1940». In effetti, in quell’anno a Za fu dedicata una mostra personale, alla Galleria Trieste.

Nino Za (Giuseppe Zanini)
Caricatura di Greta Garbo 1931

Ma il colpo d’ala, e di fortuna, arriva nel 1934, quando il proprietario di una “Eliocromia” milanese, specializzata in riproduzioni in quadricromia di opere d’arte su cartoline, gliene commissiona una serie di venti dedicata a popolarissimi personaggi del mondo dello spettacolo: Greta Garbo, Jean Harlow, Maurice Chevalier, Josephine Baker, Ettore Petrolini… è un boom di vendite, sia in Italia sia in Germania, tanto che l’anno dopo un editore tedesco lo scrittura come disegnatore delle copertine del settimanale umoristico Lustige Blätter e delle pagine interne del mensile Das Magazin. Fino al ’39, quando torna in Italia e apre studio a Roma, di copertine ne realizzerà circa 300, stilizzando altri volti arcifamosi: Stanlio e Ollio, Edward G. Robinson, Fred Astaire, Marlene Dietrich, Gary Cooper, Clark Gable… è ormai popolarissimo e, soprattutto, ricco sfondato, in grado dunque di secondare la sua attitudine al dandysmo e alla “dolce vita”. D’altronde i suoi lavori sono davvero assai gustosi, nella perfetta resa fisionomica e caratteriale dei personaggi ritratti.

A Roma Za collabora a diversi giornali, tra cui il Travaso, e rinsalda la sua amicizia con Federico Fellini, nata a Rimini quando il futuro famoso regista era ancora un “vitelloncino ginnasiale” in adorazione del già ben noto disegnatore. In un librone bilingue dedicato nel 1982 a Za e alla sua carriera (Luigi Lambertini, Nino Za. Il caricaturista degli Anni ‘30, Edizioni Bora) appare un lungo ricordo dell’incantamento subito dal ragazzo Fellini dinanzi alla figura elegantissima di Za, ospite del favoloso Grand Hotel di Rimini: «Aveva la giacca di velluto blu con i bottoni d’oro, un foulard di seta, i capelli morbidamente ondulati, i baffetti e un sorrisone smagliante e distaccato, alla De Sica […] Lo invidiavo con tutte le mie forze». In realtà divennero amicissimi, e poi compagni di studio e collaboratori, negli anni romani.

Nino Za (Giuseppe Zanini)
Caricatura di Marlene Dietrich, 1935

Sennonché nel 1942 Nino Za, personalità eclettica e inquieta, cambia vita. Decide di tornare e di risiedere a Udine, dove aveva mosso i primi passi ritraendo argutamente le eminenze cittadine al Caffè Contarena e dove poi metterà su famiglia. E decide pure di accantonare le caricature, i ritratti, le decorazioni occasionali, e di divenire gallerista, mercante d’arte e collezionista. Lo fa naturalmente alla grande, anche se quella che apre nel capoluogo friulano si intitola Piccola Galleria (1952, via Mercatovecchio 17, nel retro di un fu-ristorante chiamato “Al Monte”). Non durerà molto quell’esperienza, ma basterà a far conoscere grandi artisti, tutti divenuti suoi amici (De Chirico, Campigli, Casorati, Carrà, Cantatore, Tosi, Funi, Tomea), e anche a sostenere una giovane generazione friulana emergente (Anzil, Celiberti, Ciussi, Zigaina).

Esperienza brevissima, in effetti (lo stabile stesso che ospitava la Galleria verrà demolito). D’altronde, con parole di Za stesso, «a quei tempi vendere un Casorati o un Carrà a 200 mila lire era molto più difficile che vendere oggi lo stesso quadro a sei-sette milioni». Ma lui non demorde, anzi alza la posta: da Udine trasferisce la galleria a Cortina, poi deciderà di tornare a Roma (via del Babuino, via Margutta), pur restando legato a Udine quanto a “base”familiare (moglie, più volte ritratta; due figli).

Nino Za (Giuseppe Zanini)
Caricatura di Federico Fellini, 1942

Prevale, negli anni e nei decenni successivi, la dimensione del collezionista e dell’esperto (chi meglio di lui?) in compravendite d’arte contemporanea. In tale sua veste Udine gli dedicherà, nel 2003, una mostra postuma (catalogo Mazzotta, a cura di Isabella Reale): Un volto del Novecento. Da De Chirico a Campigli: la collezione Zanini.

Col senno di poi viene da chiedersi: ma, allora, che fine ha fatto il brillante “ritrattista-con-humour”? Resta legato alla sola realtà degli Anni ’30? Anni in cui, a onor del vero, rappresentò col suo inconfondibile stile non solo le stelle del cinema: si vedano i disegni di un pensoso D’Annunzio, di Beniamino Gigli, di Trilussa, ma anche di Umberto di Savoia, del Duca d’Aosta e – con un rapido guizzo di carboncino – del mascellone di Mussolini.

Alla caricatura sarebbe tornato nel 1967, su invito di un editore, con i dovuti aggiornamenti sui personaggi à la page: dunque i cantanti in voga (Mina, Milva, Caterina Caselli, Gaber, Little Tony, Rita Pavone…), ma anche artisti, attori e scrittori (Guttuso, Campigli, Buazzelli, Moravia…). Una rentrée forse sgradita (“or non è più quel tempo e quell’età”), ma buona testimone dell’intatto spiritaccio e dell’ottima mano del caricaturista che fu.