PER VIRGILIO GIOTTI

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Un convegno internazionale sul poeta triestino promosso dal Centro Studi Scipio Slataper e dal Comune di Trieste presso il museo LETS il 17 e 18 ottobre 2025. Sconfortante la constatazione che un’opera quale Colori non venga più ristampata dal 1997

di Walter Chiereghin

Virgilio Giotti
foto di Biagio Marin
1942 (particolare)

Quando si parla di Virgilio Giotti (Trieste, 15 gennaio 1885 – 21 settembre 1957), oppure si legge di lui, spesso si sente ripetere che si tratta di un poeta che non ha ricevuto il riconoscimento che avrebbe meritato per la grandezza della sua opera e che purtroppo il suo nome ai più risulta quello di uno sconosciuto, finendo per essere appannaggio solo di pochi bibliofili e cacciatori di tesori letterari. Certo si tratta di una considerazione in parte giustificata dalle stesse affermazioni d’autore quando lamentava l’ingratitudine dei concittadini che non apprezzano il valore della sua poesia al punto che, ormai anziano, non si aspetta più nessun riconoscimento da loro. Ed è anche vero che questa impressione può essere avvallata dal confronto con l’altro grande poeta giuliano del Novecento, Umberto Saba, ma d’altra parte non ci si può certo aspettare nulla di diverso poiché, a differenza dell’autore del Canzoniere, Giotti non è mai entrato nel canone scolastico a causa della sua scelta di scrivere in dialetto triestino, scelta che lo relega in una zona del campo letterario ben poco frequentata dai docenti delle nostre scuole secondarie (senza ovviamente attribuir loro nessuna colpa visto che, ormai presi tra mille incombenze burocratiche che lasciano alla didattica sempre meno tempo, è già un miracolo se riescono a trattare con una certa serietà riconosciuti capisaldi del Novecento come Montale, Ungaretti o Saba).

Va però riconosciuto che accanto a questa “sfortuna” presso gli studenti delle superiori, Giotti ha comunque un certo seguito tra chi si occupa di letteratura italiana del Novecento all’Università. Infatti almeno dagli anni Novanta del secolo scorso, se non da prima, con un libro fondamentale come Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo (Einaudi, 1990) di Franco Brevini – ma già in precedenza con la sua inclusione nei Poeti italiani del Novecento di Pier Vincenzo Mengaldo (Mondadori, 1978) e ancora prima nell’antologia Poesia dialettale del Novecento di Pier Paolo Pasolini e Mario dell’Arco (Guanda, 1952) – la sua opera si pone come un imprescindibile punto di svolta nella storia della poesia in dialetto in Italia. Non è un caso che Giotti negli ultimi anni sia stato oggetto (da solo o insieme ad altri autori) di varie tesi magistrali o di dottorato e che in ogni caso compaia qui e là citato in corsi accademici che trattano argomenti affini alla sua poetica. Inoltre non va dimenticata la sua vitalità anche all’estero, poiché Giotti ha visto varie sue opere tradotte in tedesco e spagnolo e in questi ultimi anni sta vedendo la luce la traduzione completa delle sue raccolte dialettali in francese per la casa editrice Triestiana di Parigi e con le encomiabili cure dell’infaticabile Laurent Feneyrou.

La dimostrazione lampante di una certa vitalità degli studi giottiani e di un certo interesse di pubblico, almeno a Trieste, viene ora da un importante convegno internazionale che è stato organizzato dal Centro Studi Scipio Slataper e dal Comune di Trieste, con il contributo della Fondazione Casali e il patrocino della Mod (Società italiana per lo studio della modernità letteraria), presso il museo LETS il 17 e 18 ottobre 2025. L’occasione è stata offerta da un anniversario, come ricorda il titolo Per Virgilio Giotti. Studi e ricordi a centoquaranta anni dalla nascita, ma il risultato, salutato da un caloroso e non scontato riscontro di partecipazione, va ben oltre gli intenti encomiastici che talvolta caratterizzano iniziative ispirate da occasioni analoghe. Infatti nel suo insieme il convegno ha davvero dimostrato nuove possibilità di studio e interpretative con approfondimenti critici, metrici, stilistici, filologici e biografici che testimoniano la varietà e la serietà degli approcci.

La locandina del Convegno

Ad aprire il convegno il primo giorno, dopo l’introduzione di Luca Zorzenon (Centro Studi Scipio Slataper) è stata la lettura che ne ha fatto Mara Quarantotto del commosso ricordo della nipote di Virgilio Giotti, Vittorina Quarantotto Vianello, custode dell’”Archivio Virgilio Giotti”, la «pìcia pìcia putela» che illumina molte delle tarde poesie del nonno, un testo curato da Salvo Nadrah, che ha rievocato sotto il titolo Ricordi di mio nonno alcuni momenti della vita trascorsa assieme, fino al momento della morte che gliel’ha portato via.

A seguire sono stati presentati una serie di interventi che hanno messo a fuoco il rapporto di Giotti con alcuni dei protagonisti della cultura del tempo. Così Anna Modena dell’Università di Pavia ha discusso ed approfondito – in collegamento telematico via internet – il tema «Concordi nel giudizio e nell’affetto, come mai ci siamo trovati per nessun altro». Giotti e Quarantotti Gambini, incentrato sul rapporto tra i due scrittori nel quale il più giovane, era anche il più intraprendente e in virtù dell’affetto che li legava cercava di fare da mediatore tra il poeta ormai anziano e gli editori, pur con una fortuna alterna.

Poi Lorenzo Bartoloni della Scuola Normale Superiore di Pisa ha proposto, trattando il tema Giotti e Saba (1900-1914). Sistemi metrici a confronto, un approfondimento metrico sui sistemi poetici dei due poeti, dimostrando che la già riconosciuta influenza tra i due non è solo direzionata da Saba a Giotti, ma aveva proceduto frequentemente anche in senso inverso.

Successivamente Paolo Senna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha presentato una lettera inedita del carteggio tra Barile e Giotti, trattando il tema «Un’urgenza affettuosa». Angelo Barile e Virgilio Giotti, partendo da quel documento per un approfondimento del rapporto tra i due, in parte già indagato da Daniela Picamus che qualche anno fa aveva pubblicato varie importanti lettere del carteggio (V. Giotti, Al tuo cuore di poeta: lettere inedite ad Angelo Barile 1941-1957, a cura di D. Picamus, Istituto Regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata di Trieste – Edizioni Italo Svevo, Trieste 2009).

Di seguito è intervenuta Elisa Donda dell’Università di Ferrara con un’analisi del rapporto tra Giotti e Giorgio Fano, segnato prima da un caldo trasporto e successivamente da un brusco distacco dovuto a tragiche vicende familiari.

Ugo Pierri, Giotti e Saba
Copertina del numero speciale del Ponte rosso
ottobre 2017

Infine è stato il momento del poeta triestino Claudio Grisancich, che ha conosciuto da giovane Giotti nella casa-laboratorio di Anita Pittoni nelle riunioni che vi si tenevano il martedì e che più volte è stato indicato come suo erede poetico, il quale ha letto un commosso “ricordo-racconto” (per dirla in termini sabiani) applauditissimo dal pubblico in sala e citato in molti interventi successivi.

Il secondo giorno è cominciato con la relazione di Lorenzo Tommasini del Centro Studi Scipio Slataper, che ha ricostruito la genesi della raccolta Novi colori attraverso le varie fasi redazionali ed editoriali.

È stata dunque la volta di Laurent Feneyrou della Sorbona di Parigi, che ha presentato al pubblico un approfondimento sulla propria attività di traduttore analizzando, sulla base delle sue versioni dei testi triestini di Giotti, i vari problemi che si è trovato ad affrontare e le possibili soluzioni.

A seguire è stato l’intervento di Davide Borghero dell’Università di Siena che si è concentrato sule ripetizioni lessicali in Giotti, mostrandone le modalità e lo sviluppo nel tempo.

Fulvio Senardi dell’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia, partendo dagli Appunti inutili ha quindi collocato la produzione giottiana nella più ampia temperie culturale del periodo, mentre Simone Volpato della Libreria Antiquaria Drogheria 28 ha posto la sua attenzione sugli aspetti materiali dell’attività di “costruttore di libri” che ha visto Giotti impegnato per vari anni a fianco di Saba.

Infine Gabriella Norio della Biblioteca Civica “Attilio Hortis” di Trieste e Sergio Vatta si sono soffermati sulla produzione artistica figurativa di Giotti e dei suoi familiari.

Ne è uscito nel complesso un quadro ricco e stimolante, capace di parlare sia al pubblico interessato all’argomento sia agli specialisti, un modo per far finalmente incontrare gli appassionati del poeta triestino che raramente si trovano davanti ad eventi centrati esclusivamente sulla sua figura. Il convegno triestino costituirà dunque una tappa certamente importante che si spera potrà essere foriera di nuova attenzione e dare ulteriore linfa alla ricerca.

Virgiglio Giotti, Mamma e figlia
matita su carta, cm. 16×16, 1915

Certo, resta un dato sconfortante, cioè che in Italia non è possibile acquistare in libreria – se non in qualcuna antiquaria – Colori, l’opera più celebre e celebrata di Giotti, che raccoglie quasi tutte le poesie in dialetto triestino, ma che non viene ristampata da decenni. Bisogna infatti risalire al 1997 per trovare nella collana “bianca” dell’Einaudi – quella dedicata alla poesia – l’edizione critica curata da Anna Modena, frutto di anni e anni di studi e approfondimenti, che ormai risulta anch’essa da tempo esaurita. Negli ultimi tempi sono state pubblicate o ripubblicate altre opere come gli Appunti inutili – prima da Anna De Simone in una edizione bilingue italiano-inglese per il Ramo d’Oro e più recentemente da Simone Volpato per Ronzani – oppure le lettere dei e ai figli durante la campagna di Russia, volume sempre a cura di Anna De Simone che si pregia di una introduzione di Cesare Segre e di una postfazione di Claudio Magris. Manca però sempre l’opera maggiore, mancanza resa ancora più intollerabile dalla sua pubblicazione che invece viene fatta all’estero.

Si spera dunque che il convegno possa non solo fare il punto sugli studi giottiani e porre le basi per ulteriori approfondimenti, ma anche suggerire a qualche editore accorto la ristampa di Colori, senza la quale è davvero pretestuoso accusare il pubblico di ignorare la grandezza di un poeta come Giotti. Sarebbe davvero un bel servizio alla cultura triestina e alla poesia.