LARA JERANKO MARCONI ALLA CASA CARSICA
Il Ponte rosso n. 128 - giugno 2026 | mostre in regione | Roberto Dedenaro
di Roberto Dedenaro

Quali fatiche e quali ostacoli deve affrontare uno per poter vedere una mostra di Lara Jeranko Marconi? Parecchie e quasi insormontabili: anni fa nella centrale piazza di Capodistria una mostra piuttosto estesa dell’artista capodistriana pretendeva un ingresso a pagamento, come nemmeno alla National Gallery, e adesso, nella suggestiva cornice della Casa Carsica di Repen gli orari sono così ridotti, praticamente poche ore alla domenica, che uno, anche se, come chi scrive, vive a poche decine di metri dalla Kraška Hiša suddetta, deve metterci un bell’impegno per trovare aperto il grande portone.
E quindi, accompagnato dall’ineffabile vicino Ivan, mi sono adattato alla bisogna e concordato gli orari, sono entrato nella bellissima raccolta Galleria della Casa Carsica. Ne valeva la pena? Direi di sì, perché Lara Marconi è un’artista raffinata e profonda che parte da una base di materiali poveri, come la carta, i fiori, la stagnola per creare immagini e oggetti che sotto la superficie rivelano una straordinaria ricchezza di rimandi e di simboli. Spesso il mondo animale è protagonista di questi piccoli teatrini dell’immaginario, come nella sorta di arazzi composti da decine di una specie di lupetti di carta che scendono lungo le pareti di fondo della piccola galleria.
Le forme animali non offrono se non un’illusoria sensazione di tranquillità, la loro postura che sembra in qualche caso richiamare un’idea di fissità priva di vitalità contengono qualcosa di inquieto e doloroso al tempo stesso, come vi fosse una ferita, un fondo oscuro che non si può sanare ma solo comunicare. Come si scrive in un breve nota che accompagna la mostra: «In un mondo ossessionato da un’illusoria perfezione e da una presunta stabilità formale, piccole creature si dissolvono e si trasformano alla ricerca della propria natura autentica».
La tecnica di ritaglio da un lato e pittorica dall’altro, anche se è una pittura che colloquia fittamente con il mondo della grafica – la Marconi ha realizzato anche diversi lavori come illustratrice –, soprattutto il ritaglio della carta, destano stupore, sembrano richiedere una pazienza e un’abilità quasi rinascimentale, ma l’effetto è quello di creare mondi-teatrini, come abbiamo detto, in rilievo, spesso così fitti da diventare boscaglie inestricabili di simboli, in cui il visitatore resta inevitabilmente coinvolto.
Le forme animalesche rimandano ad un immaginario fiabesco, forse infantile, suggeriscono la disponibilità di ogni forma a farsi e ad essere qualcos’altro, ci suggeriscono di mantenere uno sguardo, mi chiedo se posso usare l’espressione un po’kitsch, quasi da fanciullino pascoliano, ma al contempo nel fanciullino marconiano c’è proprio il senso, invece, non di una permanenza ma di una trasformazione e di quanto ogni trasformazione porti con sé una perdita, una paura, un abbandono. Le sassose pareti fatte di calcare dell’aspro Carso sono uno sfondo quasi perfetto a questo minimalismo barocco dal tocco delicato in cui i pochi colori non turbano la monocromia delle pietre un simbolo loro stesse di una vita passata una ex vita che adesso non c’è più.
La galleria è suggestiva, ma piccola, le opere esposte poche, ma usciamo con la sensazione di essere entrati in un piccolo mondo ricco di sentimenti, che ci fatto sentire un po’più ricchi. Lara Jeranko Marconi che vive e lavora a Capodistria si è diplomata all’Istituto d’Arte Nordio di Trieste e laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è assistente alla facoltà di Pedagogia dell’Università del Litorale, per chi volesse avere un’idea della sua opera, alcuni suoi lavori si possono osservare riprodotti in vari siti web. A sentirla sembra anche più impegnata nel suo lavoro di mamma di due bambini che in quello di artista tutta tesa a promuovere se stessa, che sarà pure una banalità, ma a noi pare un bel segno.

