QUARANTOTTI GAMBINI: UN ITALIANO SBAGLIATO
biografie | Elvio Guagnini | Il Ponte rosso N.° 115 maggio 2025
La vita di Pier Antonio Quarantotti Gambini esplorata da Mario Rizzarelli in un volume promosso e sostenuto dall’IRCI
di Elvio Guagnini

Pier Antonio Quarantotti Gambini
Trieste, 1930-1931
Archivio Irci
«Ernest Hemingway, che lo incontrò più volte, tra la fine degli anni quaranta e i primi anni cinquanta, nei suoi soggiorni a Venezia e Cortina, amava definirlo “lo scrittore più grande d’Italia”. Non sappiamo se avesse letto qualche suo libro e se lo apprezzasse sul piano letterario. In realtà, giocando con arguzia sul doppio senso dell’aggettivo, alludeva soprattutto, o forse soltanto, alla sua statura. I “contrassegni personali” di Pier Antonio Quarantotti Gambini, rilevati nel 1929 in occasione della visita di leva al Distretto militare di Trieste, testimoniano, in effetti, che superava, anche se di poco, il metro e novanta: m.1,91 si legge per l’esattezza sul foglio matricolare». Così comincia l’Introduzione alla biografia di Pier Antonio Quarantotti Gambini pubblicata ora dall’Editore Marsilio con il titolo «Un italiano sbagliato. Storia e percorsi di Pier Antonio Quarantotti Gambini» (Marsilio, Venezia, 2025) e con alcune pagine di prefazione di Franco Degrassi e di chi scrive. L’incipit citato, e lo stesso ritratto di Quarantotti Gambini che gli fa séguito nell’Introduzione del libro (pp. 17-18) ci mettono sùbito di fronte all’atteggiamento del biografo, Mario Rizzarelli, già giornalista Rai, spesso impegnato su temi della cultura giuliana e regionale, appassionato dei temi svolti nel proprio lavoro con cura, ma sempre lontano da ogni inflessione agiografica come pure da pregiudizi: appassionato dei fatti, della ricostruzione biografica e ambientale, esploratore di angoli poco visitati di un problema o di un personaggio, interessato agli intrecci tra pubblico e privato. Dotato della capacità di rendere il percorso di analisi in una scrittura piacevole, duttile, chiara. Anche qui, nelle pagine su Quarantotti Gambini, domina la volontà di procedere a bilanci fuori da ogni pregiudizio, la passione per il dettaglio, la volontà di soddisfare a tutte le possibili domande del proprio lettore, l’intento di una ricognizione totale biografica e bibliografica accompagnata da una valutazione effettuata con cautela.

Mario Rizzarelli
Un italiano sbagliato.
Storia e percorsi di Pier Antonio
Quarantotti Gambini
prefazioni di Franco Degrassi
ed Elvio Guagnini
Marsilio/IRCI, Venezia-Trieste, 2025
pp.388, euro 30,00
L’opera di Rizzarelli è una biografia dello scrittore istriano nato a Pisino nel 1910 e morto a Venezia nel 1965 (quest’anno, dunque, ricorrono i sessant’anni dalla morte). Una vita breve, comprendente gli anni di due guerre mondiali e un’attività intensa, fatta anche di viaggi che hanno lasciato tracce interessanti (Russia, New York) nella bibliografia; e una carriera letteraria iniziata in età giovanile, sotto il segno di istituzioni di livello (il suo primo libro di racconti esce nelle edizioni della prestigiosa rivista Solaria) e con il patrocinio di uno scrittore come Saba, con il quale Q.G. intesserà un lungo e intenso carteggio; una collaborazione con riviste e giornali importanti (da Solaria, appunto, a Italia letteraria, alla Stampa, a Pégaso, a Pan, a Omnibus); e – ancora – rapporti con scrittori come Stuparich, Bazlen, Hughes, Giotti, Diego Valeri, tra gli altri; e – poi – la vicenda dell’abbandono di Trieste e della direzione della Biblioteca civica, nel 1945 (all’arrivo delle truppe di Tito), e dell’”epurazione” subìta come ingiusta e indebita (Un antifascista epurato sarà il titolo di un suo pamphlet del 1946: tra gli scrittori che lo difesero furono Benco, Saba, Stuparich, Giotti e lo storico Fabio Cusin), e del trasferimento a Venezia, dove avrebbe diretto – dal 1946 – Radio Venezia Giulia, suggerita dal CLN giuliano e organizzata per trasmettere notizie – dapprima clandestinamente – soprattutto ai territori italiani dell’Istria passati sotto il controllo della Jugoslavia. Da un altro lato, la prima guerra mondiale, vissuta da un Q.G. bambino, presenta risvolti memoriali rielaborati in opere come Le trincee (1942) e poi in alcuni libri del ciclo di Paolo (Gli anni ciechi). Un percorso, quello culturale e letterario, che si intreccia con una biografia complessa anche sotto il profilo della sensibilità, e di tormenti, ansie, contraddizioni, aspirazioni, conflitti interiori, relazioni sentimentali irrisolte, che rendono arduo il cómpito del biografo. Che, in ogni caso, si arma di tutti gli strumenti possibili per esplorare anche angoli finora poco visitati di questa “vita” molto dettagliata: una ricerca che non dà nulla per scontato, a beneficio del lettore, anche di quello digiuno di fatti di storia generale e locale; e che si tiene lontana dai pregiudizi e dai luoghi comuni della critica. Ammirazione e interesse per il personaggio studiato, sì; nessun innamoramento o identificazione (come spesso càpita nelle biografie); e ogni dato è soggetto a verifica. Quasi a rispondere alla domanda: chi era veramente Q.G.? E cercando di capire come lo scrittore arrivi ai suoi punti più alti, perché debba essere considerato uno dei grandi autori del Novecento non solo italiano, cogliendone i tratti più forti, ma pure le debolezze, le contraddizioni. E, tutto questo, dando una precedenza alla cronaca, ai fatti (anche a quelli privati e molto personali), alle titubanze, alle indecisioni (per esempio, quelle che lo portano a non legarsi in rapporti sentimentali stabili – pur talvolta desiderandolo – nel timore di una perdita di autonomia); al racconto – tra gli altri – di una carriera scolastica lunga e protratta, da studente “nomade”, legata anche alla volontà di assecondare le volontà del padre. Tutti eventi sempre sostenuti – nella rappresentazione – da materiali d’archivio puntigliosamente cercati e attentamente letti (spiccano quelli dell’archivio dell’Irci di Trieste, indispensabile per qualsiasi ricerca su Q.G.), o – talvolta (ma il fatto è ben segnalato) – trovati per caso; e spesso preziosi, come quelli di cui si parla a proposito di Un innamoramento non corrisposto (p.133). Per cui la biografia appare ricca – in ogni suo capitolo – di informazioni di vario genere: per esempio, sulla formazione dello scrittore fin dai suoi primi passi (quelli del “giornalino” di “Pier Toni Burrasca”); o sul cambio di cognome da “Quarantotto” a “Quarantotti Gambini”; o su qualche storia “gialla” (con risvolti “spy story”) come nel caso del rapporto con L’amico Lionel Crabb, ufficiale della Royal Navy impegnato in missioni segrete e misteriosamente scomparso; o – ancora (è sempre un esempio) – sul problema della sensibilità di Q.G. al titolo nobiliare (“Nobile di Rovigno”, si leggerà sui suoi biglietti di visita) acquisito attraverso la Consulta Araldica; o – ancora – sui suoi rapporti con Bottai promotore della rivista Primato. Come si vede, anche da questi pochi esempi, un’apertura di interessi molto ampia. Dove, in ogni caso, hanno un loro ruolo centrale le vicende dello scrittore. Sicché il lettore può seguirne nei dettagli la formazione e collocazione delle opere. Per esempio, di La rosa rossa dalla pubblicazione in rivista nel 1935 all’edizione Treves del 1937 a quelle garzantiane del 1940 e del 1947; o dell’Onda dell’incrociatore. Opere, queste, che rappresentano altrettanti capolavori di Q.G., capaci di testimoniare la complessità e l’eccezionalità di momenti di vita che sembrano comuni, come quelli della vecchiaia (La rosa rossa) o la stessa complessità ed eccezionalità degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, densi di turbamenti e traumatiche prese di coscienza della realtà (L’onda dell’incrociatore).

Pier Antonio Quarantotti Gambini
Venezia, primi anni Sessanta
Più che esprimere esplicitamente valutazioni estetiche e giudizi di valore (che –se mai – appaiono piuttosto implicitamente), Rizzarelli – in genere – mette il lettore di fronte a posizioni anche discordanti della critica, suggerendo problemi e ragioni di scelte, come quando, ad esempio, a proposito dei rapporti con Svevo e di un presunto “svevismo” giovanile di Q.G., riferisce le affermazioni di Bruno Maier al quale lo scrittore aveva parlato (p.107) di una sua «totale, assoluta indipendenza» da Svevo, «letto piuttosto distrattamente, non apprezzando, tra l’altro l’ironia che serpeggia nella sua opera». Dunque, suggerimenti di piste di lettura e ragionamenti su proposizioni significative dello scrittore: come quelle dell’intervista di Gian Antonio Cibotto – del 1964 – dove Q.G. parlava di sé come di un “italiano sbagliato”. Lo scrittore – che doveva il proprio successo anche e particolarmente all’adozione da parte di Solaria (la rivista che dell’europeismo aveva fatto una bandiera in tempi di autarchismo) – dichiarava di sentirsi un po’ «straniero in patria», di provare disagio, di sentirsi «sbagliato» e deluso nella propria attesa di un’Italia «ipotetica un po’ nordica e molto europea (quell’Italia per cui molti giuliani sospiravano ai tempi della loro soggezione all’impero austro-ungarico senza rendersi conto ch’essa, in realtà, non esisteva» (p.326).
Queste, dunque, alcune tra le tante ragioni per leggere con attenzione, anche ai dettagli, questo libro di “storia e percorsi” di Q.G., scrittore mitteleuropeo del Novecento alla ricerca della propria individualità.
