IDENTITALIE DI UN’INDIANA TRIESTINA

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di Roberto Dedenaro

 

Laila Wadia

Laila Wadia è proprio una brava persona, lo puoi capire sia che tu la incontri per la strada, sia leggendo uno dei suoi libri. E poi capisci che è una brava persona perché in questi tempi un po’bui che stiamo vivendo: alla presentazione del suo libro più recente, Identitalie/ Identitalies (VitaActiva Nuova, 2024) continua a spargere ottimismo a piene mani sul futuro della Terra, dell’Italia, di Trieste. Ha detto persino che la nostra città potrebbe divenire accogliente rifugio per gli americani che fuggono da Trump, una sorta di utopia realizzata, in cui si vive tutti un po’multiculturali e un po’felici.

Non vorrei raffreddare simili entusiasmi, ma qualche elemento di critica o di criticità mi verrebbeda sottolineare nella realtà cittadina, senza con ciò far passare Waida per un’ingenua entusiasta, poiché il libro vuole rappresentare e sostenere un mondo multiculturale come rimedio possibile a molti mali del pianeta. Ma andiamo con ordine, prima cerchiamo di dire come questo Identitalie/Identitalies sia organizzato.

Innanzitutto, va detto che il libro è assolutamente bilingue, su una pagina troviamo la lingua originale in cui è stato scritto il testo, in versi o di prosa, (lingua che è spesso l’italiano ma anche l’inglese) e a fronte la traduzione, in italiano o in inglese, appunto, dipende da qual è la lingua di partenza. L’altro elemento di originalità è costituito dal fatto che l’ultima parte del libro è costituita da un’antologia personale: La stanza degli ospiti/The guest room in cui Wadia ha incluso una quindicina di autori, di nazionalità e lingua diverse, alcuni viventi altri addirittura ottocenteschi: persino un Pirandello, per capirsi. Waida stessa in una nota introduttiva afferma di aver voluto inserire questa sua personale scelta «perché mi sono resa conto di essere non la somma dei torti subiti, bensì la somma dei versi che ho amato», spiegando così la grande varietà di autori e paesi che ritroviamo. Nella nota che abbiamo già citato la Wadia, poi, fa un’altra affermazione che apre una finestra importante sul senso del libro: sostiene cioè di aver pubblicato quest’antologia solamente per suscitare un dibattito sulla traduzione. Se le pagine della prima parte, quelle che contengono le composizioni originali dell’autrice ruotano intorno al tema dell’identità, anzi della non identità, potremmo dire, o dell’identità meticcia, appare quasi naturale che questo mondo che si mescola, plurilinguistico e multiculturale, abbia bisogno di una continua attività traduttiva ed effettivamente Identitalie stesso ne è un esempio. La traduzione dei testi, infatti, è stata elaborata da una squadra di ex allieve della Wadia, che ha insegnato alla Scuola interpreti di Trieste per anni, e anche per questo motivo, si potrebbe dire che questo sia un “multi libro”. Fra le altre cose c’è anche tanta Trieste fra i versi, vista, come abbiamo annotato all’inizio di queste righe, come una città ideale per la sua composizione irrimediabilmente meticcia.

Laila Wadia
Identitalie/ Identitalies
La stanza degli ospiti/The guest room
Vita Activa Nuova, Trieste 2024
pp.202, euro16,00

Conoscendo quanto sia stata problematica e dolorosa negli anni l’accettazione di questa realtà, mi sono chiesto se questa sia la vera Trieste o quella che Waida vorrebbe vedere, questo sia il mondo che si sta costruendo o quello che si dovrebbe costruire. Ma forse non è una domanda simile la questione l’importante: quando le nubi si addensano e gli sguardi riflettono paura, forse la cosa più importante è offrire un modello opposto, un arcobaleno dove diversità diviene opportunità e migrazione sia accoglienza e non c’è una gravosa elucubrazione, ma una predisposizione alla gioia che mi hanno fatto pensare ai grandi spazi colorati di Elisa Vladilo. Alla fine sono stato anch’io trascinato in questo piccolo vortice colorato che la Waida ha composto e il libro l’ho letto e mi sono detto che anche «Dalla mia finestra /il mondo dialoga/ e sorride».