TRA RECENSIONE E TESTIMONIANZA
Il Ponte rosso n. 121 -dicembre 2025 | narrativa | Roberto Dedenaro
Racconti delle notti: un libro postumo di Indolina Landolfi, letto alla luce di una ruvida nostalgia per un’amicizia troppo presto interrotta
di Roberto Dedenaro
Quando ho avuto tra le mani questo libro di racconti postumi di Idolina Landolfi, figlia di Tommaso, uno dei giganti della letteratura italiana del novecento, confesso, ho dovuto dominare un’emozione profonda. Con Idolina eravamo stati amici, di quelli che passano ore a raccontarsi le cose, cercando di condividere quasi tutto, i nostri passi, quasi i primi, in quello che ci appariva il mondo della letteratura a metà degli anni novanta. Conservo delle lettere, qualche cartolina da Parigi, dove lei andava a rifugiarsi anche per completare le sue traduzioni. Idolina era venuta a mancare a cinquant’anni, nel 2008, dopo, come si dice in questi casi, una lunga malattia ed era stato un vuoto grande, per chi la conosceva e aveva il privilegio di frequentarla. Sulla mia scrivania, da sempre c’è una sua foto, insieme a Ernestina Pellegrini e me, mentre stiamo presentando la sua traduzione de I canti di Maldoror a Trieste, in piazza Unità durante una di quelle manifestazioni di Piazza Gutemberg, che non si fanno più da molti anni. Siamo giovani, arrischio e belli, e Idolina sta dicendo qualcosa di sarcastico alle orecchie di Ernestina Pellegrini, mentre io parlo al microfono. La categoria della noia non le apparteneva e probabilmente aveva motivo per divertirsi di qualcosa che le stava attorno.
Trieste, 1995
Idolina Landolfi, insomma, arrivava, portata dalle sue rotte misteriose e ti obbligava a partecipare al suo gran teatro, fatto di libri, viaggi, amici, amori inverosimili, ombre paterne, in cui quasi nulla era vietato, soprattutto di un senso raffinato e alto della letteratura. E poi tante altre cose, era Idolina Landolfi. Ho fatto quindi fatica ad aprire questo libro Racconti delle notti perché lei c’è tra queste pagine e per un attimo ho sentito il suo sguardo pronto a rilevare qualsiasi difetto. Ma occorrerebbe ben altro che questo articolo a voler anche solo tentare di raccontare Idolina in tutti i suoi aspetti, e soprattutto lo fa molto meglio di quanto lo potrei fare io Ernestina Pellegrini in una lunga, preziosa, bellissima postfazione, ai racconti. Cinquanta pagine che sono il racconto di una grande amicizia ma ancor di più una vera e propria guida affettuosa ma criticamente acutissima alla scrittura di Idolina Landolfi. Ma facciamo un piccolo passo indietro e diciamo che nella sua breve vita Idolina Landolfi, figlia di Tommaso, nata a Roma nel 1958 e morta a Firenze nel 2008, è stata una scrittrice, traduttrice, animatrice culturale e critica letteraria per riviste e giornali. Di lei il padre Tommaso scrisse in una poesia: «E tu, vivi,/ Lungo aleatorie, provvisorie orme,/ Libera, casuale ed imperfetta», e raccogliendo questo invito paterno si può dire, come fanno le note di copertina: «che si è tenuta sempre lontana dalle scelte più facile che le avrebbero garantito un’esistenza integrata e serena e ha scelto decisamente l’avventura, personale e intellettuale».
Da un punto di vista narrativo Idolina Landolfi ha scritto tre raccolte di racconti prima di questa: Sotto un’altra stella 1996, Scemo d’amore 1998, Matracci e storte 2004 poi un libro per bambini I litosauri e una raccolta di poesie uscita postuma, Non mi destare amore, 2010. Un capitolo specifico andrebbe riservato alla sua attività di traduttrice, che Idolina esercitò fino all’ultimo, fu quello con cui riusciva a guadagnare, traducendo soprattutto dal francese, con una predilizione per Gautier, in cui Idolina vedeva incarnarsi alcuni dei suoi ideali di vita e di letteratura.
Racconti delle notti
Edizioni Effigi, 2025
pp. 196, euro 15,00
Centrale nella vita di Idolina, come sa chi la conosceva, ma anche chi l’ha letta il rapporto con il padre; un rapporto complesso che qui non si può se non solo accennare, su cui sono state spese anche molte pagine, un rapporto, se non soprattutto, anche fatto di letteratura a partire dai diari di Tommaso in cui la figlia appare con il soprannome di Minor, al romanzo postumo, ancora inedito, di lei, intitolato Quando ero mio padre. Tutta la vita Idolina ha lottato con energia inesausta per sottrarre l’opera paterna da ogni possibile oblio, opera che lei non ha mai smesso di pensare fosse assolutamente uno dei vertici della letteratura italiana del ’900, lavoro che ha incluso la fondazione nel 1996 del Centro Studi Landolfiani e la paziente curatela e ripubblicazione presso Adelphi di molti degli scritti paterni. Ecco tutto questo universo che turbinava come un colpo di bora d’estate, ritorna, se mai l’avessi scordato, con i dieci racconti che compongono i Racconti delle notti. Racconti che Pellegrini, nella sua citata postfazione, chiama del congedo. E certamente è impossibile non leggere in questa chiave, ma non per questo vi è sbavatura sentimentale, quello di Idolina è stato chiamato “visionarismo di pietra”, dove in sorta di fiabe noir, la realtà conta per essere trasfigurata. Si possono vedere forse in queste narrazioni un congedo e contemporaneamente un cantico a ciò che si potrebbe dire un’idea di narrativa pura, che è realtà in sé, operazione compiuta usando una lingua raffinata e antica, preziosa. Sarebbe forse facili chiamarli racconti neogotici, con tutto il loro armamentario tardo romantico di mostri e spettri, assassini non pentiti, persino pedofili che danno ragione delle loro passioni perverse. Un cantico, appunto, ad una realtà altra, fuori dalla realtà che esiste perché è scrittura.
Il dattiloscritto di questi racconti, ci avverte la postfazione, è stato trovato tra le carte di Idolina con un aspetto che fa supporre sia stato approntato per un’eventuale pubblicazione, quindi in una forma che l’autore considerava soddisfacente ed è così che ci sentiamo ancor più autorizzati ad entrare nel mondo stupefacente di Idolina, popolato di fantasmi e di animali fantastici, pervaso di un’atmosfera che mi ha rimandato, in qualche modo, alle letture delle raccolte delle fiabe di Emma Perodi, che mi veniva fatta da bambino, un mondo antico ma senza tempo e soprattutto notturno, lontano, dove il meraviglioso è la sua norma. Sarebbe possibile analizzare, da un lato la presenza paterna in queste righe e dall’ altro i temi autobiografici, e chiunque abbia conosciuto l’autrice ne troverà molti degli uni e dell’altro ma forse l’unica cosa da fare è stare al gioco e lasciarsi andare sulle onde di una prosa preziosa e precisa al tempo stesso che contribuisce alla atemporalità della narrazione. Il lettore attento potrebbe notare che l’io narrante è quasi sempre maschile, forse un depistaggio da ogni facilità autobiografica o forse un ennesimo monumento alla possibilità di rendere possibile l’impossibile mentre gli animali che popolano le pagine di questo libro, i gatti sopra tutti gli altri, animali di un altro mondo. Non per questo Idolina non era saldamente legata alla realtà, le sue capacità di organizzatrice di eventi, di lavoro redazionale ancora oggi, a ripensarci, suscitano ammirazione, il tutto animato da un’energia apparentemente inesauribile.
Così ricordo una lunga gita assieme a Caporetto, perché improvvisamente le interessava la storia della guerra e voleva vedere il museo della battaglia e rimanemmo a lungo, mentre guidavo accanto all’Isonzo che scorreva, a chiacchierare di tante cose dei suoi amori inverosimili come quelli che si trovano in queste pagine, delle delusioni, di tutto come si dice spesso in queste occasioni, animato tutto da una grande energia, come sempre. Leggendo questi racconti, mi è parso di risentire la sua voce, chiara, ironica piena di sfumature, il suo mistero, perché in tutto questo turbinio, come ci ricorda Ernestina Pellegrini, fondamentalmente Idolina era sola, certi periodi viveva da sola in un cascinale nella campagna toscana, oppure da sola andava a Parigi o altrove. Ma noi, i suoi amici, sapevamo che sarebbe riapparsa con in mente o fra le mani un’iniziativa, un libro, una rivista o una proposta, avrebbe criticato i miei vestiti o la caffettiera non pulita perfettamente e avremmo riso e tutto avrebbe continuato il suo giro come sempre.
Idolina Landolfi, scrittrice, traduttrice, critica letteraria e organizzatrice di cultura, nacque a Roma il 19 maggio 1958, figlia dello scrittore Tommaso. Si laureò in Letteratura italiana a Firenze. Visse e lavorò tra l’Italia e la Francia, in particolare a Parigi, collaborando come critico letterario, con articoli su autori italiani e francesi dell’Ottocento e del Novecento, con vari quotidiani e periodici, tra cui La Stampa, La Repubblica, Il Mattino, Il manifesto, Diario, Le Monde Diplomatique, Il Piccolo, Chroniques italiennes; speciale e durato più di dieci anni il suo rapporto con Il Giornale, diretto all’epoca da Indro Montanelli. la sua attività pubblicistica si è inoltre concretata con la collaborazione a prestigiose riviste culturali (Paragone, Panta, Nuovi Argomenti, Il Ponte, Poesia)nei quali sono comparsi suoi testi saggistici di critica letteraria, ma anche elzeviri, testimonianze e racconti
Altro ambito nel quale fu impegnata nel settore editoriale è stato quello della traduzione dal francese e dall’inglese di opere di narrativa e saggistica, per importanti Case editrici quali Rizzoli, Mondadori, Bompiani, Badini & Castoldi e Garzanti; tra gli autori tradotti sono Jacques Derrida, Michel Tournier, Elie Wiesel, Eugène Dabit, Boris Vian ed altri. Ha inoltre tenuto corsi di scrittura creativa ed editing a Firenze, Roma e Benevento, oltre a seminari di traduzione letteraria presso varie università.
Intensa e durata per circa vent’anni, la sua attività di curatrice editoriale concernente soprattutto le opere del padre pubblicate da Adelphi. Sempre per curare e promuovere l’attività letteraria del padre ha fondato nel 1996 il “Centro studi landolfiani”, del quale è stata presidente fino alla scomparsa, avvenuta a Firenze nel giugno 2008. Successivamente, per volontà della stessa Idolina, il materiale del Centro è stato donato alla Biblioteca di Lettere (oggi Biblioteca di Area Umanistica) dell’Università di Siena, che ne è pertanto divenuta la sede fisica e che continua l’azione di cura e promozione dell’eredità dello scrittore con la rinnovata intitolazione “Centro Studi Tommaso Landolfi”.
Quanto alla sua opera letteraria, prima dei Racconti delle notti sono stati pubblicati: Attacchi d’amore (con Ester Pes), ES, Milano 1996; Sotto altra stella (racconti), Campanotto, Pasian di Prato 1996; Scemo d’amore (racconti), Empiria, Roma 1998; I litosauri (romanzo per ragazzi), Laterza, Roma-Bari 1999; Matracci e storte. Novelle e novellette mercuriali, Graus, Napoli 2004; Non mi destare, amore (poesie, pubblicazione postuma), Il Bisonte, Firenze 2010; «Il piccolo vascello solca i mari»: Tommaso Landolfi e i suoi editori (bibliografia critica e apparati, postumo), Cadmo, Fiesole 2015.
