VIAGGIO NEL CUORE DI TENEBRA
cinema | Il Ponte rosso n. 114 - aprile 2025 | Stefano Crisafulli
di Stefano Crisafulli

«Mi piace l’odore del napalm al mattino». Con questa frase il colonnello William ‘Bill’ Kilgore, interpretato da Robert Duvall, sanciva la deriva verso la follia di una guerra, quella del Vietnam, che diventerà emblema di tutte le guerre passate, presenti e future. Il film di Francis Ford Coppola Apocalypse now (1979) è infatti un film definitivo, per molti versi, nell’identificare la guerra con la follia oscura dell’essere umano e il viaggio del capitano Wilard (Martin Sheen) lungo il fiume che attraversa le zone di guerra sino ai confini con la Cambogia alla ricerca del colonnello Kurtz (un Marlon Brando enorme per presenza fisica e recitazione), disertore fuori controllo, è in fondo metafora del viaggio verso il cuore di tenebra dell’umanità. La realizzazione stessa del film di Coppola, sceneggiato da John Milius sulla falsariga del racconto di Joseph Conrad Cuore di tenebra, è stata improba: girato nelle Filippine, tra uragani, problemi fisici (Martin Sheen ebbe un infarto) e difficoltà logistiche, rischiò di far fallire la casa di produzione Zoetrope, di proprietà dello stesso regista, ma poi divenne un capolavoro mondiale, ricevendo svariati premi, tra i quali la Palma d’oro a Cannes e due Oscar, per la fotografia a Vittorio Storaro e per il miglior suono a Walter Murch.
Il napalm, per chi non lo sapesse, è un prodotto incendiario che serviva per distruggere aree intere di foresta, dove potevano nascondersi i guerriglieri. È stato usato dalle truppe statunitensi assieme ad un diserbante tossico, l’agente arancio, ed entrambi hanno contribuito a rendere la guerra del Vietnam ancora più feroce: furono gettate più bombe sul Vietnam di tutte quelle utilizzate nella seconda guerra mondiale. Iniziata nel 1965 per impedire ai vietnamiti del nord appoggiati da Cina e Unione Sovietica di conquistare anche la parte sud, gestita da un governo fantoccio favorevole agli USA, quella che venne definita la ‘sporca guerra’ e che gli americani pensavano di vincere abbastanza presto, si trasformò, in realtà, nella più cocente sconfitta e terminò solo nel 1975. Anche perché buona parte della stessa opinione pubblica occidentale era contraria al conflitto, tanto che le proteste dilagarono dai campus universitari statunitensi all’altra sponda dell’Atlantico, in tutta Europa. Il film di Coppola, che venne osteggiato nella lavorazione proprio perché considerato antimilitarista dal governo americano, è comunque un urlo contro la guerra in generale e non solo contro ciò che accadde in Vietnam. Alcune scene sono ormai divenute celebri: l’attacco degli elicotteri americani ad un villaggio sulle note della Cavalcata delle Valchirie di Wagner, il colonnello Kilgore che vuole assolutamente fare del surf mentre infuria la battaglia e Wilard che rompe con un pugno lo specchio e la sua stessa immagine mentre imperversa la canzone The end dei Doors. Ma il viaggio sulle tracce di Kurtz, che è accusato di aver fondato un suo regno in mezzo alla giungla e di essere venerato come un dio dagli indigeni, è anche un percorso tortuoso alla scoperta del nocciolo più buio dell’umanità, quella che Jung chiama la propria Ombra e Marlon Brando/Kurtz l’Orrore. Dove sta il Male? Nella follia di Kurtz che crede di essere un dio e ha superato i limiti di qualsiasi legge morale, uccidendo e torturando senza pietà, o nella follia della guerra, che uccide indistintamente soldati e civili e, ancora oggi, non ha smesso di compiere atti abominevoli, in nome dell’uno o dell’altro contendente? O, forse, nel cuore di tenebra dell’essere umano?

