PRANDI, IL CORO E L’ORCHESTRA GHISLIERI

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di Luigi Cataldi

Per la Società dei Concerti lo scorso 9 dicembre al Teatro Verdi di Trieste il Coro e l’Orchestra Ghislieri di Pavia diretti da Giulio Prandi, che ne è stato il fondatore nel 2003 e ne è ancora guida, hanno eseguito un programma di musica sacra di Alessandro Scarlatti. Il Ghislieri, che ha sede nello storico collegio pavese, è nato per valorizzare il patrimonio musicale sacro del sei-settecento (ma sconfina spesso nel repertorio classico e persino in quello contemporaneo grazie alla collaborazione col compositore Fabio Vacchi), è richiesto in importanti festival europei ed ha una apprezzata produzione discografica, all’interno della quale si possono segnalare le recenti incisioni della Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini (Arcana 2021) e del Requiem di Nicolò Jommelli (Arcana 2022), premiato con Diapason découverte.

Giulio Prandi presenta il concerto

Il programma presentato a Trieste ridisegna la Messa per il Natale di Nostro Signore Gesù Cristo per doppio coro a nove voci, due violini e organo composta da Alessandro Scarlatti (1660-1725) per la Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma nel 1707. Le parti (Kyrie-Gloria, Credo, Sanctus e Agnus dei) sono state separate e attorno sono stati collocati altri mottetti scarlattiani e quattro Sonate da chiesa op. 3 per due violini e continuo (1689) di Arcangelo Corelli (1653-1713), due delle quali trasformate in antifone da Antonio Tonelli (1686-1765), che vi aggiunse una voce di soprano e una di contralto. In questo modo si mantiene un organico limitato (nove coristi che cantano le parti reali, accompagnati da due violini e il continuo, composto per l’occasione da violoncello, contrabbasso, organo e tiorba), ma equilibrato e sufficientemente sonoro per l’ambiente. Se da un lato ciò porta con sé il pericolo di nascondere il profilo della messa scarlattiana fra composizioni di diversa natura, dall’altro è un tentativo interessante di trasposizione nell’ambiente concertistico e per il pubblico odierno della musica sacra antica. Nella messa la musica integra il rito ed ha funzione liturgica anch’essa. I compositori potevano essere prestigiosi e le composizioni di grande complessità, ma né gli uni, né le altre costituivano il centro dell’evento, come capita oggi quando quelle stesse opere vengono eseguite in una sala da concerto. Alcune di esse sono stabilmente entrate nel repertorio concertistico (come il Requiem di Mozart o la Messa in Si minore di Bach) ma per lo più esse restano di problematica esecuzione moderna. La messa scarlattiana non fa eccezione. Perciò Prandi ha pensato ad un itinerario esecutivo, che sostituisca il rito della messa e tramuti in estetici gli originali fini religiosi. Le sonate di Corelli, nelle quali a tratti riecheggia il motivo della Romanesca che si ascolta anche nella messa, svolgono bene questa funzione. La prima (Op. 3 n. 12 in La maggiore), col suo carattere preludiante e l’armonia statica, funge bene da introduzione. Le altre (con o senza le interpolazioni vocali di Tonelli, Op. 3 n. 5 in Re minore, Op. 3 n. 2 in Re maggiore e Op. 3 n. 10 in La minore) separano, ma al tempo stesso collegano le diverse parti della messa scarlattiana. Non si può dire lo stesso dei mottetti (O magnum mysterium/Beata virgo per otto voci in doppio coro e continuo e Beata mater per 4 voci e continuo), seppure bellissime composizioni dello stesso Scarlatti, collocate prima e dopo il Sanctus della messa, che però rendono poco lineare il percorso dell’esecuzione.

La Messa per il Natale di Nostro Signore Gesù Cristo (in cui per l’occasione risuona spesso il motivo della pastorale) offre un bell’esempio della perizia contrappuntistica di Scarlatti che tratta con libertà e moderna sensibilità il magistero palestriniano.

Accuratissima l’esecuzione di ogni parte: perfetto equilibrio di voci e strumenti, scelta dei tempi e delle dinamiche calibratissima, attenzione per ogni suono e per ogni pausa.

Il pubblico, numeroso nonostante la bora, ha applaudito calorosamente.