LA PRIORITÀ FASULLA
Editoriale | Il Ponte rosso n. 127 -maggio 2026

è stato pubblicato (ed è disponibile sul sito del’Istituto) il rapporto annuale 2026 dell’Istat, Istituto nazionale di Statistica, che fa il punto – sulla base di statistiche scientificamente elaborate – su molti aspetti della più aggiornata realtà del Paese, non sempre (anzi assai di rado) collimante con le trionfalistiche esternazioni di fonte governativa.
Riportiamo un’essenziale elenco di citazioni testuali (in corsivo) dal documento, limitando la lettura ai dati e alle considerazioni che concernono soltanto i dati relativi alla condizione sociale di singoli e famiglie alla luce di una riflessione sulle conseguenze del declino demografico e soprattutto alle disuguaglianze:
- Se la partecipazione al mercato del lavoro rimanesse fissa ai livelli del 2025, per il solo effetto della diminuzione della popolazione, entro il 2050 il numero di attivi tra i 15 e i 64 anni di età toccherebbe i 19,7 milioni, con un calo di oltre cinque milioni di individui (da 24,8 milioni nel 2025). Senza correttivi, a un numero ridotto d lavoratori risulterà insostenibile il costo di sanità e pensioni per un numero invece aumentato di anziani.
- Più di un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o con grande difficoltà e circa un quarto ha difficoltà ad affrontare spese impreviste con le proprie risorse. Poco meno della metà della popolazione riferisce di non essere riuscita a risparmiare nell’ultimo anno.
- Nel 2025, in Italia, la popolazione a rischio di povertà, misurata in base al reddito familiare, ammonta a quasi 11 milioni di individui (18,6 per cento del totale, stabile rispetto al 2024), dato che conferma la persistenza di un’area di vulnerabilità economica ampia e strutturale all’interno del Paese.
- Il non potersi permettere un pasto proteico almeno ogni due giorni costituisce una delle principali manifestazioni dirette dell’insicurezza alimentare. Il dato percentuale riferito all’insieme della popolazione, in calo dal 2014, registra nel 2025un’incidenza [che] si attesta al 9,3 per cento (9,9 per cento nel 2024), interessando circa 5,4 milioni di individui.
- Negli ultimi anni, si è registrato un incremento della povertà energetica delle famiglie, dal 7,7 per cento nel 2022 al 9,0 per cento nel 2023 e al 9,1 per cento nel 2024. (mancano i dati del 2025, oltre ovviamente a considerazioni circa aumento dei costi dell’energia conseguente all’aggressione all’Iran da parte di USA ed Israele, del 28 febbraio ’26).
Considerando che questi dati sono estrapolati da statistiche di cinque mesi or sono, va tenuto presente che la situazione nella quale si trovano oggi gli Italiani è decisamente peggiorata sotto il profilo dei punti che abbiamo richiamato sopra. Cause di tale ulteriore peggioramento sono principalmente di origine esterna e quasi per intero ascrivibili, direttamente o indirettamente, alla politica estera della seconda presidenza Trump, che stanno producendo deleteri effetti sulle condizioni di imprese e famiglie, direttamente proporzionali ai livelli di indebitamento sia delle une che delle altre.
La politica protezionista dell’inquilino della Casa Bianca ha previsto l’imposizione di dazi, un palese atto di ostilità con il quale è stato assestato un colpo ancora da valutare in termini quantitativi alle nostre esportazioni e alle economie europee. Oltre a ciò, sempre da Washington, ci è pervenuta l’imposizione di assegnare agli alleati europei della NATO un per noi insostenibile 5% del Pil alle spese militari.
Tutto ciò in presenza di due guerre in atto, una combattuta nel nostro continente e l’altra con riflessi sull’economia del pianeta intero in Medio Oriente, tutti elementi che non possono che aggravare le condizioni di vita, particolarmente nel nostro Paese.
Di fronte a una situazione di questo genere, ciò di cui intende occuparsi la maggioranza parlamentare in quest’ultimo scorcio di legislatura è la modifica della legge elettorale. Una priorità fasulla, che tuttavia agevola un giudizio sullo spessore politico e sul senso di responsabilità di questi signori verso il Paese che sono stati chiamati a dirigere.
