A PROPOSITO DELL’ILIADE
Il Ponte rosso n. 102 - aprile 2024 | Lettere al direttore | Maria Grazia Ciani
Una lettera al direttore
di Maria Grazia Ciani
foto di Luciano Rossetti
Gentilissimo Walter Chiereghin,
ho ricevuto Ponte Rosso 101 e come sempre l’ho letto con vivo interesse.
Naturalmente, dati i miei trascorsi omerici, l’articolo di Stefano Crisafulli ha risvegliato in me ricordi e mi ha ricondotto alle origini, quando traducevo l’Iliade per Marsilio (traduzione commissionata). Ero un tipico prodotto dell’Accademia, imbevuta fin dalle scuole medie, di
un poema che scorre come una ballata, ma nasconde significati che avrei scoperto molto più tardi, fino ad arrivare a oggi.
Per incominciare, sono contenta che si parli dell’Iliade, mentre fino a ieri regnava l’Odissea. Saranno i tempi, sarà che siamo ancora e sempre in guerra?. Ho sempre trovato assai significativo che il poema che apre l’Occidente abbia come soggetto la guerra. Certo, una guerra particolare, gonfia di retorica eroi, onore, gloria, sete di conquista, smania di uccidere. Sfuggono, nel clamore, certe piccole osservazioni,
certe pause (che hanno il valore delle pause in musica).
Oggi come oggi penso che certi significati profondi non siano solo dovuti alla minuziosa esegesi degli omeristi, ma contengano una sorta di premonizione. Non a caso l’Iliade non ha un finale perché la guerra non finirà mai, mentre l’Odissea ci offre una pace tanto improvvisa quanto labile.
Achille, Aiace, gli eroi per eccellenza: avesse ragione Shakespeare quando li dipingeva come ignoranti e volgari guerrafondai? Ma un poema-ballata è prima di tutto poesia e come tale va letta, credo: così io leggo i poemi nordici, la Chanson de Roland ecc. Vorrei aver letto nello stesso modo l’Iliade quando ero ignorante e scervellata.
Un punto molto importante nell’articolo di Crisafulli riguarda gli dei. Che hanno sempre messo in imbarazzo gli studiosi e i lettori in genere, mentre, a mio parere, non sono che lo specchio degli uomini, stessi difetti, stesse manie, tutto tranne la morte: che comunque si cerca di mettere in sordina. L’Olimpo è una grande invenzione della grecità. Personalmente io amo Ares e Atena assai più dei loro corrispondenti
umani. Ovviamente sbaglio.
I miei complimenti a Stefano Crisafulli e a tutto lo spettacolo che esamina con tanta perspicacia
Un caro saluto a tutti
da un’omerista pentita
Maria Grazia Ciani
8 apr 2024, 17:48
Cara professoressa,
è sempre un piacere per noi che scriviamo (ma è inutile che lo dica proprio a Lei), ricevere una comunicazione da chi ci legge, specialmente quando il tono è gentile e magari anche elogiativo nei nostri confronti.
Quando poi la lettera ci perviene da un lettore particolarmente qualificato, il piacere si decuplica, com’è nel Suo caso, quando considero che ad ogni incontro “a distanza” da Lei ho avuto sempre modo di imparare qualcosa.
Ho girato la sua gentile mail all’amico Stefano Crisafulli, che immagino ne sarà lusingato quanto e più ancora di me.
Mi consenta di chiederle un ulteriore regalo: quello di poter pubblicare nel prossimo numero la sua mail, un po’ per far partecipi i nostri lettori delle sue osservazioni, un po’ per assecondare un mio autocompiacimento da “non esigente narciso”, come dice un bel verso di una poesia di Attilio Bertolucci che particolarmente mi è cara.
Con cordialità e con viva riconoscenza
Walter Chiereghin
