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Il patrimonio culturale italiano negli ex libris di Italo Zetti

di Luigi Bergomi e Claudio Stacchi

Trieste, Castello di Miramare

Italo Zetti (Firenze, 1913 – Casore del Monte, 1978), oltre ad essere un ottimo pittore, fu uno dei più significativi e prolifici artisti italiani del Novecento attivi nel campo dell’ex libris, il piccolo e colto segno di proprietà che viene incollato sulle carte di guardia di un libro per testimoniarne il possesso e lasciare un vano messaggio ai posteri. L’ex libris divenne nel tempo anche oggetto di un collezionismo raffinato e mirato: uno dei maggiori studiosi italiani dell’argomento, Enzo Pellai, il “medico dei bambini” come amava farsi chiamare, definì l’ex libris come «… un piccolo foglio di carta che riproduce una vignetta, accompagnata dalla scritta “Ex-Libris”, seguita dal nome della persona o della biblioteca proprietaria del libro su cui è applicato. Esso, quindi, esprime un rapporto personale con il libro: questa usanza è nata in area cristiana ed ha sempre avuto un significato che oltrepassa la semplice attestazione di proprietà, poiché è inscindibile dal contesto culturale che genera il libro; la sua essenza muta con il procedere dei secoli».

Zetti realizzò a partire dal 1930 e fino al 1978 oltre seicento ex libris per i principali collezionisti italiani e stranieri e prese parte con entusiasmo ai vari congressi internazionali dedicati al foglietto succedutisi negli anni. Il suo mezzo espressivo favorito fu la xilografia, che realizzava con una tecnica e delle tematiche del tutto personali e riconoscibili, alternando la figura umana a forme architettoniche e paesaggi. La sua produzione xilografica in bianco e nero o a colori, incisa su legno di filo o di testa, comprende oltre ai numerosi ex libris anche molte illustrazioni per edizioni dedicate ai bibliofili e piccole stampe d’occasione (biglietti augurali, marchi, ecc.).

L’altro protagonista della nostra storia è Ivan Matteo Lombardo (Milano, 1902 – Roma, 1980), influente uomo politico e membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Esperto in materia economica, fu dirigente di azienda dedicandosi principalmente al commercio con l’estero. Dopo gli studi intraprese l’attività giornalistica e fu redattore sindacale de L’Avanti! dal 1920 al 1922. Lombardo fu uno dei protagonisti nella ricostruzione del Partito Socialista durante il periodo bellico dal 1942, svolgendo un ruolo significativo anche nell’ambito dell’attività resistenziale clandestina. Successivamente, ricoprì la carica di Sottosegretario all’Industria e al Commercio nei governi Parri e De Gasperi. Dopo il congresso di Firenze nel 1946, Lombardo assunse il ruolo di Segretario Generale del Partito Socialista di Unità Proletaria. La sua nomina avvenne in modo insolito: al congresso, le correnti interne non riuscirono a trovare un accordo sulla scelta del nuovo segretario e decisero di nominare Lombardo come figura di transizione. Egli, in quel momento, si trovava però a Washington in qualità di sottosegretario al commercio estero e, quando ricevette la notizia, dubitò della veridicità della stessa, pensando che fosse il risultato di un errore di trasmissione. Successivamente Lombardo fu Ministro per l’Industria e il Commercio in due distinti periodi, dal 1948 al 1949 e dal 1950 al 1951. Inoltre, fu Presidente della Triennale di Milano dal 1949 al 1961. Quest’ultimo incarico presso una delle più importanti istituzioni culturali milanesi, ci introduce finalmente all’aspetto di Lombardo che più ci interessa in questa circostanza: quello di appassionato collezionista di libri, manoscritti, stampe, autografi e soprattutto di ex libris, ereditando questa passione dal padre editore musicale e dalla sua carriera giornalistica. La sua biblioteca, composta da migliaia di volumi, rifletteva il suo amore per la cultura scritta. La sua predilezione per gli ex libris, in particolare, probabilmente nacque dall’incontro con il famoso collezionista Gianni Mantero, diventato suo amico. Insieme, frequentarono artisti come Michel Fingesten, Enrico Vannuccini, Franco Rognoni e, appunto, Italo Zetti, ai quali commissionarono un cospicuo numero di opere. Lombardo catalogò scrupolosamente la sua collezione di ex libris, considerata la terza più grande al mondo al momento della sua morte nel 1980.

Trieste, Cattedrale di San Giusto

Fra i numerosi ex libris a nome di Ivan Matteo Lombardo, spicca un gruppo di foglietti dalle caratteristiche del tutto singolari, commissionati ad Italo Zetti nel 1948, proprio in occasione della sua prima nomina a Ministro per l’Industria e il Commercio. Si tratta di una straordinaria serie di ben trentadue piccole xilografie, tutte delle stesse dimensioni (mm 60 x 50), stampate su carta color arancio e raffiguranti scorci caratteristici del nostro Paese. Questa iniziativa potrebbe essere stata concepita da Lombardo, nella sua nuova importante posizione istituzionale, come un modo elegante e indiretto per promuovere, soprattutto tra i collezionisti stranieri con i quali scambiava i propri ex libris, l’immagine dell’Italia attraverso le sue bellezze naturali ed artistiche.

Zetti eseguì le trentadue xilografie fra il 1948 ed il 1950. Seguendo uno schema compositivo comune e grazie alla sua assoluta padronanza della tecnica xilografica, l’artista toscano trova il modo di rappresentare al meglio, in uno spazio molto limitato, il variegato patrimonio culturale della nostra penisola, dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, dalla Lombardia alla Sicilia. Quasi tutte le città principali vengono rappresentate, ma non sempre con l’iconografia più scontata: per Milano, ad esempio, al Duomo vengono preferiti il Castello Sforzesco e la basilica di Sant’Ambrogio, per Roma al posto del prevedibile Colosseo troviamo la fontana del Tritone in piazza Barberini e il tempio dei Dioscuri ai Fori Imperiali.

è significativo, da un punto di vista politico, il fatto che Lombardo abbia voluto includere nella serie anche Trieste, con una veduta del castello di Miramare e una della cattedrale di San Giusto. Il destino della città giuliana, in quegli anni, era ancora incerto: il trattato di Parigi del 1947 aveva infatti appena istituito il Territorio Libero di Trieste, diviso in zona “A”, amministrata dal Governo Militare Alleato, e zona “B”, controllata dalle autorità jugoslave. Furono anni di proteste e disordini, fra cui un attentato nel 1952 e una rivolta nel 1953 che fece registrare delle vittime fra i manifestanti, mentre la diplomazia italiana tentava di rinegoziare gli accordi senza successo. La situazione si chiarì solo il 5 ottobre 1954 quando, col Memorandum di Londra, la zona “A” del Territorio Libero di Trieste passò all’amministrazione civile del governo italiano. La scelta di Lombardo che, in veste di ministro della Repubblica in carica, nel 1948 include la città giuliana nella sua serie di ex libris dedicata alle bellezze d’Italia, rappresenta un segnale politico molto preciso, seppure declinato con il raffinato linguaggio dell’arte.

 

 

Gli altri trenta ex libris