DUE GALLERIE D’ARTE A TRIESTE
Fabia Trotta | Il Ponte rosso n. 102 - aprile 2024 | saggi
Un documentato volume ripercorre le vicende di due importanti Gallerie d’arte triestine. Il ruolo di Spacal, Vecchiet e di Černigoj nei due ambiti
di Fabia Trotta

Lo Scorpione e la TK
Due gallerie a Trieste tra arte e multiculturalità Comunicarte, Trieste 2023
pp. 144, euro 19.00
Con il suo ultimo libro Lo Scorpione e la TK. Due gallerie tra arte e multiculturalità, pubblicato nell’ottobre 2023 da Comunicarte, Lilijana Stepančič, storica dell’arte capodistriana, attiva a Lubiana, dove ha compiuto gli studi universitari, ci offre uno spunto per un’ulteriore riflessione sull’importanza dell’arte quale strumento di aggregazione culturale e sociale in un contesto multietnico come quello triestino.
Avvalendosi della contestualizzazione di Laura Safred che riassume la storia travagliata di Trieste nel secondo dopoguerra, Lilijana Stepančič rievoca l’attività svolta da due gallerie d’arte: “La Galleria dello Scorpione”, nata nella primavera del 1946 a ridosso del Trattato di Pace di Parigi, e “La Galleria TK, Galerija Tržaške knjigarne”, inaugurata nel 1982.
La Galleria d’Arte Moderna dello Scorpione si costituì grazie all’impegno e alla sensibilità di Frida de Tuoni e Dario de Tuoni e si avvalse della collaborazione di Federico Righi, Marcello Mascherini e Dino Dardi. Ma il coinvolgimento di questi ultimi cessò dopo l’allestimento di qualche mostra. Decisivo fu invece l’apporto di Lojze Spacal, che inaugurò, grazie anche alle sue conoscenze, una seconda fase, foriera di sviluppi inediti fino ad allora. Questo nuovo percorso prese l’abbrivio con l’allestimento nel maggio del 1947 della Mostra d’arte contemporanea cecoslovacca. Questa apertura verso artisti dell’Est segnò una svolta in un contesto ambivalente come quello triestino e si protrasse grazie all’influenza di Spacal che, stimato come artista già nel 1947, intratteneva rapporti sia con influenti critici e con teorici dell’arte antifascisti quali Giuseppe Marchiori, sia con gli ambienti artistici e gli organi di governo jugoslavi.
Dar voce ad artisti sloveni, sicuramente doveroso, era estremamente audace e ricco di implicazioni politiche, in un momento storico in cui si discutevano i confini fra Italia e Jugoslavia. Basti pensare che nel luglio del 1945 fu allestita a Trieste la mostra Slovenski primorski umetniki/ Artisti sloveni del Litorale. Tale iniziativa, apparentemente innocua, aveva una forte valenza politica, poiché essa creava le premesse per una possibile rivendicazione da parte della Jugoslavia di quei territori liberati e da cui l’Armata jugoslava si era ritirata suo malgrado sotto la pressione del Regno Unito e degli USA. Come evidenzia la Stepančič, grazie all’allestimento di questa mostra «A Parigi la Jugoslavia avrebbe potuto appellarsi alla mostra quale prova tangibile del fatto che il territorio da essa rivendicato fosse popolato da sloveni, perciò come argomento comprovante la legittimità delle sue rivendicazioni territoriali».

l’artista e inginocchiato, dietro a lui Frida de Tuoni
L’attività della Galleria d’Arte Moderna dello Scorpione si svolse dunque in questo clima innervato da tensioni, ospitando dal 1947 al 1952 nella sua sede di via San Spiridione 12b un fitto numero di mostre, in media una ogni due settimane.
Nel corso degli anni tuttavia, all’interno del gruppo dei promotori della Galleria, si delinearono due atteggiamenti diversi nei confronti dell’espressione artistica. Mentre il gruppo di artisti costituito da Spacal, Černigoj e Saksida sposarono le espressioni del linguaggio artistico internazionale e dello spirito culturale europeo, il gruppo di Hlavaty, Lukežič, Cesar e Grom non rinunciò a immagini dalla connotazione nazionale slovena.
«A prescindere da questa distinzione» precisa la Stepančič «entrambe le posizioni furono tuttavia ugualmente partecipi del processo di demarcazione nazionale, poiché l’appartenenza nazionale era posta al di sopra del linguaggio artistico».
Diverso invece è il momento storico in cui opera la “Galleria TK, Galerija Tržaške knjigarne”,nata nel 1982, in un clima politico modificato. Da tempo infatti, si era ormai risolta la questione dell’assegnazione di Trieste alla Repubblica italiana, nonostante si fossero manifestate nuove tensioni tra le due comunità maggioritarie triestine, originate principalmente da una diffusa insoddisfazione per il Trattato di Osimo e per il relativo allegato economico, insoddisfazione da cui poi conseguì l’inopinata ascesa in termini di consenso elettorale della Lista per Trieste, la nuova formazione politica, che assunse e mantenne per diversi anni un ruolo politico centrale nell’amministrazione cittadina.

Il Trattato di Osimo firmato nel 1975 tra Italia e Jugoslavia sancisce dunque la definizione delle frontiere delineate dal Memorandum di Londra del 1954 e promuove «un accordo generale per la cooperazione economica, tecnica e scientifica con la previsione di una zona franca doganale italo-jugoslava sul Carso […]» ma, continua la Safred, mentre dopo il 1991 il trattato rimane in vigore tra l’Italia e i nuovi stati nati dalla dissoluzione della Jugoslavia, l’accordo economico allegato, che prevedeva l’istituzione di una zona franca industriale sul Carso triestino non entrerà mai in funzione.
In questo clima, la nascita della Galleria TK (e la successiva sua durata in attività che si estese per oltre dieci anni, fino al 1993) rispose al desiderio trentennale delle artiste e degli artisti della comunità slovena, che, dalla chiusura nel 1952 della Galleria dello Scorpione, erano rimasti privati di un loro autonomo spazio espositivo. Che tale spazio poi, si trovasse all’interno della Libreria triestina di via San Francesco 20, agevolava sia la gestione della TK da un punto di vista amministrativo sia la sua funzione da un punto di vista culturale. Lo spazio comune infatti, favoriva – come osserva la Stepančič – «l’unificazione di due tipi di fruitori culturali, quello librario e quello artistico». Grazie al suo ideatore, Franko Vecchiet, artista affermato egli stesso, la TK rivestì un ruolo di avanguardia, poiché all’arte veniva assegnata una valenza sociale. «Essa vi era concepita come costruttrice della società e non solo come un riflesso delle sue caratteristiche». In tal senso fu determinante anche l’influenza che Avgust Černigoj, decano degli artisti d’avanguardia triestini, ebbe su Franko Vecchiet.
Oggi possiamo affermare, come conclude la Stepančič, che la TK è stata un’importante istituzione in campo artistico, il cui merito principale è stato quello di coltivare la coscienza nazionale e l’autoconsiderazione della comunità slovena del Friuli-Venezia Giulia attuando una politica multiculturale.
E attuare una simile politica in una città confinaria come Trieste, dove, per usare le parole di Tomizza, nel «confine, naturale e forzato come tutti i confini, la linea di frontiera scende a dividere soprattutto le coscienze», è stato un atto di coraggio da perseguire e da non dimenticare.
