VERSI DI MARINA TOROSSI TEVINI

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di Roberto Dedenaro

Marina Torossi Tevini
Anatomia di un tramonto Campanotto, Pasian di Prato 2024
pp. 74, euro 12,00

Se non sbaglio i conti credo questo sia il quattordicesimo libro pubblicato da Marina Torossi Tevini, per la maggior parte scritti in prosa con una propensione per il saggio, per un uso della letteratura come scandaglio di problemi e situazioni, non tanto personali quanto collettivi. Faccio queste affermazioni con sicurezza perché i libri di Marina Torossi li ho letti praticamente tutti e tanti ne ho presentati. Come detto, la Tevini scrive soprattutto in prosa e da molti anni non pubblicava un testo in poesia, anche se le poesie qui raccolte coprono un lungo arco di anni, testimoniando un interesse mai sopito per il verso.

Ritengo che Anatomia di un tramonto sia un libro fondamentalmente novecentesco nei contenuti e, se vogliamo, anche nella forma, fin dal titolo con esplicito richiamo sprengleriano. Da un rapido sguardo ai titoli delle sezioni che lo compongono, Infiniti e quotidiani, Aspettando i barbari, L’inverno del millennio, Rien ne va plus, Funamboli, Il tempo oscillante, Aforismi, elenco non proprio carico d’allegria, capiamo chesbaglierebbe chi cercasse in questi versi qualche incanto lirico, il tramonto qui evocato è quello della cultura occidentale che si sovrappone, con qualche discrezione, a un veloce passare degli anni anagrafico. Insomma, il filo rosso conduttore del libro è quello di un mondo che va verso una possibile catastrofe e dell’insufficienza della cultura occidentale ad evitarla, anzi è l’insufficienza della sua stessa strumentazione a causarne l’inadeguatezza e che questo pensi l’autrice ce lo dice pure il fatto di aver posto in apertura una sorta di traduzione-rifacimento del canto d’amore di A.J. Prufrock, di T.S. Eliot, un testo che inaugura il Novecento in poesia, contenente una delle più note critiche al benpensantismo dei salotti borghesi dove le donne vanno e vengono talking about Michelangelo.

In quest’ottica non sorprende nemmeno l’omaggio a Lawrence Ferlinghetti, uno dei più importanti esponenti della beat generation, che potrebbe apparire a prima vista lontano dai garbati mondi di Marina Torossi Tevini, ma in effetti non lo è. Così anche la dimensione personale, soggettiva, conosce dei continui ripensamenti, delle andate e dei ritorni. Elio Grasso, nella sua bella prefazione, parla dell’autrice come di una donna che «conserva le proprietà delle zone di frontiera: lucidi sguardi e gambe forti, essenziali alla sopravvivenza». In una delle liriche che scandiscono le linee guida di questa raccolta, in una sorta di confessione orgogliosa si dice: «Mi manca il tempo oscillante/ il tempo che ti ravvolge da un lato/ il tempo fatato/ che ha un suo centro/ e non ha precisione/ il tempo minuto-eterno/ o eternità minuto/ del tempo minuto/ non so che fare//».

Volendo trovare una formula un po’accattivante potremo dire che Anatomia di un tramonto è un libro ossimorico dove tutto oscilla fra l’affermazione e il suo contrario, ma non per una sorta di confusione permanente, ma piuttosto per un ondeggiare fra rassegnazione e slancio, fra pessimismo e bisogno di tenere aperti dei varchi, con il rimpianto, come abbiamo visto, per il tempo in cui era più semplice ondeggiare fra il sogno e il reale e uno sembrava alimentare continuamente l’altro. Questo bisogno di dire la propria opinione non si ferma nei limiti della raccolta di poesie ma arriva diritto alla prosa che compone un’ultima sezione di Aforismi, che chiude il volumetto. È quindi anche un viaggio formale che l’autrice fa compiere al lettore, confrontandosi con alcuni grandi, assumendone alcune caratteristiche, l’incedere anaforico della beat generation, ad esempio, per giungere, oplà, alla prosa breve, di sabiana memoria. Nelle cinque sezioni in cui il libro è diviso, quella degli Aforismi non è delle più lunghe ma forse quella che meglio condensa uno spirito anche umoristico, che forse nella poesia si nasconde un po’. Non so se lei sia d’accordo, ma mi sembra questa sia la miglior raccolta di poesia di Marina Torossi Tevini, in cui l’autrice ha raggiunto un equilibrio fra temi e forma che non tutti e non sempre raggiungono.