ALTRI VERSI DI GIORGETTA DORFLES

| |

di Roberto Dedenaro

Giorgetta Dorfles
Dissonanze. Nella cornice della natura Battello Stampatore, Trieste 2026
pp. 120, euro 16,00

Dissonanze nella cornice della natura è la terza raccolta di poesie di Giorgetta Dorfles, che dopo un passato dedicato maggiormente alle arti visive, cinema fotografia e alla scrittura giornalistica, si è progressivamente avvicinata alla scrittura creativa in prosa e in poesia.

Essendo la terza raccolta poi, come abbiamo detto, si possono notare dei cambiamenti, delle nuove rotte di quelle che quasi sempre un autore compie nell’arco di quel qualcosa che potremmo chiamare il percorso di una carriera. In questo caso, se possiamo osservare la permanenza di certi temi, come i rapporti famigliari, il rifiuto di alcuni aspetti della società di massa contemporanea – c’è una vera invettiva contro le mega navi da crociera, – è dal punto di vista formale che possiamo notare i cambiamenti, a parer mio, più notevoli: la scrittura si è fatta più fluida, la versificazione più musicale, anche grazie al diffuso ricorso della rima; il clima insomma è più disteso. Interrogata in proposito l’autrice, con inalterato understatement, sostiene che l’artefice di questo cambiamento sia in primo luogo la sua analista, più che un disegno retorico preciso, anche perché la stessa Dorfles tende ad attribuire il lavoro del poeta più a momenti d’ispirazione inattesi, che a un disegno predeterminato. È un’idea della scrittura che mi lascia poco convinto e che, secondo me, si contraddice con l’architettura stessa del suo libro. Dissonanze è infatti una silloge divisa in otto parti, ognuna con il suo bel titolo: Intelaiatura nascosta, Rivalsa, Scoramento, Lancia in resta, Rimpianto, Congedi, I colori del cuore, Contrasto.

Come si può dedurre i titoli delle singole sezioni, composte da un minimo di cinque ad un massimo di sette testi, si riferiscono a qualcosa di simile ad uno stato d’animo dell’autrice, disposti a formare una sorta di climax dal negativo al combattivo/positivo, in cui Intelaiatura nascosta funge da introduzione. Ogni sezione è introdotta da un’immagine fotografica, principalmente alberi o rami che per una particolarità cromatica si staccano dal fondo forestale a cui appartengono. Un insieme ben organizzato, attraverso cui Dorfles con la sua versificazione priva di vertigini d’avanguardia, che guarda più a Leopardi che non a Sanguineti, per capirci, con uno stile quasi colloquiale, da racconto, in cui le citate rime donano, a volte, un retroterra ironico abbastanza nuovo nella scrittura in poesia di quest’autrice.  Un esempio tratto proprio dalla sezione Lancia in resta potrebbe essere questo tratto da La prima mela: «Una mela al giorno/ leva il medico di torno/ era questa la ricetta/ che garantiva la salute. / Una donna al giorno/ a casa non fa ritorno:/ è il nuovo ritornello/ della nostra società/…»un’ottava, uno degli insiemi più noti alla letteratura italiana, quasi tutta a rime baciate, per denunciare, invece, la drammaticità della cronaca quotidiana. Oppure nella lirica Scorta, sezione I colori del cuore leggiamo: «Quella sorta di Cammello/ reggendo due borse/ che la schiena curvano/ di fatica/ ti segue mansueto/ arrancando dietro/ al tuo passo fiero:/ mai una carezza/ un gesto gli degnasti/ di gratitudine/ convinta del tuo ruolo/ di femmina di lusso/ degna di una scorta/ di tal fatta./».

Un tono pariniano per tornare all’autoanalisi dei propri atteggiamenti, dei propri rapporti con gli altri che, come già segnalato, è un tema forte della scrittura in poesia della Dorfles. Così sulle asperità su cui s’incagliano i nostri sentimenti, per una volta non s’incaglia la nostra lettura e questo libro apre anche interessanti prospettive su ciò che potrebbe essere il prossimo lavoro di Giorgetta Dorfles, anche sviluppando il rapporto tra scrittura e immagine, già presente nelle altre raccolte e che forse meriterebbe una ancora maggiore attenzione. Siamo quindi di fronte ad un prodotto raffinato, dalla scrittura limata, che ancora una volta, come molta della produzione letteraria contemporanea ci chiede di guardare fuori e dentro di noi contemporaneamente e crede che la natura sia il nostro termine di paragone più necessario.