ANNAMARIA DUCATON
Il Ponte rosso n. 123 - febbraio 2026 | Ricordo
Si è spenta nei primi giorni di febbraio la pittrice triestina Annamaria Ducaton, sulla soglia dei suoi novant’anni, dopo una vita intensamente dedicata soprattutto alle arti figurative, seguendo una vena surrealista che si manifestò dopo un primissimo periodo post cubista.
Fuggita con la madre da Trieste per scampare alle persecuzioni razziali durante l’occupazione nazista della città nel 1944, trovò rifugio nella villa di campagna dei nonni paterni a Maniago, nell’alto Friuli, dove poi trascorse l’infanzia e buona parte dell’adolescenza, in una simbiosi perfetta con la madre, attrice di teatro, di cinema e cantante lirica, che favorì le inclinazioni artistiche dei figli, esortando Annamaria allo studio della musica e poi della pittura.
Dopo la prematura scomparsa del padre Guido, iniziò a Trieste lo studio della pittura. Fu allieva di Alice Psacaropulo, a sua volta allieva di Felice Casorati e, successivamente, di Nino Perizi alla Scuola del Nudo del Museo Revoltella.
Già all’età di 18 anni espose in collettive nella sua città e in regione. Lavorò inoltre per la Ceramiche S. Polo di Venezia e partecipò giovanissima all’XI Triennale di Milano. Espose pannelli di arredamento interno e si cimentò anche nel campo della grafica pubblicitaria.
cm.50×70, 2012
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, operò una netta scelta per l’arte figurativa, che rimase sempre fortemente influenzata dai personali interessi musicali e letterari che la sospinsero verso la creazione di cicli pittorici influenzati dalle letture (La donna del mare) o dall’incontro con la musica, in particolare con quella di Gustav Mahler.
Dal punto di vista letterario si è formata frequentando vari intellettuali triestini. Autrice di raccolte di versi e racconti, raccolse inoltre nel volume Amiche mie carissime ventisei interviste ad altrettante donne protagoniste della cultura triestina.
È stata anche organizzatrice di eventi artistici in cui interagirono arte, musica, letteratura. Collaborò saltuariamente con vari periodici, tra i quali Trieste Artecultura.
Negli ultimi anni si adoperò per collocare alcune opere che erano rimaste di sua proprietà in modo da salvaguardarne l’integrità soprattutto quando i dipinti erano pensati e organizzati non singolarmente ma inseriti in un ciclo, Tra le più rilevanti di queste donazioni va segnata senz’altra quella in favore del Sistema museale d’Ateneo dell’Università di Trieste, cui ha destinato – nel centenario dell’istituzione – il ciclo intitolato La donna del mare, articolato in ventotto opere, attualmente custodite nei locali della sede goriziana di Via Alviano.
