ARCHITETTURE: CONFRONTI AI CONFINI
fotografia | Il Ponte rosso n. 118 - luglio/settembre 2025 | Paolo Cartagine
Una mostra fotografica a Trieste analizza interventi architettonici dalle origini del Novecento ad oggi sui due lati della linea di confine
di Paolo Cartagine
Trieste, 1924-28
arch. Arduino Berlam
foto R. Conte
Al Magazzino delle Idee a Trieste è visitabile fino al 12 ottobre 2025 la mostra fotografica Le affinità di confine: architetture tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, ovvero Sosedske sorodnosti: arhitektura med Furlanijo Julijsko Krajino in Slovenijo, dove sono esposte immagini appositamente scattate per l’occasione da Roberto Conte e Miran Kambič.
La finalità: esplorare i linguaggi architettonici sviluppatisi tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia dall’inizio ‘900 ai giorni nostri, in territori separati da confini mutevoli che, nel tempo, hanno registrato stratificazioni storiche, culturali e politiche talvolta in consonanza, altre volte su fronti opposti come negli anni della cortina di ferro, considerato che nel tempo si sono susseguiti organizzazioni statuali e regimi economico-finanziari alquanto diversi, se non addirittura antitetici.
La rassegna – che nasce da una proposta di Guido Comis dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia (ERPAC) e che è curata da Luka Skansi e Paolo Nicoloso – rientra nella programmazione di GO! 2025&Friends per celebrare Nova Gorica-Gorizia Capitale Europea della Cultura.
L’iniziativa si focalizza su una lettura comparata di significative strutture esistenti, mettendone in risalto, sotto diversi profili, affinità, differenze e contaminazioni.
Il conseguente percorso visivo si articola in “dittici” ottenuti accostando le foto di oltre una cinquantina di coppie di manufatti costruiti nei due Paesi, coerentemente raggruppati per epoca, tipologia e funzione, oltre a ulteriori foto di completamento e supporto.
L’itinerario temporale è suddiviso in tre precisi intervalli: 1900-1945, 1945-1991 e dal ’91 ad oggi, per cui, partendo dagli ultimi anni dell’epoca austro-ungarica, si attraversa il periodo tra le due guerre, e poi quello della Jugoslavia socialista e dell’Italia repubblicana nei decenni dal secondo dopoguerra fino alla caduta del Muro di Berlino e alla nascita della Repubblica Slovena.
In linea con gli obiettivi generali di GO!2025 Conte e Kambič non si sono limitati a fotografare nei rispettivi territori di riferimento: Conte ha realizzato immagini sia in Italia che in Slovenia, e reciprocamente dicasi per Kambič, quasi a sottolineare la permeabilità del confine e la continuità degli approcci reciproci attuati in questa campagna.
Lubiana, 1929, arch. Vladimir Šubic
foto R. Conte
Sotto il profilo tipologico, ci si trova al cospetto di un panorama variegato di edifici di abitazione o destinati a uffici e istituzioni, di strutture industriali, di opere pubbliche, di edifici di culto e scolastici, di opere di regimazione dei corsi d’acqua, di ponti stradali e di molto altro ancora (afferenti in prevalenza alla committenza pubblica) per rimarcare l’indissolubile legame e le reciproche interrelazioni del trinomio territorio-uso del suolo-costruzioni antropiche.
Tutti i dittici sono accompagnati da didascalie che consentono di individuare la localizzazione dei manufatti, gli autori degli inerenti progetti e delle foto, il periodo di realizzazione e le caratteristiche esteriori salienti delle costruzioni stesse, caratteristiche che derivano in primis dalle funzioni previste per le varie opere e dalle connesse opzioni costruttive.
Nella fase di ripresa, Conte e Kambič hanno scelto di agire per lo più in giornate di cielo terso e di sole pieno lavorando con luce direzionale per far risaltare, tramite i giochi luce-ombra sulle facciate degli edifici, la texture dei diversi elementi costruttivi utilizzati.
Ma anche per indagare in tal modo il disegno delle decorazioni, i particolari materici e i colori dei materiali impiegati e, dunque, documentare mode, tendenze e stili del momento, coniugati e declinati in maniera originale e personalizzata dai diversi progettisti a suo tempo coinvolti. In tal senso, sono esemplari le immagini della Biblioteca Nazionale di Lubiana in cui risalta il design del prospetto principale in mattoni a faccia vista e pietre grezze.
Trieste, 1955-59
arch. Gino Valle
foto M. Kambič
Ulteriore questione non di poco conto concerne la strumentazione ottica e i punti di osservazione-ripresa specie negli spazi aperti che, assieme alle correlate modalità operative a cui i due fotografi hanno fatto ricorso, permettono altresì di apprezzare la cura, la sapienza, l’abilità e la manualità del costruire, constatabile per tutte le strutture analizzate e specie per quelle più datate.
Sono immagini che, in generale, privilegiano la visione prospettica rinascimentale tradizionale − come per il dittico Palazzo Aedes, Trieste, 1924-28, arch. Arduino Berlam/Grattacielo, Lubiana, 1929, arch. Vladimir Šubic − quando le “distanze di ripresa” sono sufficienti a evitare nelle foto le cosiddette “linee verticali cadenti”, le quali alterano inevitabilmente la raffigurazione fotografica delle facciate degli edifici che si spingono in altezza rispetto al suolo. Una soluzione operativa applicata anche per le foto dell’edificio centrale dell’Università degli Studi di Trieste (progetto Fagnoni-Nordio, 1938-’50) e quello della Biblioteca Universitaria Nazionale di Lubiana (progetto J. Plečnik 1932-’41).
La scelta “a monte” di fotografare sempre in condizioni di “luce direzionale” ha altresì il pregio di porgere una chiara lettura, sulle foto, dei rapporti volumetrici fra pieni e vuoti dello “spazio costruito” e della tridimensionalità delle strutture inquadrate, una resa grafica non ottenibile in condizioni di “luci diffuse” con cielo coperto.
Inoltre, per restituire cenni del contesto con cui i vari manufatti prescelti interagiscono, ci sono immagini che inquadrano con margini più o meno ampi rispetto al soggetto considerato, come per il dittico Torre Vriz, Trieste, 1955-59, arch. Gino Valle/Complesso Ferantov vrt, Lubiana, 1964, arch. Edvard Ravnikar.
Lubiana, 1964
arch. Edvard Ravnikar
foto M. Kambič
In maniera analoga, è confezionato il dittico del Complesso scolastico di Polcenigo, progetto “Studio Elastico” 2012/Asilo Pedenjped, Lubiana, 2013-’18 progetto M. Ivanič, A. Planišček, A. Intihar, U. Habič.
Per completezza, va altresì sottolineato che le didascalie della mostra e del catalogo (stampato per i tipi di Gaspari Editore, redatto in italiano e sloveno, e che ospita fra l’altro un contributo di Roberto Cescon sui “dittici sloveni e friulani”) sono corredate da brevi ma esaustivi testi-cornice di inquadramento informativo, che si rivelano utili per l’afferente contestualizzazione territoriale e storica, e per la comprensione dell’evoluzione architettonica del periodo considerato.
Conclusivamente, dalle immagini e dalla loro collocazione emerge una sorta di sistematico contrappunto fatto di connessioni, divergenze e memorie condivise, di specificità locali e influenze transnazionali, di parallelismi senza intersezioni e di sperimentazioni senza coincidenze quasi a sottolineare la labilità e la permeabilità dei confini culturali.
Ne scaturisce così un’immediata possibilità di confronto critico-analitico che coinvolge e sollecita i visitatori in un viaggio immersivo che attraversa una parte della storia di questa porzione d’Europa.
