BOGDAN GROM: RITORNO A TRIESTE

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Una carriera d’artista di straordinaria qualità e versatilità, in parte europea e in parte dall’altra parte dell’Atlantico

Pubblicata una monografia sull’artista dovuta a Jasna Merù, che ha curato la collezione dovuta alla generosa donazione degli eredi in favore della Fondazione CRTrieste

di Walter Chiereghin

Bogdan Grom davanti a un suo batik pittorico

La parabola artistica di Bogdan Grom (1918-2013) ne fa uno dei più significativi artisti della seconda metà del Novecento triestino, per la versatilità del suo impegno che ha spaziato tra pittura, grafica, scultura, design, illustrazione e nelle arti applicate, lasciando in ciascuno di questi ambiti un’impronta fortemente personale e rivelatrice di un’inesausta ricerca che si è innestata su una formazione fortemente ancorata alle sue origini triestine, slovene, italiane e mitteleuropee.

Una formazione decisamente atipica per un artista, iniziata con il suo primo accesso alle elementari, dove non soltanto trovò, a causa della riforma Gentile del 1923, una scuola che parlava in una lingua che non era la sua, ma addirittura dove lo chiamavano con un nome forzosamente italianizzato, che traduceva l’originale sloveno Bogdan in un Diodato mai prima udito. Ma già prima di varcare la soglia della scuola di Barcola il piccolo scolaro aveva acquisito le prime nozioni di disegno, grazie soprattutto all’interesse per l’arte del padre Miro, collezionista d’arte in proprio e per la banca in cui lavorava e pittore dilettante egli stesso, che favorì l’interesse spontaneo del bambino e poi dell’adolescente. Gli anni della sua formazione scolastica furono quasi sempre trascorsi lontano dal natio borgo carsico di Devincina, seguendo le destinazioni lavorative del padre, direttore di banca, trasferendosi con la famiglia a Praga – dove rimasero per un anno e mezzo – a Zagabria, dove Bogdan compì gli studi medi, quindi a Subotica, in Serbia, dove frequentò il liceo, per concluderlo infine a Lubiana, dove si diplomò, ormai saldamente in possesso di competenze linguistiche che gli consentivano di esprimersi correttamente quantomeno in sloveno, italiano, boemo e serbo-croato. Avrebbe voluto frequentare un’Accademia d’arte, ma su pressione del padre si iscrisse a Giurisprudenza, che frequentò per tre anni tra Lubiana e Belgrado. Dopo una breve detenzione per motivi politici prima a Lubiana e quindi a Trieste, fu inviato a Perugia per un periodo di domicilio coatto e fu nel capoluogo umbro che frequentò finalmente, per due anni, l’Accademia di Belle Arti perugina, completando il ciclo di studi accademici a Roma e finalmente a Venezia, dove conseguì il diploma.

Jasna Merkù
La collezione Grom
della Fondazione CRTrieste
Fondazione CRTrieste. 2006
pp. 130, senza indicazione del prezzo

Dopo la guerra si trasferì a Ptuj, in Slovenia, dove iniziò ad insegnare materie artistiche nelle scuole, attività cui si dedicò volentieri anche in anni successivi. Riprese ad esporre, tornando nel 1949 sul territorio triestino con una personale alla mitica galleria dello “Scorpione”, che ottenne «un notevole successo di pubblico e di vendite. In questo contesto nacque un sodalizio con altri artisti triestini dell’epoca, tra cui era il più giovane. Fu anche tra i promotori dell’Art Klub a Trieste, associazione di artisti impegnati a trovare nuove opportunità espositive» (J. Merkù). Ma la stagione triestina di questo artista – triestino per così dire “d’esportazione” – era destinata a durare poco, e ad interrompersi bruscamente nel 1957, allorché Grom decise di partire per l’America, attrattovi dall’offerta del Consolato degli Stati Uniti di Trieste che gli proponeva una docenza trimestrale a New York. Là trovò un ambiente lavorativo ed artistico estremamente dinamico e ricettivo che trasformarono quei tre mesi in un intervallo temporale che durò invece fino alla fine dei suoi giorni, consentendogli di dare spazio alla sua versatile creatività tra continui successi in tutti i settori in cui essa si manifestò per oltre mezzo secolo. «Fu un artista a tutto tondo che si affermònell’ambito delle arti applicate e in quello artistico. L’America rappresentò per lui la libertà di esprimere il suo estro creativo e i contenuti in cui credeva, legati ai valori prettamente umanistici» (ancora Jasna Merkù).

Impresso nell’oblio
cut out di carta, cm. 78,8×68,3

Benché non fossero mai del tutto interrotti i rapporti di Grom con il territorio giuliano, è evidente che un’assenza così prolungata negli anni lo avesse collocato a Trieste in una posizione decisamente marginale, con occasioni espositive limitate ed episodiche e inoltre per lo più ospitate in ambienti della comunità slovena. Perché l’artista occupasse il posto che gli spettava, nonostante la lontananza, si dovette attendere la felice iniziativa di un’importante collettiva di autori sloveni del territorio, voluta dalla Giunta Cosolini ed ospitata al Salone degli Incanti tra l’aprile ed il giugno del 2012, “Orizzonti dischiusi / Razprda obzorja”, quando finalmente diverse opere di Grom furono affiancate a quelle di numerosi autori triestini, assieme a Bambič, Černigoj, Mušič, Palčič, Pilon, Saksida, Spacal, Vecchiet e molti altri. Pochi mesi dopo, nel dicembre del 2012, voluta dalla presidente della Provincia Bassa Poropat, una grande personale curata dallo stesso artista richiamò al Magazzino delle Idee un folto pubblico. Al margine della manifestazione, Grom volle donare venticinque opere all’allora Provincia di Trieste, successivamente confluite nel patrimonio di ERPAC della Regione Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un insieme prezioso che comprende lavori fondamentali degli esordi, testimonianze della stagione triestina e della maturità americana, fase in cui l’astrazione simbolica di Grom raggiunge una delle sue espressioni più alte.

Carnevale, arazzo in lana, cm. 144,5×211,5, 1988

Dopo la scomparsa dell’artista, un’altra donazione, stavolta alla Fondazione CRTrieste, dovuta alla generosità di Nina Woodrow, compagna di vita dell’autore, che ha ottemperato così alla volontà dell’artista, da sempre legato a Trieste, anche nei lunghi anni della sua permanenza negli States. Si tratta di un importante corpus di opere e documenti rimasti nella disponibilità degli eredi nella sua casa nel New Jersey: si tratta di 313 pezzi, suddivisi in: 41 dipinti di diversa tecnica, 74 sculture di varie dimensioni, 58 opere di grafica, 49 cut out (stratificazioni su carta), 11 arazzi in lana, 15 disegni, 29 riproduzioni fotografiche, 35 libri.

La Fondazione ha opportunamente affidato alla storica dell’arte e artista a sua volta Jasna Merkù la catalogazione e la curatela di questa importante collezione, parzialmente presentata al pubblico assieme alla collezione dell’ ERPAC in occasione di una mostra monografica sull’opera di Grom allestita a cavallo tra il 2025 e quest’anno ancora al Magazzino delle Idee col titolo “Temporary Grom. Bogdan Grom e le donazioni”, curata dalla stessa Merkù e, per l’ente regionale, da Vanja Strukelj,

Jasna Merkù è inoltre autrice di un volume monografico che sarà presentato al pubblico nel prossimo mese di marzo, La collezione Grom della Fondazione CRTrieste, edito ovviamente dalla stessa Fondazione, che fornisce un’immagine completa ed accurata della biografia e del percorso artistico dell’autore triestino, integrandola con un catalogo completo delle opere e con un’accurata ricostruzione delle esposizioni personali e collettive e della bibliografia che lo riguarda.

Sulla cima, acciaio dipinto, sei sculture, cm. 6x21x25 ca.,  cadauna, 1998