BRUNO CROATTO A UDINE
Il Ponte rosso n. 119 - ottobre 2025 | mostre in regione | Walte Chiereghin
Soprattutto – ma non solo – acqueforti dell’autore triestino riemergono da una collezione privata costruita negli anni con appassionata intelligenza
di Walter Chiereghin
acquaforte, 1908
La Galleria e Casa d’aste Artesegno di Udine, da oltre tre decenni attiva nel collezionismo, nella consulenza e nell’investimento in arte, ha ospitato, dallo scorso 27 settembre all’11 ottobre una mostra dedicata all’artista triestino Bruno Croatto (Trieste, 1875 – Roma, 1948). L’esposizione ha presentato numerose opere, in gran parte acqueforti, provenienti dalla ricca collezione privata di Danilo Della Valentina, che include alcune opere uniche, anch’esse presenti in questa occasione udinese. Tuttavia il nucleo centrale tanto della mostra che della collezione, è costituito dalle incisioni «un corpus che per qualità e numerosità sarebbe un fiore all’occhiello per qualsiasi gabinetto della grafica», come afferma Enrico Lucchese in un suo saggio pubblicato nel raffinato catalogo edito da Mymonkey edizioni di Bologna, presentato al pubblico nel giorno dell’inaugurazione dell’evento espositivo. La collezione ha finora raccolto oltre centocinquanta incisioni, più della metà dell’intera produzione del Maestro triestino – del quale risultano censite duecentoventi grafiche – che, secondo documentazioni in suo possesso, superano la cifra complessiva di trecento, come ci ha informato lo stesso collezionista, presentando la sua raccolta nel numero 118 del Ponte rosso, in una testimonianza che racconta la genesi e lo sviluppo del suo impegno.
acquaforte, puntasecca e acquatinta, 1920
La produzione grafica di Croatto, discretamente apprezzata dal pubblico borghese fin dagli anni in cui l’autore era in attività, si sviluppò prevalentemente nel periodo compreso tra il 1908 e il 1924; negli anni successivi l’autore produsse ancora, ma solo saltuariamente, qualche incisione, per cui si può affermare che la gran parte della sua produzione grafica prese forma nel citato intervallo temporale.
Risale al suo periodo orvietano la sua iniziazione alle tecniche incisorie che assunse in seguito un ruolo importante nel suo percorso artistico come pure nel suo successo commerciale. Il titolo di un volumetto uscito pochi mesi dopo la scomparsa dell’artista, sollecitato pare dalla vedova, Igea, modella d’elezione, Bruno Croatto pittore acquafortista (Danesi in via Margutta, Roma 1949) rende esplicita fin dal titolo la considerazione dell’importanza attribuita alla grafica nel complesso della produzione dell’artista, anche nella cerchia a lui più vicina.
acquaforte, puntasecca e acquatinta, senza data
Un’autentica chicca tanto della collezione quanto della mostra è costituita dalla prima opera calcografica prodotta da Croatto, l’Opus numero 1 tiratura 1/25, firmata e datata 1908, una piccola acquaforte che rappresenta un’idilliaca veduta delle fonti del Clitumno, cantate e rese celebri nelle sue Odi barbare dal Carducci, scomparso solo pochi mesi prima della stampa di quel lavoro d’esordio, che aveva i suoi antefatti nell’interesse riservato al sito fin dal secolo XVIII da alcuni paesaggisti del Gran Tour, tra i quali il gallese Richard Wilson o il francese Jean-Baptiste Camille Corot.
Anche nella selezione di opere proposte nella mostra di Artesegno è possibile intravedere l’impegno figurativo articolato assicurato da una impegnativa ricerca che ha fissato sulla carta una quantità di scorci architettonici di molta parte dei territori esplorati dall’artista nel corso della sua vita e della sua carriera, dall’area giuliana, concentrata sulla città natale – si veda la cattedrale di San Giusto riportata in copertina di questo fascicolo, con l’aggiunta di un intervento all’acquarello di un tricolore che garrisce al vento dalla cella campanaria – ma anche da località della costa istriana e della Dalmazia, interessando poi con numerose reiterazioni calli, canali, architetture e campielli veneziani, e poi ancora località dell’Italia centrale, tra Umbria e Toscana, fino alla Sicilia e naturalmente Roma. Sfogliando il ricco Regesto della raccolta riportato nel catalogo è possibile ripercorrere, con Croatto e col suo ammirato collezionista, un autentico Gran Tour del Belpaese ritratto in suggestive angolature che talvolta riguardano la monumentalità di palazzi, chiese e rovine dell’antichità classica e in altri casi colgono la poesia di dettagli, isolandoli in scorci di incantato lirismo, cui l’uso sapiente del chiaroscuro conferisce ulteriore pathos che sollecita l’emozione di chi è destinatario del suggerimento estetico dell’artista.
Né si limita alla sola paesaggistica l’opera complessa della grafica di Croatto, che si allarga al ritratto, come nel caso della moglie o in quello del Maestro Pietro Mascagni, acquaforte e puntasecca del 1940, di non comune vigore espressivo. E ancora in opere di fantasia, che prescindono da un’adesione naturalistica al percepito per esplorare paesaggi e figure in questo caso del tutto interiori, com’è per la Crocefissione, del 1923, o il coevo Funerale di San Simone Stilita, o ancora nel singolare I Re Magi, dove i bizzarri protagonisti sono ritratti nell’intento di cavalcare, alla volta di Betlemme, un elefante, un dromedario e una zebra.
Una considerazione complessiva che si può ricavare dalla visita a questa mostra e soprattutto dalla lettura del relativo catalogo suggerisce con decisione una valutazione circa la meritoria trentennale attività di ricerca di Danilo Della Valentina, che non si è limitata al bulimico accumulo delle opere acquisite, ma che si è allargata in un’intelligente costante ricerca di identificazione dei luoghi rappresentati (la generalità dei lavori non hanno titolo né riportano un’indicazione del soggetto), ma anche nella ricerca di fonti documentali, arricchendo soprattutto con il catalogo la bibliografia dell’artista, mediante indicazioni che «fanno apprezzare in forma finalmente monografica un capitolo creativo rimarchevole finora analizzato, nonostante la comprensione dell’indubbio valore, in subordine all’opera pittorica e con una certa frammentarietà, e ultimamente rivisto all’interno di sillogi grafiche, pur di primo piano, dove Bruno Croatto risulta essere una voce tra le molte indagate» (ancora Enrico Lucchese).
Peccato che istituzioni pubbliche, in particolare il triestino Museo Revoltella, non abbiano pensato di celebrare nel 2025 i 150 dalla nascita di Croatto con una mostra, approfittando della generosa disponibilità del collezionista.
