Milano di carta

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Milano letteraria, una guida “turistica” su misura per questi viaggiatori stravaganti che siamo noi lettori

di Luisella Pacco

 

Io amo Roma di autentica passione, un trasporto amoroso che non si spegne nemmeno davanti ai numerosi difetti. Il caos, le buche, l’immondizia, la chiassosa villania di molti dei suoi abitanti… Poi però, basta la luce (la sua luce, che è tutta particolare), o una stradina ferragostana senza un’anima in giro, o un nasone al quale bagnarmi i polsi e rinfrescarmi la fronte, ed ecco che mi squaglio di tenerezza.

Se le città si potessero paragonare a tipi di donna, Roma sarebbe prepotentemente bella, eppure volgare, appariscente, inelegante nel suo splendore esagerato. Poi ci sono le altre: quelle dal fascino discreto, non subito riconoscibile, lento, sottile, fatto di gesti, dettagli. Bisogna frequentarle, parlarci a lungo, ascoltarne la voce. Seducono in un modo più fine, maturo, intelligente. Un tipo di donna come questo potrebbe rappresentare Milano.

Solo l’anno scorso, Milano mi è apparsa come mai prima. Ci ero passata altre volte, ovviamente, nella mia vita. Ma sempre di fretta: per una premiazione, un appuntamento, di corsa da e per l’aeroporto… Pura necessità. Mai ho avuto il reale interesse di conoscerla veramente.

L’anno scorso, invece, mi sono fatta prendere per mano da Dino Buzzati. Ho seguito le tracce della sua vita, del suo lavoro, e del suo romanzo più milanese, Un amore. Sono andata in cerca di dove vivesse la sfuggente Laide, di dove la accompagnasse il disperato Antonio.

Quest’anno, desiderando rifare una cosa analoga ma più ampia e strutturata, mi sono chiesta se esistesse già bell’e fatta una pubblicazione sulla Milano letteraria, una guida “turistica” su misura per questi viaggiatori stravaganti che siamo noi lettori.

E ho scoperto l’esistenza di questa collana, Le città di carta, delle edizioni Il Palindromo di Palermo. Diretta da Salvatore Ferlita e Fabio La Mantia, ha “come obiettivo la mappatura letteraria delle città: percorsi tematici attraverso i romanzi che hanno innalzato il paesaggio urbano a protagonista della narrazione”.

Dal 2013 ad oggi sono usciti i volumi dedicati a Palermo, Catania, Roma, Milano, Torino. Ma è di quello dedicato a Milano, appunto, che vi parlerò. L’autore è Michele Turazzi, classe 1986, che vive a Milano e lavora nell’editoria. L’intrigante prefazione è di Fabio Deotto (autore di Condominio R39, 2014, e Un attimo prima, 2017).

Visitare Milano da forestiero – scrive Deotto, che è nato in Brianza – significava inscatolarsi nell’abitacolo di un’auto, lanciarsi nel gorgo lento di un traffico perenne e orbitare per lunghe mezz’ ore intorno al posto da raggiungere pregando il cielo di trovare un parcheggio. Vista da dietro il parabrezza, la città che diede i natali a Manzoni e i funerali a Montale mi appariva come una macchia grigia e confusa, popolata da persone altrettanto grigie, confuse, arrabbiate e perennemente di fretta. […] questa città non mi affascinava. Poi, per una serie di ragioni, mi sono ritrovato a viverci. E senza accorgermene, dopo nemmeno una settimana, avevo già cominciato a coltivare il mio baricentro. […] Ho impiegato diversi mesi […] a intravedere la trama sottile della città, a stratificarne i significati, a individuare la cornice che dava un senso al tutto. Ci avrei messo molto di meno se questo libro mi fosse capitato tra le mani prima.

Gli autori presi in considerazione da Turazzi sono dieci: Ernest Hemingway, Luciano Bianciardi, Dino Buzzati, Giorgio Scerbanenco, Lalla Romano, Elio Vittorini, Giovanni Testori, Carlo Emilio Gadda, Alda Merini, Emilio Tadini.

La Milano di Ernest Hemingway è quella dei caffè scintillanti, dei vini bianchi ghiacciati […] In un’Europa devastata dai combattimenti della Prima guerra mondiale, Milano appare ai personaggi di Addio alle armi come un’isola di pace dove è possibile lasciarsi alle spalle gli orrori del fronte […].

La Milano di Luciano Bianciardi coincide con quella Brera scapestrata e bohémien ormai entrata nel mito, […] dove la cultura cittadina si rimette in moto, costruendo sulle macerie della Seconda guerra mondiale una nuova, grande stagione creativa. Il romanzo La vita agra si apre proprio a Brera, ma curiosamente Milano non è mai nominata, e le vie e le piazze hanno tutte un nome inventato.

La Milano di Buzzati […] è una presenza viva e ingombrante, che si sfalda di notte per poi ricomporsi dal principio il giorno successivo, diversa e sempre più minacciosa. È una città inospitale, gravida di clacson, traffico e macchine parcheggiate sui marciapiedi, una città che rimane appiccicata ai vestiti come smog puzzolente.

Nel capitolo dedicato a Scerbanenco, Milano si è allargata in un’infinita periferia. Ha fagocitato cascine, campi coltivati e borghi storici, e si è ritrovata, senza rendersene conto, una metropoli. È figlia del boom economico, piena di lavoro e di opportunità. […] Tanta gente onesta, lavoratrice, ma anche un buon numero di criminali […]

La Milano di Lalla Romano, invece è pudica e silenziosa […] Preferisce mimetizzarsi sullo sfondo, con le sue strade lastricate, i suoi ristoranti e i suoi parchi, dove si può andare a passeggio con i nipotini e far navigare le barchette di carta sull’acqua di una fontana. E poi librerie, gallerie, salotti letterari e convegni intellettuali: una città borghese e umanista, erede di una tradizione lombarda di lungo corso […]

È una Milano ferita, quella su cui splende il sole all’inizio di Uomini e no. I palazzi distrutti dai bombardamenti alleati, le macerie ammassate agli angoli delle strade, gli ufficiali nazisti che scorrazzano per la città a braccetto con i burattini di Salò, gli spari e le rappresaglie, il terrore. Siamo nella fase finale della Seconda guerra mondiale, ma è difficile rendersene conto all’interno di una città occupata e spopolata: tra morti, sfollati e dispersi in tutta Europa, a Milano ci abitano ormai solo duecento mila persone o poco più, un quinto di quelle che c’erano all’inizio del conflitto. La notte, poi, il silenzio è irreale.

È una sterminata periferia, la Milano di Giovanni Testori. Ghisolfa, Bovisa, Vialba, Villa pizzone, Affori, Roserio. E, ancora più lontano dal centro, Pero, Bresso, Novate. Quelli che erano borghi di campagna puntellati di cascine vengono fagocitati all’indomani della Seconda guerra mondiale da una città malata di elefantiasi.

[…] la Milano di Carlo Emilio Gadda è un groviglio inestricabile di contraddizioni che, a ben guardare, tanto somigliano a quelle di oggi È una città che si riduce al suo centro più centro, un mondo protetto all’interno della cerchia dei Bastioni, e a chi quel centro lo abita: una schiera di anziani aristocratici e giovani rampolli della borghesia industriale […]

La Milano di Alda Merini sono i Navigli. Le osterie fumose dove si gioca a carte con un bicchiere di rosso in mano, la nebbia che si confonde con l’acqua stagnante, i tram che sferragliano all’alba. Le case di ringhiera dall’intonaco slabbrato, i bagni comuni sul ballatoio e le erbacce che si fanno largo nelle corti interne. E ancora: lavandaie, cordai, sarte e braccianti; ubriaconi, ladri, pazzi e perdigiorno.

E infine, quella di Emilio Tadini è una Milano popolata da un’umanità marginale che si rivela soltanto quando le strade si svuotano, le tapparelle si abbassano e la città scivola nel sonno di chi il giorno dopo sa cosa fare e dove andare. Fuori, sotto la luce arancione dei lampioni, rimangono gli altri. Un esercito di prostitute e papponi; buttafuori, tassisti ninfomani e senzatetto stivati in vagoni abbandonati. E schiere di eroinomani, che si trascinano ai margini del Parco Lambro o al Sempione, verso l’Arco della Pace, alla ricerca di una dose con lo sguardo fisso a terra e gli zigomi che tirano la pelle diafana.

 

Ma la realtà è che oggi a Milano si vive benissimo, è una metropoli pulita e ben organizzata, dove si può passeggiare sicuri la sera. Andateci o tornateci, ma pazienti, con tanta voglia di camminare e con questo volumetto a farvi da guida. Non ve ne pentirete.

 

 

 

Michele Trurrazzi

Milano di carta

Guida letteraria della città

Il Palindromo, Palermo 2018

  1. 168, euro 15,00