CURARE LA FELICITÀ

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Presentato allo Spazio Forum di LETS un volume edito da Le lettere scarlatte come esito del Laboratorio di scrittura dallo stesso titolo

di Fabia Trotta

Curare la felicità
a cura di Patrizia Rigoni
Le lettere scarlatte, Trieste 2025
pp. 92, fuori commercio

Il 4 febbraio, nella Giornata mondiale contro il cancro, un appuntamento fondamentale per richiamare l’attenzione su una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro tempo, nello Spazio Forum al Museo LETS di Trieste, introdotta da Mavis Tofoletto, si è tenuta la presentazione del libro Curare la felicità (ed. Le lettere scarlatte, Trieste, 2025).

In collaborazione con il Comune di Trieste, la LILT, Lega italiana per la Lotta contro i Tumori di Trieste, si è potuta avvalere dell’impegno della sociologa e scrittrice Patrizia Rigoni, cui va il merito del progetto di scrittura e lettura aperto a coloro che combattono o hanno combattuto una patologia oncologica.

Da vent’anni Rigoni si occupa di Medicina Narrativa, un approccio basato sull’ascolto e la valorizzazione delle storie di malattia di pazienti, familiari, caregivers, per una cura più personalizzata e attenta alle necessità e ai desideri del paziente. Entrare nelle biografie diventa strumento non solo di conoscenza per i professionisti coinvolti, ma di qualità della cura, di ripensamento sulle modalità delle relazioni sanitarie, sull’attenzione della comunicazione durante il periodo della malattia, sulla presa in carico da parte degli operatori.

Patrizia Rigoni

Rigoni ha lavorato presso il CRO di Aviano e con il Burlo Garofalo, entrambi Istituti di Ricerca che hanno dato spazio a questa possibilità di trasformazione culturale; lavorando sul benessere esistenziale e relazionale non solo del paziente ma anche degli stessi operatori, con il loro carico di narrazioni e di esperienze, la Medicina Narrativa può incidere sull’esito delle diagnosi, migliorando le relazioni sanitarie, ottimizzando i criteri organizzativi delle aziende, fino ad arrivare a ridefinire il concetto stesso di salute per l’intera comunità, salute non più separata dalla vita delle persone, ma integrata nei loro percorsi, quasi si trattasse di recuperare la stessa narrazione delle nostre esistenze, sia come individui che come comunità.

Il volume Curare la felicità raccoglie gli scritti dei partecipanti guidati e ispirati dalle suggestioni letterarie proposte dalla Rigoni nel corso del Laboratorio. Articolato in sei pomeriggi, il programma non ha mai intenzionalmente voluto parlare di malattia ma, grazie a pagine di poeti e scrittori che hanno fatto da bussola negli incontri, ha spinto per mettere a fuoco l’idea stessa della felicità, e soprattutto la sua conquista.

Come? Dentro ad un processo di consapevolezza e di recupero delle proprie memorie, delle proprie esperienze, persino delle proprie infanzie, con l’obiettivo di valorizzare le personali risorse in un percorso di condivisione e di creatività, contro la solitudine e contro l’isolamento a cui il dolore spesso può portare.

La scrittura di sé, al pari di altre forme di espressione artistica, quali la danzaterapia, l’arteterapia e la musicoterapia è una pratica ormai largamente riconosciuta a fini terapeutici.

Come ha spiegato la presidente della LILT, Sandra Dudine, uno degli obiettivi primari dell’associazione, accanto alla divulgazione di corretti stili di vita e alla prevenzione attraverso regolari programmi di screening, è proprio quello di aprire queste ed altre iniziative, per supportare e sostenere tutto il decorso della malattia e ancora più avanti, verso un futuro in cui le persone possano riuscire a recuperare una dimensione di normalità. La scrittura dunque che si fa gesto, un gesto «che collega direttamente la mano al cuore […] e misteriosamente apre le nostre esperienze, le rinverdisce, le riporta in superficie» (p.9), come osserva la Rigoni stessa nell’introduzione al volume.

Francesca Valentina Salcioli

La scrittura di sé ci consente così di costruire nuove relazioni: attraverso la condivisione delle proprie intime parole avviene la magia «del riconoscimento di ciascuno in ognuno» (p.9).

Curare la felicità è una conquista quotidiana, perché la “felicità” non è trattata come un’astrazione, l’insieme degli attimi transeunti della nostra vita, ma come la ricerca permanente del nostro senso, del nostro modo di stare al mondo.

Superata la ritrosia iniziale, i testi elaborati, siano essi frammenti, dialoghi, lettere o versi poetici, non donano semplicemente un effimero e liberatorio benessere, ma restituiscono attraverso la coraggiosa opera maieutica del singolo, un vissuto, a volte dimenticato, che proprio nella condivisione assume un valore terapeutico per ciascuno.

Il “groppo” allora si scioglie in un atto creativo e «tutto appare in una luce più poetica, persino nostalgie e tristezze trovano un loro riconoscimento, le solitudini si fanno più leggere» (p.10).

Ecco allora che dalla lettura di una poesia, Bello mondo di Mariangela Gualtieri, una sorta di Laude di ringraziamento, nascono versi come «Allora io vado all’acqua/ che da sola mi calma,/vado all’acqua/ come il vento che corre/ dentro le nubi» (pag.20).

E come il vento di questi pochi versi si sono mosse leggere anche le dita dell’arpista, Francesca Valentina Salcioli, che con la sua musica d’ispirazione celtico-irlandese ha costruito un programma ‘dentro’ lo stesso itinerario del libro, con la sua voce dal timbro celestiale; la sua arpa ha accompagnato le letture dei brani ad opera di Marina Bortul, vicepresidente della LILT e ottima interprete, creando un’atmosfera sospesa di ascolto e riflessione che ha connotato l’intera presentazione.