GRAFICA DI BRUNO CROATTO
Collezioni d'arte | Danilo Della Valentina | Il Ponte rosso n. 118 - luglio/settembre 2025
In preparazione una mostra di buona parte della produzione di multipli del maestro triestino
di Danilo Della Valentina
Conosco Danilo Della Valentina da alcuni anni, grazie al mio interesse per la sua preziosa collezione – di dimensioni più che ragguardevoli – di opere grafiche di Bruno Croatto (Trieste, 1875 – Roma, 1948) e grazie anche al comune amico Enrico Lucchese che ci presentò. Nel 2021, superate alcune difficoltà di contatto e di comunicazione dovute alla pandemia, tentammo di organizzare una mostra che avrebbe dovuto tenersi nel corso dell’anno successivo in un bell’edificio di proprietà comunale nella campagna friulana, ma il progetto alla fine si arenò per una sopravvenuta indisponibilità da parte dell’amministrazione comunale. Una ricognizione particolarmente accurata delle collezioni di Della Valentina, che debordano anche dal nucleo centrale e più rilevante dedicato a Croatto, l’ho compiuta successivamente a Terzo d’Aquileia – il Covid era ormai uno stralunato ricordo – assieme agli amici Franco Dugo e Giancarlo Pauletto, coi quali concordammo sull’importanza della raccolta che il collezionista è determinato anche ora ad offrire alla visione di un pubblico meno ristretto.
Per queste ragioni avrei anche voluto intervistarlo, ma invece abbiamo scelto la strada di farci raccontare direttamente da lui la genesi del suo interesse, l’ostinata ricerca di “pezzi” per incrementare la sua collezione, il ramificarsi delle curiosità e delle conoscenze che derivavano via via che la raccolta si incrementava di qualche nuovo acquisto. Il testo che segue racconta sinteticamente la storia di questa collezione e della passione che la anima e motore.
Chie
acquaforte, puntasecca e acquatinta, 1912
Al tempo, trentacinque anni fa, lavoravo a Trieste. Un giorno, mentre accompagnavo un collega, Franco Stella, grande collezionista di ex libris e di opere di Tranquillo Marangoni, entrammo in uno dei tanti negozi di antiquariato, che allora c’erano in città, per cercare opere di questo grande artista. Ricordo che buttai l’occhio su un’opera, che successivamente scoprii essere incisa da Bruno Croatto.
Era un’acquaforte raffigurante un ponte veneziano, essa mi intrigò: fu un “colpo di fulmine”.
Vista, piaciuta, acquistata e portata a casa.
Poi ne acquistai un’altra, e un’altra ancora, e andai avanti così per anni.
Perché proprio lui, Bruno Croatto, e non un altro, non saprei dirlo. Non si tratta di un fatto razionale, quanto di emozione. In quanto tale, non c’è un motivo esplicabile.
Mi dà un piacere estetico la maestria nel saper dosare i chiaroscuri, le profondità di campo, il fermare il tempo, la tecnica.
Io, che non so piantare un chiodo, sono affascinato dalla manualità.
Ad un certo punto le acqueforti di Croatto in mio possesso sono diventate molte, ad oggi, oltre le centocinquanta. Ne conosco altre settanta che però non posseggo, per un totale di più di duecentoventi censite. Dalla mia documentazione, so che Bruno Croatto ne ha prodotte più di trecento.
acquaforte e puntasecca, 1940
Bruno Croatto produrrà acqueforti per un breve periodo dal 1908 al 1924 poi alcune occasionalmente in anni successivi. Della raccolta fa parte l’Opus numero 1 tiratura 1/25 firmata e datata 1908. A differenza di altri, che troveranno i giusti riconoscimenti dopo la morte, Bruno Croatto fu molto apprezzato come incisore già nel periodo in cui era attivo.
Va detto che molte delle sue opere non hanno titolo, hanno solo la firma e il numero progressivo della tiratura. Non riportano il soggetto. Solo alcune riportano il nome del palazzo o della città oggetto dell’opera. La curiosità mi ha stimolato nello studiare e ricercare il soggetto di ciascuna, rispettivamente quali fossero il paesaggio, il palazzo, la via… ho identificato quasi tutte le acqueforti. Coinvolgendo alcuni amici veneziani, siamo andati sul posto a vedere dal vivo i soggetti incisi. Palazzi che oggi sono diventati alberghi, canali, rii, ponti… oltre Venezia ho visitato molte altre località.
Direi, che la curiosità è stato lo stimolo portante della mia continua ricerca e raccolta delle sue opere, ne è conseguito il viaggiare nei luoghi rappresentati. Mi ricordo a Narni il Ponte Romano, drammatico nell’acquaforte, nella realtà tutto bianco appena restaurato, Assisi riprodotta specchiata. Decine di luoghi, dall’Umbria alla Toscana… poi, incuriosito, cercavo lo stesso soggetto interpretato da altri.
Nelle sue acqueforti manca come soggetto la montagna, presente nella sua produzione pittorica in diversi quadri. Questo mi spiace un po’ essendo io un uomo di montagna.
acquaforte, puntasecca e acquatinta
Inoltre, la mia passione e conoscenza dell’artista, sono diventate un biglietto da visita che mi ha permesso di entrare in contatto con molte persone. Sono stato invitato in alcune case, dove ho potuto vedere collezioni molto belle. Sono venuti a trovarmi artisti e giornalisti per conoscere la raccolta. Per quanto riguarda le acqueforti di Bruno Croatto, penso che la mia raccolta sia la più completa di cui si abbia notizia. Nel 2000 la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste ha pubblicato una monografia su Croatto, con una breve ricerca via Internet è possibile trovare, sfogliare e scaricare gratuitamente il PDF. Il catalogo è quasi esclusivamente dedicato alla pittura e dà poco spazio all’incisione. Per quella pubblicazione avevo messo a disposizione la mia raccolta di acqueforti di allora.
Da un paio d’anni, collaboro con lo storico d’arte Enrico Lucchese, ricercatore presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Coinvolgendo un amico gallerista, che ci mette a disposizione una sala inaugureremo il prossimo 27 settembre una mostra su Bruno Croatto presso la sala espositiva Artesegno Galleria d’arte in via Gervasutta 29 Udine presso Palazzo Scaini, nel corso della quale presenteremo anche il relativo catalogo, in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’artista, avvenuta a Trieste il 7 aprile 1875.
