IGO GRUDEN, CUOR DI POETA
Il Ponte rosso n. 118 - luglio/settembre 2025 | poesia | Roberto Dedenaro
di Roberto Dedenaro

Cuor di poeta. Florilegio di liriche scelte
selezione, traduzione, note e redazione critica di
Miran Košuta
Mladika, Trieste 2025
pp. 200, euro 22,00
Fra i poeti di area triestina Igo Gruden di Nabrežina-Aurisina, nato nel 1893 e morto a Lubiana nel 1948, dopo una vita piuttosto movimentata, è senz’altro il più trascurato. Spesso liquidato come poeta “locale”, ha avuto poche traduzioni in italiano e scarse attenzioni, quasi all’opposto del quasi coetaneo e conterraneo Kosovel amato anche dai triestini di lingua italiana più nazionalisti. Qui entra in gioco anche il termine di “poeta locale” che è legato soprattutto alla raccolta Primorske Pesmi (Canti del litorale) edita nel 1920, ambientata nei paesi carsici che si affacciano sul mare, Santa Croce-Križ, Contovello-Kontovel, Duino-Devin, Aurisina-Nabrežina stessa. Sono paesi particolari, anche urbanisticamente diversi dagli altri paesi del Carso, praticamente gli unici, un tempo, in cui il mondo sloveno toccava il mare e i loro abitanti avevano conosciuto una cultura mediterranea divenendo pescatori o contadini pescatori. Ma descrivere o ambientare in questi luoghi delle liriche non comporta necessariamente escludere che si possa parlare in maniera originale del mondo grande, dell’uomo e dei suoi problemi universali e in più Gruden non scrisse assolutamente solo quella raccolta ma precedentemente, nello stesso 1920 era uscito Narcis (Narciso), nel 1939 poi Dvanajsta ura (La dodicesima ora), V pregnanstvo (In esilio) nel 1945 Pesnikovo srce (Cuor di poeta) nel 1945. Oltre a queste sillogi poetiche Gruden aveva raggiunto la fama anche con una raccolta di poesie per bambini, Miška osedlana (Il topolino sellato) uscita già nel 1922. Come se ciò non fosse sufficiente ad accendere l’interesse verso l’autore di Aurisina, due anni fa era uscita un’interessante antologia delle sue poesie scritte nel campo di concentramento italiano di Visco: Sognando la libertà. Le poesie di Igo Gruden dal campo di Visco. 1943-Sanje o svobodi. Pesmi Iga Grudna iz taborišča v Viscu leta. 1943, che in qualche modo colmava il vuoto causato dal fatto che una traduzione del 1999, Balada nasih dni – Ballata dei nostri giorni, edito ad Aurisina nel 1999, sia reperibile ormai soltanto in qualche biblioteca. Insomma tutto questo discorsetto per dire che Cuor di poeta appena uscito per l’editrice Mladika con sessanta testi selezionati tradotti e curati dall’instancabile (speriamo) Miran Košuta va considerato come qualcosa di prezioso, che smentisce totalmente l’idea dell’autore di vedute ristrette. Inoltre, la pubblicazione promossa dal circolo culturale Igo Gruden di Aurisina, in una accurata veste grafica è corredato da un ricco apparato di note al testo, da una dettagliata biografia, da una piccola guida alla pronuncia e, infine, da una bibliografia di Igo Gruden in italiano. Un discorso a parte andrebbe svolto sul lavoro di Miran Košuta, che in un arco non troppo ampio di anni ha veramente messo a disposizione del lettore italiano un ventaglio di opere che rappresentano una vera e propria porta d’accesso alla cultura e letteratura slovena, un lavoro che vale certamente molto di più di tanti chiacchiericci intorno al confine. Per questo lavoro che dimostra un amore per la letteratura ma anche una visione di quelli che dovrebbero essere i rapporti di vicinanza, fra realtà culturali e linguistiche diverse, noi dovremmo essergli grati, io lo sono. Bisognerebbe poi affrontare il tema della qualità delle traduzioni di Košuta, che cercano di rispettare soprattutto l’aspetto metrico e fonetico dei testi, oltre a quello dei contenuti, un lavoro davvero magnifico. Igo Gruden, con la sua vita complessa, anche di perseguitato politico, andrebbe dunque davvero letto e considerato maggiormente da parte di chi voglia capire per intero queste terre e Cuor di poeta, florilegio di liriche scelte rappresenta un ottimo strumento per avvicinare il poeta di Aurisina. Ora che l’autunno arriverà potremo tornare anche a Canovella de’Zoppoli, dove una targa riporta un frammento di una lirica di Gruden, a sentire il rumore del mare e immaginare gli zoppoli spiaggiati e gli uomini che lavano le reti e sentire di appartenere, con rispetto, a questa terra.
