IMAGO URBIS DI UNA CITTÀ INVENTATA

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Trart propone un’articolata visione della Trieste di pietra mediante un libro in versione 4.0

Schede informative essenziali e informate su edifici privati e pubblici, corredate da immagini di grande qualità artistica

Un’occasione per approfondire la conoscenza di uno spazio urbano rivelatore di una storia complessa, basata su una crescita improvvisa e turbinosa

di Walter Chiereghin

Patrizia Bigarella, Ferdinandeo, tecnica mista, 2025

Dovessimo catalogare i libri con la metodica che si adopera per i software, definiremmo Experience Trieste. Una città inventata (Trart 2025) un libro 4.0, considerando la versione 1.0 i volumi manoscritti, la 2.0 gli incunaboli quattrocenteschi e la 3.0 i libri a stampa. Già, perché il volume pubblicato da Trart – con il contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – appartiene a quella recente schiera di prodotti editoriali di pregio che uniscono a una eccellente veste grafica ed a testi rigorosi e del massimo interesse anche un supporto tecnologicamente avanzato, che consente, mediante un codice QR stampato a margine di ogni singola scheda che tratta di un edificio storico o di un sito, di dilatare i contenuti proposti dalla lettura ad includerne altri, quali immagini fotografiche o disegni, video ed audio.

Grazie a tali contenuti aggiuntivi, come chiarisce Federica Luser nella sua introduzione, «l’esperienza trasforma via via il pubblico in lettore, visitatore, ascoltatore, offrendo più livelli di fruizione: il lettore potrà decidere di collegarsi al sito per scegliere un itinerario, leggere gli approfondimenti sul volume cartaceo, attivare l’audio per essere accompagnato nella visita da una voce narrante che gli spiegherà di volta in volta come addentrarsi nelle vie della città antica o di quella emporiale, gli indicherà particolari nascosti, narrerà aneddoti».

Experience Trieste Una città inventata testi di Claudia Cervo e Federica Luser
disegni di Patrizia Bigarella
Trart, Trieste 2025
pp. 248, euro 20,00

Quanto proposto dal volume è la segnalazione di palazzi, chiese, piazze che è possibile incontrare nel corso di una lunga e lenta passeggiata per le vie del centro, ma più plausibilmente – vista l’estensione del percorso – l’organizzazione dei testi è tale da consentire anche una lettura episodica, stimolata da una insorgente curiosità per uno o alcuni dei numerosissimi argomenti trattati, essendo la loro sequenza funzionale a una più rapida reperibilità del testo e delle immagini che si ricercano, a saziare curiosità che non si limitano alla descrizione architettonica delle facciate, ma che suggeriscono percorsi di lettura attraverso il divenire storico della realtà topografica accuratamente descritta. In altri termini, la lettura dei testi – curati da Claudia Cervo e Federica Luser – non si limita a fornire informazioni, necessariamente sintetiche e tuttavia complete, circa la facciata di un palazzo, ma narra della gestazione e realizzazione della sua struttura architettonica, raccontando inoltre della committenza, del mutare in molti casi della destinazione d’uso (si pensi alla Pescheria ora Salone degli Incanti), delle persone o degli enti che nel tempo si sono succeduti nella proprietà e nell’uso del bene, fornendo nel loro complesso un’articolata disanima del patrimonio costruito della città.

Particolarmente felice si è rivelata l’idea di non utilizzare la fotografia – se non nella separazione dei singoli capitoli-itinerari – nell’allestimento del corredo iconografico del libro, ma di affidare invece la funzione descrittiva dei singoli edifici alla perizia esecutiva e alla creatività di un’artista, Patrizia Bigarella, che ha prodotto oltre un centinaio di disegni a china illustrativi dei contenuti del volume.

Patrizia Bigarella Castello di San Giusto tecnica mista, 2025

Necessariamente improntato a un realismo descrittivo dei singoli edifici, l’impegnativo lavoro dell’artista si è concretato in una rappresentazione emotivamente coinvolgente, con la descrizione analitica limitata a una parte soltanto di facciate e volumi, in modo da riprodurre sulla carta non tanto la realtà oggettiva del manufatto quanto la percezione trattenuta nella emotività e nella memoria della raffinata illustratrice. La scelta di Bigarella di lasciare bianchi particolari secondari e inessenziali o di intervenire al contrario con sporadiche discretissime pennellate di colore che entrano nella composizione soltanto «quando è il soggetto a farmene richiesta», come mi ha confidato l’artefice di quest’opera, in cui risultano copresenti realismo e astrazione, in un delicato equilibrio suggerito all’esecutrice dalla propria sensibilità. Nell’insieme, il corpus dei disegni di Patrizia Bigarella costituisce con ogni evidenza un affettuoso omaggio alla città dove vive e lavora, che al contempo ben s’inserisce nella vocazione primaria dell’editore, considerato che il catalogo della Trart è tutto ispirato a un vivo interesse per la presentazione e la promozione delle arti visive.

Experience Trieste, pp. 8-9

Fornisce ragione del sottotitolo del volume della Trart – Una città inventata – una considerazione di carattere urbanistico, accennata nei percorsi prescelti ad illustrare soprattutto il centro della città, che richiamano fin dalla loro toponomastica (i borghi Teresiano, Giuseppino e Franceschino, che rimandano agli Asburgo chiamati a reggere le sorti dell’impero: Maria Teresa, Giuseppe II e Francesco II) le varie fasi di una vertiginosa ascesa di Trieste dopo che Carlo VI aveva istituito il Porto Franco nel 1719. Le opportunità offerte dal particolare regime doganale determinarono un’esplosione economica per la città, che fu costretta dalla sua stessa crescita a rigenerarsi nelle forme che in gran parte la caratterizzano ancora oggi, a distanza di oltre tre secoli. Nei primi due di tali secoli si assistette a un vertiginoso incremento demografico che trasformò il piccolo borgo di pescatori e salinari il quale, all’inizio del ’700, contava circa 5.000 abitanti in una città che nel 1910 ne avrebbe censiti 252.238, terza città dell’impero austro-ungarico, preceduta soltanto dalle capitali di Vienna e Budapest. è evidente che in corrispondenza alla vorticosa crescita del numero di abitanti – e di una parallela crescita economica, che ha promosso l’affermazione di una borghesia imprenditoriale e commerciale – fu dato corpo a un’impetuosa attività di edificazione, connotata, nelle aree dell’attuale centro cittadino, da una committenza borghese di origini solo marginalmente italiane. Sfogliando Experience Trieste, si possono infatti rilevare tra coloro che fecero costruire gran parte degli edifici civili censiti e tuttora identificati con i cognomi dei committenti, le origini personali o familiari dei facoltosi committenti, che risultano quasi tutti immigrati, di prima o seconda generazione triestina. Sono personalità di origine slovena (Franc Kalister), greca (Demetrio Carciotti, Giovanni Economo, Giovanni Scaramangà, Nicolò Stratti), montenegrina (Spiridione Gopcevich, Matteo Jvanovich), boema (Teodor Dreher), persino portoghese (Alberto Vicco, artefice del palazzo che ospita attualmente la sede vescovile). A tale cosmopolitismo corrispondeva un pluralismo anche in ambito religioso, per cui a fianco delle chiese cattoliche, largamente prevalenti per numero, sorsero nel medesimo arco temporale chiese di altre confessioni cristiane, tuttora consacrate al culto: San Nicola (greco ortodossa, 1782-1818), San Spiridione (serbo ortodossa, 1861-1869), Chiesa luterana (1874), senza contare i frequenti passaggi dall’uno all’altro culto, come avvenne per la più antica chiesa triestina, San Silvestro, venduta dai gesuiti alla comunità elvetica, o la seicentesca Beata Vergine del Rosario, venduta alla comunità evangelica nel 1785 e ricomprata dal Comune nel 1871, e restituita al culto cattolico.

Patrizia Bigarella Palazzo Brambilla Morpurgo
(Biblioteca Statale “Stelio Crise”)
tecnica mista, 2025

Considerato nella sua interezza, il volume edito da Trart consente ed anzi sollecita una comprensione approfondita della città di oggi, attraverso la lettura delle pagine di pietra che, nelle sue vie e nelle sue piazze, in centro come in periferia, ne narrano la storia e ne compongono la struttura materiale, scandendone gli spazi lasciati alla creatività dell’uomo da una natura generosa di rilievi collinari e aperte marine. Experience Trieste può costituire uno strumento importante tanto per un visitatore non frettoloso richiamato a percorrerla secondo ritmi non compatibili con un turismo concitato e irrispettoso, quanto per chi ha la dubbia problematica fortuna di risiedere in questa città inventata affascinante e complessa.

Patrizia Bigarella, Caffè Tommaseo tecnica mista, 2025