INTELLETTUALI IN FUGA

di Gabriella Ziani

Patrizia Guarnieri

 

Le vittime della storia (e purtroppo anche delle cruente cronache attuali) implicano un calcolo così drammaticamente vasto che alcune zone umane rimangono fuori dai radar. Chi è sopravvissuto a guerra, sterminio, carneficina perde i riflettori. Ma un capitolo si sta scrivendo con ricerche anagrafiche di diametro mondiale: è dedicato agli intellettuali italiani colpiti dalle leggi razziali o perseguitati per opposizione al fascismo che furono privati del proprio ruolo professionale e sociale, e scapparono dall’Italia, molti senza rientrare. Cervelli in fuga. È su questo fronte che Patrizia Guarnieri, già docente di Storia contemporanea all’Università di Firenze, ha prodotto e continua ad arricchire di nuove storie il sito www.intellettualinfuga.com, copyright della Firenze University Press, nel cui comitato scientifico internazionale siede anche la senatrice Liliana Segre. Una prima edizione è stata licenziata tra 2019 e 2022 e una seconda, riveduta e ampliata, nel 2003 (allo scorso febbraio aveva totalizzato oltre 770 mila visualizzazioni in tutti i continenti). Qualche settimana fa ha fatto ingresso nella lista la fiumana-triestina Alice Schwarzkopf Pincherle, musicista di talento, critico musicale, pubblicista, radiata dall’albo in seguito alle leggi razziali e fuggita in Brasile con la famiglia.

In tutto sono catalogati 401 intellettuali, 1096 familiari, 2341 fotografie. Alla redazione delle schede – non tutte ancora disponibili – si sono applicati in 66 (38 i traduttori), e la lista dei ringraziamenti evidenzia l’immensa rete di contributori: per Trieste l’Archivio di Stato, i Civici musei, la Fototeca, la Biblioteca civica eccetera.

Vittorio Giardino
I cugini Meyer
Una nuova avventura
di Max Fridman
Rizzoli Lizard, Milano 2025
pp. 210, euro 20,00

Questo «spreco di risorse intellettuali» – afferma Guarnieri – è un «fenomeno sfuggente», e ricostruire queste «vite spezzate» non è affatto semplice. Se ne andarono «accademici e scienziati, studenti e studiosi, scrittori, professionisti e artisti», radiati da cattedre e albi, dall’editoria e dai giornali. Una tragedia per loro, ma anche per l’Italia che perse potenziali talenti regalandoli ai paesi di approdo, dove in molti casi diedero un apporto considerevole al nuovo contesto culturale in cui riuscirono, con fatica, a insediarsi, «cambiando vita, paese, lingua, lavoro», anche più volte di seguito. Rammendare le loro vicende significa sondare ogni tipo di archivio, trovare carte d’identità, libretti universitari, permessi di emigrazione, foto «sopravvissute a saccheggi, viaggi, traslochi, fughe». Sottolinea Guarnieri che è una «ricognizione forse interminabile» (e fa appello a chi avesse nuovi nomi da suggerire), ma salvare il salvabile al di là del tanto che è andato perduto, e «renderlo liberamente accessibile in italiano e in inglese è fare storia». Trieste, “porta di Sion” per gli ebrei diretti in Palestina, porta d’ingresso per gli esuli istriani, porta d’uscita per gli istriani che poi se ne andarono a cercar fortuna altrove, è sempre stata un triste porto di “derive e approdi”, mentre le sue bianche navi hanno fatto fortuna portando in qualche altrove gli emigrati miseri, in cerca di pane. Ma questa degli intellettuali è indagine originale: seppure dotati, erano altrettanto miseri. Espatriato illustre fu anche Enrico Fermi, premio Nobel per la Fisica nel 1938.

La ricerca dei biografati procede per lista alfabetica, genere, professione, area disciplinare. Ogni personaggio ha la sua scheda e una galleria fotografica, e aggregate vi sono le mappe degli spostamenti e le vicende della rete familiare coinvolta, nonché le indicazioni di persone, istituti o enti che furono d’aiuto per procurare una base di appoggio ai nuovi arrivati, in marcia verso «storie di vita avvincenti, complicate, imprevedibili».

Hertha Pauli
Lo strappo del tempo
del mio cuore
Memorie
Palingenia, Venezia 2025
pp. 347, euro 33,00

Veniamo a qualche piccolo esempio, cominciando dalla “new entry” Alice Schwarzkopf. Nata a Fiume nel 1900 da Emilio, di origine boema, commerciante di legname a Trieste, ebreo osservante e fiero irredentista, e dalla triestina Emma Luzzatto, prima della guerra ’15-’18 si trasferisce a Trieste con la famiglia, frequenta il Liceo femminile e studia musica al Conservatorio Tartini. Ricercati come filoitaliani, gli Schwarzkopf si spostano e nascondono a Graz, dove al Musikverein la giovane si diploma. A fine guerra il rientro a Trieste. Alice sposa nel 1920 Mario Bassi Janovitz, eroe di guerra, che però muore un anno dopo per una scheggia di granata non rimossa. La giovane si dedica sempre più alla musica, e nel 1923 si risposa con Giuseppe Pincherle, radiologo, ha due figli, insegna e si occupa di critica musicale, scrive sul Popolo di Trieste, organo ufficiale del partito fascista, di cui è direttore Michele Risolo (il marito di Amalia Popper, mitica allieva di Joyce). Con le leggi razziali è radiata dall’albo dei pubblicisti. L’anno dopo, assieme alla sorella sposata Seppilli e alla sua famiglia, salpa per il Brasile, dove continuerà a dare lezioni di musica e a organizzare eventi culturali. Il figlio Tullio diventerà psichiatra, la figlia Nydia attrice e regista. Non torneranno in Italia.

Più noto il nome del grande archeologo Doro Levi, nato a Trieste nel 1898, che in pochi anni fece un’ottima carriera accademica, con la libera docenza a Firenze e poi la cattedra a Cagliari dove fu anche soprintendente. Tra il ’28 e il ’38 compilò 350 voci per l’Enciclopedia italiana di Giovanni Gentile, e perfino firmò il giuramento di fedeltà al fascismo imposto ai docenti universitari, ma nel ’38 fu espulso (gli subentrò in cattedra Luigia Achillea Stella, in seguito e fino al 1975 docente di Letteratura greca all’Università di Trieste). Levi fra gravi difficoltà riuscì a salpare da Genova verso gli Usa a bordo del Conte di Savoia, con visto temporaneo e incarico semestrale a Princeton, poi dovette rientrare, ma ripartì nel ’39. Nel 1945 poté tornare in Italia.

Anche Rita Levi Montalcini, la neuroscienziata premio Nobel nel 1986, fu cacciata nel ’39 dall’Università di Torino, cercò riparo in Belgio, non riuscì a entrare in Svizzera, e si nascose sotto falso nome a Firenze. Tornò a Torino nel ’45, sempre da precaria, e quindi accettò l’offerta della Washington University di Saint Louis e se ne andò, non per i previsti sei mesi, ma per trent’anni, lasciando il suo posto di assistente all’Istituto di Anatomia umana diretto da Giuseppe Levi, insigne medico e didatta: il padre della scrittrice Natalia Ginzburg. Il quale a propria volta fu cacciato dall’ateneo e si esiliò in Belgio…

Alice Schwarzkopf Pincherle

Infiltrandosi in questa ragnatela di vite si trovano sorprendenti sinapsi tra persone e famiglie. Una fra tante è quella che riguarda Oscar Levi (Trieste 1903-New York 1958), affermato dermatologo, radiato dall’albo nel 1938, scappato negli Usa dove l’anno seguente trasformò il cognome in Landi. Era uno dei sette figli di Alessandro Abramo Levi e di Rosa Salom, quest’ultima appartenente a una ricca famiglia di commercianti che discendeva da ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492. Un’altra figlia, Ella, avrebbe sposato Giulio Morpurgo (dei Morpurgo di Gorizia), docente alla Scuola superiore di commercio frequentata anche da Italo Svevo, e in seguito all’Università, di cui fu anche rettore. Di questa vastissima parentela, dei molteplici esodi, delle intere famiglie braccate o morte in campo di concentramento, ha consegnato un quadro di enorme ricchezza la nipote di Morpurgo nel libro Il sogno e l’incubo: un’Europa spezzata nelle memorie di Berta Bianca Spitzer (Mgs Press 2009, a firma di chi scrive).

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E mentre ci addentriamo nelle vite dei fuggiaschi, ecco una storia tutta intera da non perdere: Lo strappo del tempo nel mio cuore. Memorie della scrittrice Hertha Pauli, sorella di Wolfgang Pauli, premio Nobel per la fisica, nel 1940 emigrato negli Stati Uniti. Il libro esce in una raffinata veste delle edizioni veneziane Palingenesi, ed è un’appassionante (tragica) relazione di come Hertha decise di lasciare Vienna alla vigilia dell’annessione dell’Austria alla Germania hitleriana, degli infiniti (pericolosi) vagabondaggi con un gruppo di amici scrittori, sui treni e giù dai treni, attraverso ponti che un secondo dopo deflagrano, scappando dai tedeschi ma poi anche dai gendarmi francesi asserviti al governo collaborazionista di Vichy. La seguiamo mentre cammina con le scarpe rotte, bussa ai consolati per avere un visto e non lo ottiene, viene catturata e riesce a scappare, e in questi tragici mordi e fuggi incontra una coppia che sta facendo la stessa cosa: Alma, già sposata Mahler, e il suo nuovo marito, lo scrittore Franz Werfel. Incontra anche il drammaturgo Odön von Horvàth, nato a Fiume nel 1901, di cui si era in precedenza così innamorata da sfiorare il suicidio per delusione. La fuga di lui finì a Parigi, già nel ’38. Durante un violento temporale fu colpito a morte dal crollo di un albero, lasciando nella disperazione Hertha e gli amici.

Doro Levi

Infine, col fondamentale aiuto di Varian Fry, un americano che salvò centinaia di ebrei (anche il pittore Marc Chagall, il quale preferiva restarsene in campagna a dipingere mucche e fu momentaneamente arrestato), riuscirà dopo due anni e mezzo ad arrivare negli Stati Uniti, da dove non tornerà più indietro, e sarà apprezzata autrice di biografie e libri per ragazzi.

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Straordinarie coincidenze a catena. L’atteso nuovo libro a fumetti del grande Vittorio Giardino tocca esattamente lo stesso argomento: I cugini Meyer. Una nuova avventura di Max Fridman racconta, col sempre mirabile, calligrafico disegno a penna, il medesimo dramma: dopo l’Anschluss il dottor Meyer perde il posto, decide che la famiglia deve lasciare Vienna perché agli ebrei, in conseguenza delle leggi di Norimberga ora estese anche all’Austria, è proibito fin quasi di respirare, ma nessun consolato dà più visti d’ingresso, per gli accordi presi nella conferenza internazionale di Evian, dove ogni paese si dichiarò indisponibile ad accogliere gli ebrei in fuga o a riconoscere loro d’ufficio il diritto d’asilo come perseguitati.

Hertha Pauli

Sarà l’investigatore Fridman, già protagonista di altri albi di Giardino a tema storico, a portare fortunosamente in Svizzera i giovani Meyer. Un racconto teso, movimentato, che alle disperazioni, alle fughe, ai maneggi, ai pericoli, alla brutalità, al dolore e al coraggio dà corpi, facce, stanze, colori, con l’insuperabile tecnica di questo artista, che alla fedele riproduzione pittorica abbina storie di solido impegno politico e morale.