INTERVISTA A PATRIZIA BIGARELLA “LUDENS”
Franco Vecchiet | giugno 2025 | Il Ponte rosso N.° 116 | visti da vicino
Stiamo passeggiando sulle rive della Sacchetta di Trieste per fare una chiacchierata sulla mostra di Libri d’Artista “Ludens” di Patrizia Bigarella.
Parliamo di questo mostra inaugurata in occasione del mese del libro, vale a dire maggio, che si tiene alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste, e che è stata prorogata fino al prossimo 18 luglio, anche in considerazione del non comune accesso da parte di un pubblico che si è dimostrato vivamente interessato alle opere esposte.
Patrizia abita in uno di questi palazzi che si affacciano al mare, con l’accesso su una via celebrata da Saba in una delle più popolari sue poesie della raccolta “Trieste e una donna”.

Patrizia Bigarella
Buongiorno, Patrizia, io all’inizio ti conoscevo come pittrice, poi ti ho conosciuta come incisore ed ora vedo questa tua grande mostra. Come mai sei passata a quest’aspetto dell’arte?
Buongiorno Franco, ho cominciato come pittrice perché la mia formazione era stata tale. Dopo la maturità artistica all’Istituto “P. Selvatico” di Padova ho frequentato per più di un decennio libere accademie d’arte e, per finire, il laboratorio di incisione di Carlo e Mirella Scott Sbisà, da te diretto. Nel frattempo lavoravo come grafica e disegnatrice anatomica e chirurgica presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Trieste. Per quanto riguarda il Libro d’Artista, l’incipit me l’hai dato proprio tu, come certo ricorderai. Mi sono documentata sulle avanguardie del ‘900. Dai futuristi ai nostri giorni ci sono stati vari momenti nei quali quel genere è stato il centro dell’interesse di numerosi artisti. Credo che molti di loro si siano cimentati in questo settore, almeno una volta nella vita. Anche il passo tra il libro d’artista e la mail art è stato breve e tra le due guerre è stato l’unico modo per gli artisti di comunicare senza censura attraverso simbolismi. Naturalmente questo mi ha colpito, così ho continuato a inseguire questa strada attraverso le biennali di Venezia e altre mostre internazionali.
Tu leggi molto e per di più scrivi bene.
Sono affascinata, per non dire sedotta, dalla letteratura, amo le storie raccontate bene e amo raccontarle a mia volta. In questo modo mi è stato possibile unire la letteratura all’immagine. Ho potuto così realizzare un’opera più completa. Inoltre tu mi hai insegnato la gioia del gioco. Nella pittura rincorrevo un ideale forse ottocentesco, sofferto e inquieto che mi stava molto stretto e mi faceva star male. Adesso i miei orizzonti si sono ampliati e spostati. Ogni volta che entro nel mio studio tutto si trasforma e l’immaginazione diventa realtà, come un fiume in piena inizia il gioco, ma è un gioco serio, o almeno lo spero.
Non mi sorprende. Tutti gli approcci all’arte visiva più classici richiedono maggiore immobilità e limitazioni. Per esempio nella pittura tu hai sempre un rapporto stretto tra la tela bidimensionale, i pennelli e i colori; il tuo percorso sembra avere una strada già segnata.

Presentazione della mostra “LUDENS”
Certo. C’è da dire però che nell’arte, oggi, il percorso che si intraprende offre una maggiore libertà, forse per la prima volta nella storia. Per esempio il Libro d’Artista si fa con qualsiasi materiale e si sviluppa in tutte le direzioni. Richiede comunque la conoscenza dei materiali usati: carta nuova e antica, colla e altri, che possono essere sempre diversi. La raccolta che vedrete nella mostra alla Biblioteca Statale sembrerà eterogenea nel suo percorso, ma in realtà è l’evoluzione del pensiero e la nuova visione dell’arte e dei materiali nuovi a renderla in apparenza tale. Non potrei fare la stessa opera per tutta la vita solo per ragioni commerciali e di riconoscimento. Limiterei la ricerca in un’unica strada obbligata, cosa che assolutamente non intendo fare.
Il Libro d’Artista funziona come una piccola installazione. In effetti è proprio questo. A volte potrebbe passare per un’installazione da tavolo. Il materiale usato, oltre ad essere quello tradizionale dell’arte, può essere anche immateriale come fai tu con la parola e la musica.
La parola è per me il fondamento della conoscenza e la conoscenza avviene attraverso lo studio, per cui alla base dell’opera c’è sempre una ricerca più ampia: di spazio, luce, storia, letteratura, musica. Poesia, soprattutto. Si teorizza una smaterializzazione dell’oggetto libro come di consueto lo conosciamo e una trasfigurazione e de-contestualizzazione delle forme e dei materiali. Il libro diventa a pieno titolo libro-oggetto, assume un valore culturale e creativo aggiuntivo e non è concepito in modo industriale. Si realizza preferibilmente nel laboratorio dell’artista dove viene prodotto secondo tecniche artigianali come pezzo unico o numerato in serie limitate.

Inaugurazione della mostra “LUDENS”
Tu ami molto ascoltare, raccontare storie, inoltre sei una grande lettrice. I tuoi Libri d’Artista hanno un minimo comune denominatore: la narrazione della storia, non soltanto contemporanea e la denuncia, presente in molte delle tue opere, di scelte compiute dall’uomo che hanno comportato la crudeltà e lo sfruttamento del mondo animale e vegetale, l’emigrazione di intere popolazioni, la distruzione di altri uomini.
Nell’ultima ricerca sono solita rappresentare gli animali medievali come metafora per raccontare la vita del genere umano e la storia. Il messaggio storico e ambientale viene espresso attraverso simbolismi precisi, una specie di rituale. Ho scelto gli animali dopo essermi occupata della figura umana per molto tempo e decidendo di spostare la mia attenzione altrove, lasciando spazio all’immaginazione, perché l’uomo mi ha profondamente delusa.
Come mai a volte vedo che ti firmi come Patrizia Bigarella e a volte come Paolina Hirschmann?
Perché ho deciso di prendermi uno pseudonimo che mi permetta maggiore libertà di scrittura e ho scelto un cognome ebraico tedesco per mettere in luce ciò che la storia ci ha insegnato. Anche la scelta di questo pseudonimo è parte di un mio modesto impegno civile.
Anch’io, sono stato battezzato come Franc Vecchiet, dopo cinque giorni l’impiegato dell’anagrafe ci ha detto che in Italia Franc non esisteva e ha cambiato il nome in Francesco. Mio padre ci è rimasto molto male, ma non è riuscito a cambiare il nome ed è morto prima che ciò si potesse fare. Io a 60 anni ho cambiato il nome in Franc Vecchiet come performance artistica. Se gli anni me lo permetteranno, vorrei cambiare anche il cognome in Vecc.
Come sempre mi diverti Franco! Io al momento mi fermo a Paolina Hirschmann, ma non intendo ipotecare il futuro in nessun modo. Purtroppo non sono giovane e il tempo che mi resta non è una vita intera, ma spero di portare avanti, lo stesso, altre ricerche e di realizzare altri libri, di osare cose che prima non riuscivo neanche a pensare, conto sul tuo aiuto Franc e ti prego di non negarmelo.
Ti auguro un buon lavoro con ottimi risultati, come sta avvenendo in questi giorni per la tua mostra, e spero di poter esserti ancora di aiuto.
