LA VERGOGNA DELL’OCCIDENTE

|

Alcune immagini ed alcuni filmati, opportunamente in parte censurati, hanno proposto ieri alcuni momenti della giornata. Per esempio il cannoneggiamento dell’ospedale Nasser, uno degli ultimi ancora funzionanti a sud di Gaza (venti morti, tra cui cinque giornalisti – un sesto è stato ucciso nel pomeriggio, portando complessivamente a oltre duecentoquaranta il numero degli operatori dell’informazione assassinati dall’inizio dell’offensiva israeliana – in violazione del diritto internazionale). Non si trattava di una cannonata vagante, ma di un’azione coordinata realizzata con un carro armato o con un obice che ha sferrato un primo attacco, attendendo qualche minuto che arrivassero i soccorritori e i cronisti per attaccare di nuovo e mietere così più numerose vittime tra sanitari e giornalisti.

Il commento di Netanyahu è stato: «Tragico incidente, rispetto il lavoro della stampa». Ha pure annunciato che ci sarà un’inchiesta. Persino Trump, suo (e nostro) principale alleato, si è detto «molto scontento» dell’accaduto.

Intanto continuava il tiro a segno ad altezza d’uomo sulle moltitudini di disperati che si accalcano attorno ai centri di distribuzione nella speranza, spesso vana, di riuscire a portare a casa (si fa per dire) una pentola con qualcosa che allontani ancora per qualche giorno la prospettiva di morire d’inedia.

Le flebili reazioni – esclusivamente verbali – dei governanti europei s’ingegnano a trovare eufemismi e sinonimi per palesare il proprio “disappunto”, la propria “deplorazione”, in quelli più scatenati addirittura la propria “indignazione” quando, come nel caso della strage all’ospedale Nasser, i crimini di guerra perpetrati dall’esercito di Netanyahu eccedono i limiti della buona educazione o quando qualche giornalista superstite riesce a far pervenire fuori da quell’inferno una corrispondenza o qualche immagine inequivocabile e particolarmente indigesta.

Ma invece di starsene lì in disappunto a blaterare blandi rimproveri e ad evocare formule di pacificazione giusta e perpetua del tutto inattendibili da decenni (due popoli in due stati) non farebbero meglio a tentare qualche minima mossa politica di propria iniziativa? Non dico sanzioni analoghe a quelle tempestivamente adottate contro la Federazione Russa all’indomani dell’aggressione militare dell’Ucraina voluta da Putin (altro ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, proprio come Netanyahu), ma almeno si potrebbe bloccare la vendita di armi, munizioni, esplosivi ed altri materiali bellici di rilevante utilizzo tattico nelle campagne contro Hamas e soprattutto contro i civili palestinesi, a Gaza, in Cisgiordania, nel sud del Libano, in Siria ed Iran. In tutti i teatri di guerra o guerriglia, cioè, dove si esercita l’espansionismo territoriale neocoloniale del governo israeliano.

La colpevole inerzia di tutte le sedicenti democrazie occidentali favorisce l’esasperazione del mondo arabo, perpetuando nel tempo un sordo rancore che, prima o poi, non tarderà a manifestarsi, rivolgendosi con analoga violenza anche contro Israele e contro di noi. Come si può non capire l’odio di coloro che, direttamente o indirettamente, si rendono conto dalla più tenera infanzia alla tarda maturità di vivere in una condizione subumana di reietti, esposti alla violenza di un nemico prepotente e incurante dei più elementari diritti umani, ma anche all’ipocrisia di quanti assistono passivi e quindi complici agli orrori cui in questi anni stiamo assistendo. Se riuscirà a sopravvivere, un bambino di tre quattro anni che oggi sta scontando la sua condizione nell’inferno di Gaza, tra morti e rovine, tra sangue e sete, tra privazioni indicibili e condanne all’ignoranza per l’impossibilità di accedere a una scuola, sarà ancora lì tra cinquanta o sessant’anni, dilatando per tutto il prossimo secolo un risentimento causato da violenze ingiustamente subite.

A milioni di noi occidentali permarrà per tutti gli anni a venire la vergogna di aver saputo e ciononostante tollerato l’inazione complice dei nostri pavidi governanti.