LIBRI PROIBITI A TEHERAN
cinema | Il Ponte rosso n | Il Ponte rosso n. 110 - dicembre 2024 | Stefano Crisafulli
di Stefano Crisafulli

Non solo Nabokov, ma anche Henry James, Jane Austin, Francis Scott Fitzgerald. Tutti autori di libri proibiti dalle autorità politico-religiose iraniane, che Azar Nafisi, la docente universitaria di letteratura angloamericana e scrittrice protagonista del film Leggere Lolita a Teheran, da un certo momento in poi non avrebbe potuto più insegnare ai suoi studenti e, soprattutto, alle sue studentesse, se non avesse avuto l’idea, coraggiosa e pericolosa, di invitare a casa propria un gruppo ristretto di allieve per continuare il corso in privato. La storia raccontata nel 2024 dal regista israeliano Eran Riklis (che ha diretto un altro film notevole come Il giardino di limoni, stavolta sul proprio sistema sociale) è tratta dal libro omonimo e autobiografico del 2003 di Azar Nafisi, che intreccia l’amore per la letteratura con la volontà di rimanere nel suo paese, dopo esser tornata nel 1979 coltivando grandi speranze per la rivoluzione in atto, poi deluse da Khomeini e dalla svolta teocratica. Libro e film coprono quasi un ventennio, dall’arrivo in Iran e il successivo incarico come docente all’Università di Teheran, sino al 1997, quando Azar Nafisi e la sua famiglia decisero di far di nuovo rotta verso gli Stati Uniti, dove aveva studiato letteratura e avrebbe potuto ricominciare il suo lavoro. La scelta delle attrici si è rivelata giusta, da Golshifteh Farahani che ha interpretato proprio Azar Nafisi, a Mina Kavani (Nassrin), Zar Amir (Sanaz), Isabella Nefar (Yassi), Raha Rahbari (Manna), Lara Wolf (Azin), Bahar Beihaghi (Mahshid), che non a caso hanno vinto il ‘Premio speciale della giuria per il cast femminile’ alla Festa del cinema di Roma. Da sottolineare anche il lavoro di cesello sulla sceneggiatura da parte di Marjorie David, perché il romanzo autobiografico di Azar Nafisi si presta a più livelli di lettura, oltre ad essere anche un testo metaletterario e quindi non facile da trasporre nel linguaggio filmico.
«Se oggi voglio scrivere di Nabokov, è per celebrare la nostra lettura di Nabokov a Teheran, contro tutto e contro tutti». Così scrive Azar Nafisi nel suo libro e in effetti il film riprende letteralmente proprio il senso di questa frase: in particolare contro il regime teocratico e illiberale che continua a governare ancora oggi l’Iran, nonostante le numerose e reiterate proteste della sua popolazione più giovane e, dopo l’assassinio di Mahsa Amini, soprattutto delle donne iraniane, costrette a portare il velo in pubblico anche se non vogliono e, se il velo non è messo in testa a regola d’arte, imprigionate, frustate a sangue o uccise, come nel caso di Mahsa. Una delle scene più agghiaccianti del film è quella di una ragazza arrestata e portata nelle famigerate prigioni di Teheran, che viene frustata da una carceriera. Il movimento ‘Donna, vita, libertà’ resiste ancora, sempre più adombrato, purtroppo, da venti di guerra, e Azar Nafisi ha di certo contribuito, con la sua storia, a rivelare il volto maschilista e violento del potere iraniano, sotto l’ombrello del fanatismo islamico. Ma Leggere Lolita a Teheran è anche un atto d’accusa verso ogni totalitarismo che impedisce agli esseri umani di esprimersi come meglio credono e, in definitiva, di essere liberi. E i libri divengono, nel corso degli incontri tra l’insegnante e le sue allieve, occasioni di racconto delle proprie vite bloccate e, allo stesso tempo, viaggi immaginari verso un agognato Altrove nel quale poter essere libere di leggere, di amare e di dipingere, come dice Nafisi, «i colori dei propri sogni».
