MISCULIN E LA FOLLIA DEL TEATRO
il Ponte rosso n. 111 - gennaio 2025 | Stefano Crisafulli | teatro
di Stefano Crisafulli
‘Tecnica + follia = arte’. Sembra una formula matematica, ma invece è la sintesi perfetta del lavoro che Claudio Misculin ha portato avanti, lui, ‘matto per scelta’, assieme agli altri ‘matt’attori’ dell’Accademia della Follia, fino alla sua morte, nel 2019. A misurarsi con il racconto della sua straordinaria avventura teatrale presso l’ex Opp di San Giovanni, che si identifica anche con il suo percorso personale, a partire dagli anni ’70, proprio in contemporanea con l’arrivo di Franco Basaglia a Trieste, sino all’ultimo spettacolo e anche oltre, visto che la sua creatura è andata avanti anche dopo la sua dipartita, è stata la regista cinematografica Erika Rossi con il film Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza. Presentato domenica 19 gennaio al Teatro Miela nell’ambito del 36° Trieste Film Festival, il documentario di Erika Rossi, frutto di un collage misurato, rispettoso e attento sia agli aspetti emozionali che a quelli eminentemente teatrali della vicenda, ha ricevuto applausi a scena aperta da un pubblico che ha riempito il Miela in ogni ordine di posti, tanto da non poter far entrare tutti coloro che avrebbero voluto partecipare alla proiezione. «Tutto questo lavoro – ha affermato la regista triestina, in sala prima dell’inizio del film – è mirato a restituire a Claudio ciò che merita». E, assieme a lui, anche a coloro che hanno permesso che quest’utopia teatrale si realizzasse, da Franco Rotelli, suo amico e ‘padre psichico’, ad Angela Pianca, psicologa e autrice teatrale, dalla moglie e co-fondatrice Cinzia Quintiliani a Maurizio Soldà, che lo ha iniziato al teatro, sino a Sarah Taylor, che lo ha convinto ad inserire la danza nei suoi spettacoli provocatori e spigolosi. Tutti loro hanno testimoniato in questo film, consapevoli di aver preso parte, sulla scia della riforma basagliana, ad una vera e propria rivoluzione, teatrale e collettiva, e di aver realizzato un sogno.
Naturalmente, al centro della storia è l’Accademia della Follia, gruppo di ‘matti per mestiere e attori per vocazione’, che non voleva fare teatroterapia, perché, come diceva lo stesso Misculin, «con la teatroterapia non terapisci nulla», ma fare teatro per il teatro e diventare una vera compagnia professionistica, con tanto di tour (il ‘Mattintour’ negli anni 2000) e di repertorio, dai primi spettacoli quasi dolorosamente respingenti, con il corpo e il sangue di Misculin ben visibili sul palco, a quelli successivi, dotati non solo di presenza scenica e di verità (‘la verità è rivoluzionaria’, dice una frase scritta anche sui muri dell’ex-Opp), ma anche di una complessità sempre in evoluzione, come Stravaganza, con un testo di Dacia Maraini, del 2009. Su tutto emerge la fisicità debordante di Misculin, sempre messa in gioco davanti al pubblico attraverso salti, capriole, urla, vetri infranti, lesioni autoprodotte e auto-ricucite. Perché le sue ferite, come raccontano alcuni testimoni nel film, risalgono ad una prigionia di un anno in carcere dopo la quale «aveva perso il corpo e frammentato la testa», sino a scoprire la capacità del teatro di ricucirle, condividendole con gli altri. E del resto Misculin teorizza l’eccesso come un valore e il palcoscenico come ‘il luogo dell’eccesso’, per mostrare la follia di una società che produce disagio psichico e non felicità. Lui, assieme ai ‘matti’ della compagnia, è stato, come da titolo, «l’errore che ha permesso la vostra intelligenza» e che ha trovato la propria libertà tra la follia del teatro e il teatro della follia.
