Parini docente e intellettuale

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di Fulvio Senardi

 

È in uscita per i tipi di Fabrizio Serra editore, nel quadro dell’Edizione nazionale delle opere di Giuseppe Parini, il volume delle Prose – Scritti didattici e di politica culturale (1767-1798), a cura di Silvia Morgana e di Paolo Bartesaghi. Tra i meno adatti forse per una fruizione, diciamo così, “edonistica”, eppure fondamentale per cogliere a 360 gradi l’impegno operoso del poeta per la cultura e per la polis.

Come scrisse di Parini Pietro Verri al fratello Alessandro tre anni prima che si concludesse il percorso terreno del poeta: “è un uomo un po’ pedante, ma illuminato su i principi della scienza sociale e di molta probità”. Essere “illuminato” sui principi della scienza sociale significava, in parole povere, aver chiaro e ben coltivato il nesso illuministico educazione letteraria e formazione dell’uomo e del cittadino, da plasmare sviluppando la complessità delle sue potenzialità e funzioni, secondo le indicazioni, così Silvia Morgana, della “paideia sensista”, avendo cioè l’obiettivo di un concrescere armonioso di razionalità e sensibilità.

Il profilo del vir bonus dicendi peritus, in cui consiste l’idea dell’oratore di Cicerone, uno degli Antichi più costantemente richiamati negli scritti pariniani del presente volume, sembra balenare all’orizzonte del pur “aperto classicismo pariniano” (Morgana). Il perfezionamento dell’eloquenza, che è una delle esplicite finalità delle Lezioni di Parini che “traducono nella pratica didattica il progetto culturale ambizioso degli scritti del 1760-1770 legati al ruolo pubblico [del poeta] nell’ambito del rinnovamento degli studi avviati dal Governo asburgico” (Morgana), si fonda infatti da un lato sullo studio dei modelli illustri del passato, gli scrittori fiorentini del Trecento e del Cinquecento, mentre fa appello dall’altro al “volo di quel Genio e di quella fantasia che ci deve condurre nell’esecuzione, se si tratta di Belle Lettere o di Belle Arti” (Parini). Interessante questo chiamare in causa il Genio nella stagione del trionfante illuminismo, quasi a guardare innanzi alla prossima fase di cultura e sensibilità.

Ma è un Genio, o una genialità come dir si voglia, che né deve concedere agli scrittori di allontanarsi da quel terreno dell’“utile” che soltanto garantisce della finalità civile del loro impegno (si ricordi: “va per negletta via / ognor l’util cercando / la calda fantasia”), né può consentire l’abbandono della tradizione per “amore di novità e di moda, anzi, a dir meglio, per depravazione di gusto” (Parini). Resta infatti stabile e costante nel poeta lombardo, quand’anche indossi la veste del pedagogo (anzi, a maggior ragione in tal caso), “un forte senso di misura, di cautela, di concretezza, di diffiden[za] di ogni avventura e di ogni affrettata rottura dell’ordine presente”, come spiegava Walter Binni ancora negli anni Cinquanta.

Se guardiamo un po’ più da vicino questo volume delle Prose, possiamo distinguervi tre blocchi di scritti: in primo luogo quelli che attengono all’impegno di professore di Belle Lettere nelle Scuole Palatine, ruolo che Parini ricoprì a partire dal 1769, mantenendolo anche quando esse furono trasferite nel palazzo di Brera, assumendo il nome di Regio ginnasio. E si tratta in questo caso delle Lezioni di Belle Lettere che corrispondono alla parte prima del volume; ci sono poi i contributi che Parini stilò per il Supremo Consiglio di Economia (particolarmente significativi, così la curatrice, in quanto danno testimonianza dello “sviluppo del pensiero e della concezione estetica e critica” del poeta), scritti che compongono la seconda parte del libro, insieme a riflessioni sulla didattica, e ad altre ancora attinenti alla Cattedra di Belle Lettere e all’Accademia di Belle Arti, fondata a Milano nel 1776; una terza sezione infine che comprende gli scritti di politica culturale per la Repubblica Cisalpina. Nel complesso, il bel profilo di un intellettuale che, pedagogo per necessità, seppe poi trasformare questo destino, per l’impegno sincero e lo spessore culturale, in una vocazione.