RILKE: UNA BIOGRAFIA DELL’ANIMA

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Un saggio di Marilena Garis racconta la vicenda umana, quella spirituale e quella artistica del poeta praghese

di Fabia Trotta

Marilena Garis
Reiner Maria Rilke.
La luce sull’invisibile
Ares, Arcore (Monza-Brianza) 2025
pp. 304, euro 19,00

In occasione dei 150 anni dalla nascita del poeta boemo di lingua tedesca, Rainer Maria Rilke (1875-1926), Marilena Garis (1976), giurista e studiosa rilkiana, ne celebra l’opera e la vita con il suo ultimo libro, Reiner Maria Rilke – La luce sull’invisibile (ed. Ares, Arcore, 2025). Alla presentazione del libro allo Spazio Forum del Museo LETS a Trieste, avvenuta il 4 dicembre, curiosamente anche giorno della nascita del poeta, l’autrice, dialogando con Ulisse Dogà, dell’Università di Trieste, e con Riccardo Cepach, direttore del Museo Lets, traccia una sorta di biografia dell’anima del poeta, ricostruendo attraverso le peregrinazioni terrene dell’uomo Rilke le tappe più complesse della sua metamorfosi creativa.

Partendo quindi dalla biografia del poeta, l’autrice delinea parallelamente la genesi delle sue opere. Rilke, nato a Praga otto anni prima di un altro famoso concittadino, Franz Kafka, fu oggetto fin dall’infanzia di un amore materno soffocante. Negli anni che seguirono, al trauma di questo amore si aggiunse l’educazione militare imposta dal padre, che acuì nel giovane la ricerca di solitudine: «Tu, mia solitudine santa,/ tu sei ricca e grande e pura/ come un giardino che si desta»(Avvento, Prime Poesie in R.M.Rilke, 1895-1908, p.24). Una solitudine che si rivelerà non soltanto unica via percorribile per sopravvivere alla scuola militare, «tra ragazzi robusti e scanzonati, misurati sulla forza fisica» (p.23), ma anche come condizione imprescindibile per il processo maieutico. Inevitabile la rottura, cioè l’abbandono della scuola militare che avverrà grazie anche al provvidenziale intervento di uno zio avvocato, in virtù del quale Rilke potrà continuare gli studi come privatista, dimostrando eccezionali doti, tanto da diplomarsi dopo uno studio di soli tre anni laddove ne erano previsti otto. E però in questa solitudine, conquistata dolorosamente, «intesa come ricerca di sé nel silenzio, per poi ritornare ad immergersi nel frastuono delle grandi città» (p.24), che Rilke maturerà la sua poetica giovanile.

E sarà proprio nella metropoli di Monaco che nel 1897 il poeta incontrerà Lou Andreas Salomè, moglie dell’iranista Friedrich Carl Andreas, che segnerà un punto di svolta nella sua vita di uomo e di artista, che gli consentirà di maturare una trasformazione che dalle prime poesie, soffuse e crepuscolari, lo condurrà alla stesura de Il buon Dio, al Libro d’ore, al Malte ed infine alle Elegie duinesi e ai Sonetti a Orfeo. Con Lou, Rilke vivrà a Berlino e, in omaggio ancora a Lou, si recherà a Firenze dove scriverà il Diario fiorentino (1898), ma sarà a Mosca (1899), sempre a fianco di Lou, dove il tocco delle campane del Cremlino, in occasione della Pasqua, gli provocherà un vero e proprio sconvolgimento spirituale. In quel pellegrinaggio russo Rilke, come osserva la Garis, «riconobbe una spiritualità profonda e genuina, ormai scomparsa in Occidente» (p.56). E la Russia diventerà infatti una sorta di patria spirituale dove ritornerà con Lou anche l’anno successivo. Sarà un viaggio memorabile, in cui incontreranno il vecchio Tolstoj e Leonid e Boris Pasternak, ma sarà anche l’ultimo viaggio insieme. La separazione sarà devastante per entrambi. Continueranno a scriversi ma non si incontreranno per lungo tempo. In tal modo Rilke sembra realizzare il suo proposito di non imporre l’amore a nessuno: «Non amare mai, per non porre nessuno nella terribile condizione di essere amato» (p. 144). Proposito disatteso nella sua vita più e più volte. Tant’è che l’anno successivo a Worpswede, l’idilliaco “Künstlerdorf”, villaggio di artisti, situato nel nord della Germania a poca distanza da Brema, Rilke si legherà di intima amicizia con la pittrice Paula Modersohn-Becker e con la scultrice Clara Westhoff, allieva di August Rodin. Sposerà quest’ultima, ignorando il consiglio contrario di Lou. Con Clara avrà una figlia, Ruth, che dopo la separazione consensuale, avvenuta dopo breve tempo, verrà affidata alla nonna materna. Anche il rapporto con la figlia, sarà improntato a quel tipo di amore a distanza che contraddistingue tutte le storie sentimentali di Rilke. Grazie a Clara, Rilke diventerà il segretario di Rodin, ormai famoso. E se a Worpswede, insieme agli amici pittori Rilke aveva imparato a guardare le cose, iniziando quell’opera dello sguardo, che si concretizzerà nel suo Libro delle immagini (Bildersbuch), osservando l’opera di Rodin, Rilke inaugurerà una nuova stagione della sua poetica :«Fare con le parole ciò che Rodin faceva con la pietra» (p.104). Ma dopo la rottura con Rodin, saranno altri due artisti ad avere un impatto determinante sul suo travaglio creativo, questa volta due pittori, Cèzanne e Klee. Esperienze che lo porteranno a sviluppare quel Weltinnenraum, quello spazio interiore di mondo, la cui ricerca e la cui definizione si palesano non solo nella sua opera ma anche nella sua vita raminga. La consapevolezza di essere un Unbehauster Mensch, un uomo senza dimora, lo spingerà a viaggiare pressoché ininterrottamente in Europa fino a toccare anche l’ Africa. Proprio di ritorno da un viaggio in Egitto, dopo un periodo di scarsa produttività poetica, nel 1912 Rilke si rifugerà al Castello di Duino, ospite della principessa Marie Thurn und Taxis. Qui, in uno stato di trance, comporrà le prime due Elegie e parte della terza. Nei versi scritti sotto dettatura dell’Angelo, una sorta di ‘dettato magico’, Rilke darà vita ad una nuova mistica cosmica, che ignora Dio ma non il divino. La tematica dell’Angelo appare per la prima volta nell’opera Mir zur Feier, (Per la mia festa) del 1899 ed è innervata di una religiosità che però si discosta da ogni confessionalità. Gli Angeli, le Fanciulle, le Preghiere sono elementi ricorrenti della poetica rilkiana. Ma gli Angeli non vanno intesi nel senso religioso di matrice cristiana, rimandano piuttosto alle figure angeliche dell’Islam, spiega lo stesso Rilke, non sono creature di Dio ma sono create dall’uomo. In particolare l’Angelo ‘duinese’, non più supplicato ma invocato, risponderà all’invocazione dettando al poeta le Elegie: «Ma chi, se gridassi, mi udirebbe, dalle schiere/ degli Angeli? E se anche un Angelo a un tratto/ mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte/ mi farebbe morire.[…]» (p.160). Gli Angeli appaiono come creature di un interregno fra la vita e la morte. Tuttavia, lo stato di grazia, per così dire, che esperirà Rilke a Duino, si interromperà e dovranno trascorrere dieci anni prima che l’Angelo gli si manifesti nuovamente. Infatti, appena nel 1922, nel Vallese, nella torre di Muzot, prima e unica dimora di Rilke, il poeta udirà nuovamente l’Angelo, sotto la cui dettatura completerà le Elegie duinesi. Poco dopo concluderà anche i Sonetti a Orfeo. Sopraffatto dalla gioia per il completamento delle due opere, Rilke scriverà ai più intimi e cari amici, dando sfogo alla sua esultanza: a Nanny Wunderly-Volkart amica degli ultimi anni, alla pittrice Baladine Klossowska, amore di gioventù ritrovato, e ovviamente a Lou Salomè. Come dirà lui stesso, riferendosi al soffio dell’ispirazione, «[ho potuto] con lo stesso soffio, gonfiare entrambe le vele: la piccola vela color ruggine dei Sonetti e l’immensa vela bianca delle Elegie»(pg.210). Negli anni a seguire la sua produzione lirica sarà prevalentemente in francese, la lingua mantenuta in uso dalla madre Phia durante la sua infanzia. «Le liriche si susseguono come una passeggiata lungo viottoli di campagna, tra torri e vigne, ruscelli e sentieri, alberi gonfiati dal vento e gente laboriosa che si adopera tra i vigneti, sotto il sole cocente che li scalda” (p.231). In questa atmosfera dove il tempo scorre secondo i ritmi della natura, Rilke trova nelle cose umili, “la morte bella”, quella che non è antitesi della vita ma ‘vive’ nella vita. E la morte lo coglierà il 29 dicembre del 1926. «Non ergete lapidi. Ma ogni anno fate che per lui fiorisca la rosa» (p.259).