SPIEGARE TRIESTE AI FORESTIERI
il Ponte rosso n. 111 - gennaio 2025 | Marina Silvestri | narrativa
Personaggi immaginari in uno scenario storico nel libro di Antonio Tommasi
di Marina Silvestri

I giorni dell’eclisse
Spiegare Trieste ai forestieri
Battello Stampatore, Trieste 2024
pp.134, euro 14.00
Sei racconti per rispondere al commento di una ragazza che sta partendo da Trieste dove ha passato qualche anno per motivi di studio e, guardando dal treno il panorama del golfo, dice: «Che città incredibile! Non sembra nemmeno di essere in Italia!», I giorni dell’eclisse. Spiegare Trieste ai forestieri (Battello Stampatore, 2024) di Antonio Tommasi. L’autore, affronta le pagine più buie della storia di Trieste, quando la città entrò in un cono d’ombra di violenza e disorientamento: Luglio 1920, settembre 1938, maggio 1945, marzo 1952, novembre 1953 a cui si aggiunge il 26 ottobre 1954, giorno della riunificazione all’Italia. Date studiate dagli storici, raccontate da testimoni e scrittori, due nomi per tutti: Boris Pahor e Pier Antonio Quarantotti Gambini. Protagonisti del testo di Tommasi sono personaggi di invenzione costruiti attraverso un puntuale lavoro storico, d’archivio e di memorie dirette, con l’obiettivo di filtrare la grande storia attraverso la voce della gente comune.
I primi due episodi riguardano l’incendio del Balkan e la proclamazione delle leggi razziali. Quanto successe traspare nel primo dalle voci concitate dei membri della famiglia di un ragazzino che, con il padre, era andato a vedere in Sacchetta le barche ormeggiate per la grande regata da Trieste a Portorose, nonostante la preoccupazione della madre per «quello che si sentiva dire in giro». 13 luglio 1920 «…i facinorosi non erano in tanti; c’erano più forze dell’ordine che manifestanti. E la folla che gremiva la piazza era composta da semplici curiosi […] che assistevano, senza però partecipare all’assalto; come a uno spettacolo». Entrambi i racconti presentano una città sostanzialmente estranea agli accadimenti. 18 settembre 1938: le reazioni di tre amici, membri di una società canottiera. Tommasi descrive l’«esibizione di festosità», il «lavorio per cambiare il volto della città, quasi fosse una rappresentazione teatrale», la «sensazione molesta che tutto fosse esagerato che fosse solo finzione», mentre «la parola razza che si era insinuata prepotentemente nella vita di tutti stava spargendo il suo veleno, intossicandoli lentamente, senza che se ne avvedessero».
A due voci, quelle di Cesare e Tea sono descritti i quaranta giorni dell’occupazione jugoslava, quasi il diario di un timido innamoramento, fiammella di un nascente sentimento mentre la città è in balia al destino: «Mi sembrava tutto irreale, – confessa Tea – peggio di quando cadevano le bombe; almeno quello era un periodo che capivamo, ma questo…». Cesare riconosce fra i partigiani che sfilano per le strade un amico d’infanzia. «Rivedere ora il Rosso assieme ai partigiani e con una vera arma fra le mani mi fa un certo effetto. Un misto di incredulità e di paura». E commenta: «sono contadini dei villaggi del Carso o fatti di arrivare appositamente da luoghi ancora lontani. Se non fosse una cosa triste mi verrebbe da ridere: anche i fascisti facevano lo stesso quando c’era da festeggiare qualcosa e bisognava dare un’immagine di partecipazione popolare e compattezza».
Ed è corale la descrizione del periodo del Governo Militare Alleato ricostruito attraverso la quotidianità di un nucleo familiare trasferitosi a Trieste, in particolare Leo il padre e la figlia Vera che scende in piazza con gli altri studenti per rivendicare Trieste italiana, e culmina con i fatti di novembre ’53, dove emerge con forza la città stessa che dà prova di «compostezza e dignità”. «La città aveva visto, la città sapeva. I morti erano lì, riuniti nella cattedrale per ricevere l’omaggio di Trieste».
Roberto Curci che ha firmato la prefazione sottolinea che «la bravura di Tommasi sta non solo nel sovrapporre abilmente il privato al pubblico, così rendendo il pubblico ben più vivo e comprensibile, ma nell’imprimere vita vera anche ai suoi personaggi, ognuno ben definito psicologicamente, nelle verosimili reazioni agli eventi i corso, mai manierate, mai posticce». Il libro è corredato da immagini fotografiche concesse dall’I.R.S.R.E.C e dall’I.R.C.I.
