TONE KRALJ: UN MISTICO VISIONARIO
Alessandro Quinzi | Il Ponte rosso n. 129 -luglio-agosto 2026 | Mostre in Slovenia
Alla Narodna Galerija di Lubiana una vasta selezione delle opere dell’autore sloveno
di Alessandro Quinzi
Galerija Božidar Jakac
Alla Narodna galerija di Lubiana è visitabile fino a domenica 4 ottobre la mostra “Tone Kralj (1900–1945). Un mistico visionario”, organizzata dalla Galleria in occasione del 50° anniversario della morte e del 125° anniversario della nascita del grande artista sloveno, in collaborazione con la Galerija Božidar Jakac – Museo di arte moderna e contemporanea di Kostanjevica na Krki. Dai fondi di entrambe le istituzioni sono state selezionate più di ottanta opere, per la maggior parte dipinti e incisioni (xilografie, acquaforti, litografie), ma anche rilievi in bronzo e legno e sculture intagliate nel legno o modellate in gesso. L’impressione di varietà che il visitatore percepisce già all’ingresso dello spazio espositivo è accentuata anche dalle differenti dimensioni delle opere, che spaziano delle incisioni di pochi centimetri, alle tele monumentali.
La mostra è incentrata sugli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quando Tone Kralj, dopo il trauma della prima guerra mondiale, vissuto in prima persona sulla linea del Piave, esordì alle soglie della maggiore età sulla scena artistica slovena, inizialmente sotto l’ala protettrice del fratello maggiore France (1895-1960), per poi affermarsi in modo sempre più autonomo anche su quella europea. Questa ascesa è ripercorsa nel catalogo (disponibile in edizione inglese) da Goran Milovanović, curatore della mostra, che ha messo in luce la reattività di Kralj agli stimoli artistici contemporanei. Suggestivi nella formazione di un linguaggio personale i paralleli proposti con le opere dello svizzero Ferdinand Hodler (1853-1918), al quale si può affiancare pure il nome del belga George Minne (1866-1941), sempre per «l’eleganza delle forme associata a una forte espressività che declina in movenze dolenti» come suggerito da Maurizio Lorber in un recente contributo apparso su Frontiera Adriatica. Forte è stata anche la fascinazione subita da Gustav Klimt (1862-1918), in particolare dalla Hygieia, l’allegoria della medicina dipinta entro il 1907, poi rifiutata dalla committenza, l’Università di Vienna, finalmente esposta al Belvedere tra il 1919 e il 1938 e infine distrutta durante la seconda guerra mondiale. Echi immediati si possono cogliere nell’esposto ciclo delle sei incisioni intitolato Vita, tirato a Praga tra il 1921 e il 1922, oppure nella tela del Crepuscolo della vita, una danza macabra realizzata sempre nel 1921. Il tema della morte vome quello della sofferenza, ma anche della rinascita accompagneranno l’intero iter creativo dell’artista.
Salomé, 1931
Galerija Božidar Jakac
L’abbrivio al palcoscenico europeo è offerto dalle partecipazioni alla Biennale di Venezia: nel 1926 con la composizione scultorea Passio (Galleria Moderna, Lubiana; Museo della Letteratura, Praga); nel 1928 con tre dipinti, tra cui le premiate Nozze contadine slovene (Museo d’Arte Contemporanea, Belgrado); nel 1930 con le litografie a tema religioso della Natività e del Benefattore. L’ultima presenza alla Biennale risale al 1954, ma in quell’occasione l’artista fu ospitato nel padiglione nazionale jugoslavo, che era stato allestito solo nel 1938. La Biennale di Venezia ha accreditato il nome di Kralj nell’Europa centrale e occidentale. Così nel 1935 allestì una mostra personale all’Hagenbund di Vienna, mentre numerose sono le partecipazioni a esposizioni collettive allestite a Anversa (Harmonie, 1930), Londra (Tate Gallery, 1930), Milano (Palazzo della Permanente, 1931), Padova (Fiera dei Campioni, 1931–1932), Amsterdam (Stedelijk Museum, 1932), Lipsia (Museum der bildenden Künste, 1932), Saarbrücken (1933) e Parigi (Salon des Tuileries, 1936). Gli anni Venti e Trenta segnano il progressivo passaggio dall’espressionismo, che raggiunse un primo apice nella decorazione della chiesa di Sant’Elena a Prem vicino a Ilirska Bistrica nel 1921, alla nuova oggettività, che confinerà il linguaggio di Kralj entro il perimetro dell’arte figurativa, alla quale rimarrà fedele anche nell’ultimo periodo creativo degli anni Cinquanta e Sessanta. Questi decenni sono presenti in mostra con una sezione autonoma e a sé stante dedicata alle illustrazioni, con gli immancabili acquerelli realizzati per l’edizione del Martin Krpan di Fran Levstik (1831-1887), uno dei classici della narrativa slovena.
1934 circa
Galerija Božidar Jakac
Il fiore all’occhiello della mostra di Lubiana sono senza dubbio le due tele di grandi dimensioni, presentate al pubblico dopo un oblio durato quasi un secolo. Dai depositi della Narodna galerija proviene l’Ultima cena realizzata tra 1928 il 1929 e premiata nel 1931 all’Esposizione Internazionale d’Arte Sacra Cristiana Moderna di Padova, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il 700° anniversario della morte di Sant’Antonio. Apprezzamenti ancora più convinti ottenne la pittura religiosa di Tone Kralj in Belgio dove il suo nome fu accostato dalla critica a quelli di Giotto e di Bruegel. Tutto ciò ha indubbiamente agevolato l’ingresso del pittore nelle chiese, realizzando quella demarcazione del confine indagata nella monografia di Egon Pelikan (IRSREC FVG 2020). Tale è il caso della Via crucis dipinta tra il 15 giugno e il 10 ottobre 1931 sulle pareti della chiesa della Santissima Trinità a Cattinara su invito dell’allora parroco sloveno Hubert Leiler (1894-1942), quando era vescovo di Trieste il goriziano Luigi Fogàr (1882-1971). Precede l’inizio dei lavori la monumentale Salomè, esposta per la prima e unica volta alla fine di maggio in un padiglione della Fiera di Lubiana e rimasta in collezione privata sino al 2024. Sulla tela il re Erode e la sua corte sono confinati nell’angolo in alto a destra mentre si abbandonano ai bagordi (lo scrittore triestino Alojz Rebula lo avrebbe definito il tiranno «l’incarnazione della lascivia»), il primo piano è invece occupato dalle figure delle due donne, dipinte in modo marcatamente erotico, di Erodiade e Salomè. Quest’ultima, con un vassoio tra le mani, attende impassibile che il carnefice le consegni la testa di Giovanni Battista, mentre la compiacenza della madre è riassunta nel gesto volgare delle mani, il cui significato è per altro ignoto alla cultura slovena. Nella riduzione della scala cromatica alle tinte tricolore è patente la condanna del regime fascista. Scrive in proposito Milovanović che nel contesto storico del Litorale sotto il fascismo italiano «tale iconografia si legge come una diagnosi del rapporto tra il potere e la comunità soggiogata, dove la violenza non è un fatto casuale, ma è istituzionalizzata, esteticamente ordinata e ideologicamente sostenuta». Come atto di condanna e resistenza al fascismo è stata vissuta e interpretata anche la Via crucis di Cattinara, la cui realizzazione fu osteggiata per la cifra stilistica espressionistica, verrebbe da dire “alloglotta”, perché non riconducibile alla tradizione italiana. Ed è a suo modo significativo che proprio nel 1932 Ubaldo Oppi (1889-1942), portava a compimento la decorazione della Cappella di San Francesco nella Basilica del Santo a Padova «attenendosi in tutto alla Tradizione Trecentesca e Quattrocentesca» italiana.
1928-29
