STORIA DI UNA MOSTRA
Il Ponte rosso n. 129 -luglio-agosto 2026 | mostre in regione | Walter Chieeghin
Antefatti e probabile successo (commerciale e mediatico) di una mostra triestina
di Walter Chiereghin

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“L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo” al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste è un’esposizione, curata da Marianna Accerboni, inaugurata lo scorso 23 luglio.
Il Piccolo, media partner dell’iniziativa, ne dava notizia il giorno precedente, prima anche della presentazione alla stampa, con un articolo nelle pagine culturali, annunciato in prima pagina e curiosamente anonimo. Lo sconosciuto redattore (o redattrice) risultava meticolosamente informato riguardo alla mostra, della quale riportava dettagliatamente il numero degli oggetti esposti («220 opere [sic!] tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e di moda, ceramiche, fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, gioielli, accessori, profumi e materiali d’archivio»), nonché il ragguardevole numero di enti, istituzioni e privati che supportavano l’iniziativa (oltre al Comune di Trieste, «media partner Il Piccolo e con il sostegno di Fondazione CRTrieste, le fondazioni Casali ETS, Ciaccio Arte/Big Btoker Insurance Group, Azienda Agricola Zidarich, Videoest, Gruppo Hermada, Finzi Carta»). Corredava il testo un’immagine dell’Autoritratto della Fini, prestato dal Museo Revoltella, che si scoprirà poi divenire l’onnipresente icona di tutto il materiale promozionale della mostra. L’informatissimo e misterioso redattore (o redattrice) dell’articolo rivelava in apertura del suo “pezzo” che la mostra arriva a Trieste «dopo il grande successo conseguito all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles», rivelando così un antefatto.
Ce n’è però un altro di antefatto, che l’anonimo redattore (o redattrice) ha omesso di citare nel suo peraltro informato articolo, probabilmente perché all’oscuro – a differenza di chi ora qui ne scrive – di quanto era avvenuto un anno prima nel Curatorio del Museo Revoltella. Il quale Curatorio, in una delle sue diradate riunioni, il 17 luglio dello scorso anno, aveva finalmente deciso di autorizzare il progetto di una mostra intitolata “Donne di mare”, della quale si andava discutendo da mesi, approvando un menabò predisposto dalla curatrice del Museo Susanna Gregorat ed integrandolo con la proposta di uno dei presenti di allargarlo anche all’artista triestina Graziana Pentich (Trieste, 1920 – Roma, 2013). Prima che si chiudesse la discussione su quel punto, l’architetto Accerboni – membro del Curatorio – propose di sostituire la mostra in fieri con un’altra, della quale avrebbe potuto assumere la curatela, una volta che si fosse resa disponibile la mostra allestita a Bruxelles sulle pittrici triestine da lei stessa ideata. Di fronte a una ferma opposizione espressa da un altro membro del Curatorio, che rilevava un vistoso conflitto di interessi nella proposta della collega, che avrebbe giocato la partita come committente, per il suo ruolo pubblico in seno al Curatorio, e al contempo come assegnataria, come privata, dell’incarico che si proponeva di ricevere dallo stesso organismo del quale faceva parte. Accerboni si disse persuasa dell’obiezione oppostale e ritirò la propria proposta, tra l’imbarazzato silenzio di tutti i presenti.
Tutto bene, allora? Non proprio, perché da quel 17 luglio 2025 della mostra che avrebbe dovuto realizzare autonomamente con risorse in gran parte proprie il Revoltella non se ne seppe più niente e forse niente se ne saprà anche in futuro, posto che nel frattempo il Comune ha co-finanziato, assieme alla Fondazione CRTrieste (ove la Accerboni siede come membro del Consiglio Generale) e ad altri enti ed aziende più sopra citati, la mostra che oggi si può visitare al Magazzino 26.
è di tutta evidenza che non avrebbe senso programmare ed allestire un’esposizione sullo stesso tema e con (quasi) le stesse protagoniste, anche escludendo da esse Leonor Fini, il cui iconico Autoritratto è stato graziosamente concesso in prestito dal Revoltella all’iniziativa concorrente, che ne fa largo uso nei propri materiali promozionali (a proposito, il Regolamento del Museo sancisce tassativamente all’art. 36 che «nessuna opera d’arte può essere trasportata fuori dalla sede museale, anche soltanto temporaneamente, senza la previa autorizzazione del Direttore, del Curatorio, dell’Amministrazione Comunale, della Soprintendenza alle Gallerie del Friuli-Venezia Giulia e della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia»; di questi sicuramente due mancano all’appello: il Direttore, che notoriamente è stato soppresso come carica, e il Curatorio, che nessuno si è curato di interpellare in merito).
La mostra programmata dal Revoltella, che ha impegnato il personale scientifico del museo fino alla redazione di una bozza programmatica, caldeggiata dal Curatorio, temiamo che sarà rinviata sine die se non inesorabilmente abortita, in favore dell’iniziativa privata di cui si è detto sopra.
Ciò che ha reso possibile tale scacco, per niente trasparente, alla proposta formulata dal Curatorio fa ritenere che l’aborto dell’iniziativa del Museo sia stato certo assecondato e probabilmente sollecitato da uno dei suoi stessi membri.
C’è un atto formale che ha reso possibile il sorpasso dell’iniziativa privata su quella pubblica: si tratta di una deliberazione della Giunta comunale, n. 250 di data 28 maggio 2026, avente per oggetto «Mostra ”L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo”. Sala C. Sbisà del Magazzino 26, […]. Coorganizzazione con l’Associazione Culturale Foemina Aps». In essa, «Vista la domanda di coorganizzazione, presentata in data 18 dicembre 2025 dall’Associazione Culturale Foemina Aps (con sede a Trieste in viale della Terza Armata, 1)» (fondata nel 2020 su progetto dell’arch. Marianna Accerboni, Ndr), il Comune di Trieste si è impegnato a mettere a disposizione gratuitamente la Sala Carlo Sbisà nel periodo 16 luglio-29 settembre 2026 (allestimento e disallestimento inclusi), nonché a farsi carico delle spese vive di funzionamento (fornitura di energia elettrica, acqua, riscaldamento/condizionamento e quelle relative ai servizi di pulizie e sorveglianza, tra le quali un addetto alle emergenze antincendio e per il primo soccorso, al fine di garantire il necessario coordinamento della sicurezza) degli spazi messi a disposizione.
La deliberazione non riporta un preciso impegno di spesa previsto per la coorganizzazione della mostra di cui stiamo parlando, ma informa che la mostra sarà ad ingresso libero. Apprendiamo invece che per accedere alla sala di esposizione ogni visitatore dovrà dotarsi di un biglietto d’ingresso del valore di 5 euro.
Siamo andati a verificare oggi (8 agosto) e alla richiesta di conoscere come mai veniva richiesto un pagamento nonostante la delibera sopra citata, il gentile personale addetto alla vigilanza ha esibito una mail del Comune del 20 luglio che informava che una delibera di pari data, non meglio precisata, aveva autorizzato il pagamento dell’ingresso il cui incasso andrà «a beneficio dell’Associazione Foemina Aps». Difatti, all’ingresso della sala ci veniva richiesto il balzello, in cambio del quale non veniva emesso alcun biglietto ma, limitatamente ai visitatori che ne facessero richiesta, si sarebbe fornita una ricevuta dell’avvenuto pagamento. Nessuna registrazione degli altri incassi, nessun rilievo degli accessi: chissà la fatica per rendicontare le entrate ai fini fiscali…
Abbiamo accennato a tutto ciò che è a nostra conoscenza a proposito della genesi e dei primi giorni di apertura dell’esposizione.
Quello che ancora non sappiamo è chi e con quali mezzi ha impedito che si completasse il progetto espositivo elaborato dal Revoltella ed approvato dal suo Curatorio, sabotando nei fatti l’unico progetto espositivo concepito per sua iniziativa e invece miseramente abortito.
E ancora quello che non sappiamo è chi abbia autorizzato l’uscita dalla sede museale delle opere prestate per realizzare la mostra concorrente, ignorando bellamente il Regolamento nel suo articolo 36.
Quello che inoltre non sappiamo è come mai il Comune abbia dapprima stabilito, il 28 maggio, che l’ingresso alla mostra fosse libero, per ricredersi il 20 luglio, beneficando ulteriormente Foemina Aps degli incassi dello sbigliettamento (si fa per dire, non esistendo biglietti di ingresso, né alcuna seria rendicontazione del denaro raccolto).
Se mai venissimo a conoscenza di tutto ciò o di altro, sarà nostra cura farvelo conoscere.
