TRASPARENZE E RIFLESSI A VILLA MANIN

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Affascinanti installazioni contemporanee negli spazi di Villa Manin a Passariano. Giocare con la percezione per mezzo di trasparenze e riflessioni speculari

di Walter Chiereghin

Almeno in due precedenti occasioni – le mostre di Zimoun (febbraio 2023 – marzo 2024, https://www.ilponterosso.eu/un-contemporaneo-a-casa-del-doge/ ) e quella di Michelangelo Pistoletto (maggio 2024 – gennaio 2025) – avevamo già avuto modo di osservare, sul Ponte rosso n. 97 e sul successivo n. 102 ( https://www.ilponterosso.eu/a-villa-manin-con-pistoletto/ ), come opere e installazioni della nostra contemporaneità si fondessero suggestivamente con gli elementi architettonici, le decorazioni, gli stucchi, i cristalli dei lampadari, i marmi dei pavimenti della sontuosa dimora dogale settecentesca di Passariano.

Inside Outside
Welcome
cinque tende in velo di Trevira CS
stampato digitalmente
7×6,25 m.
2025

Tale “recondita armonia”si rinnova oggi e fino al 26 ottobre, anche negli spazi verdi altrettanto sontuosi del parco, grazie all’esposizione “Architetture trasparenti”, curata da Guido Comis, direttore di Erpac, e da Linda Carello con Daniele Capra, organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, all’interno del programma GO! 2025&Friends, che prevede eventi ed occasioni d’incontro che si dilatano dal capoluogo isontino a tutto il territorio regionale.

Sono stati chiamati a fornire sedici installazioni un drappello internazionale di artisti contemporanei, a partire dal Collettivo Inside Outside, fondato ad Amsterdam nel 1991 dalla designer e architetta Petra Blaisse, che propone Welcome, un breve labirinto tessile che convoglia i visitatori dall’ingresso della barchessa di Levante, facendoli transitare attraverso le semitrasparenze delle lunghe tende candide che alterano la prospettiva euclidea del lungo porticato e la stessa percezione della facciata della Villa, giocando quindi tra contrapposte polarità di “dentro” e “fuori”, di “nitido” e “sfumato”, in un percorso che da rettilineo viene coartato a farsi zigzagante. Un’installazione che prelude all’intento generale dell’esposizione, suggerente l’idea del confine, in sintonia con l’impianto ideologico dell’intero progetto transfrontaliero di GO!2025, come è noto basato sulla duplice realtà di Nova Gorica e Gorizia, capitale europea della cultura 2025.

 

 

 

Il pianterreno della Villa ospita, in altrettanti ambienti, altre dieci installazioni, ad iniziare da Plexus n.46, di dimensioni monumentali, realizzata in loco ad opera del messicano – residente a Dallas nel Texas – Gabriel Dawe (1973), che grazie all’utilizzo di migliaia di fili colorati

Gabriel Dawe
Plexus n. 46
filo da ricamo e ganci in acciaio
300 x 425 x 220 cm.
2025

armonicamente tesi dà vita ad una multicolore composizione intrecciata, cangiante a seconda della disposizione delle luci o della posizione dello spettatore, proponendo diverse dinamiche sollecitazioni percettive.

Robert Irwin
Multiple Configurations #1
plexiglas, 2018
coll. privata

è quindi la volta del californiano Robert Irwin (1928-2023), personalità di primo piano nelle arti visive statunitensi, del quale è presente a Passariano un’opera della tarda maturità, Multiple Configurations #1, realizzata nel 2018 e strategicamente collocata in prossimità delle finestre esposte a sud, nel punto più luminoso della stanza. A suo tempo attivo in seno al “Light and Space movement”, Irwin ha assegnato anche in quest’opera un ruolo fondamentale alla luce, che si esercita attraverso le trasparenze variamente colorate di alcune spesse lastre in plexiglas alte più di tre metri, di sezioni varie, a T, a L o a croce, che offrono alla visione suggestioni continuamente diverse a seconda del variare dell’incidenza della luce e del punto di vista di chi osserva.

 

 

 

 

Nella sala successiva è la volta del danese Jeppe Hein (Copenhagen, 1974) illudere e allettare la percezione dei visitatori mediante il suo Geometric Mirrors X, un gioco – è il caso di dirlo – di due superfici specchianti verticali ciascuna della forma di due trapezi sovrapposti uniti per la base minore, disposte ortogonalmente l’una rispetto all’altra. La composizione diviene così un’alternanza di pieni e di vuoti che inganna di continuo l’osservare mediante riflessioni e permeabilità alla visione, amplificando artificiosamente gli effetti di relazione tra l’oggetto e l’ambiente settecentesco che lo contiene.


Janusz Grünspek
Drawing in Space
Disegni nello spazio
legno. 2009/2010

Molto originali una serie di oggetti scaturiti dall’inventiva di Janusz Grünspek (Wodzisław Śląski, Polonia 1989), che con Drawing in Space / Disegni nello spazio, in cui oggetti di uso comune quali una sedia, un tavolo, un computer e una scala sono rappresentati, a grandezza naturale, mediante l’utilizzo di sottili listarelle di legno incollate, a disegnare i contorni degli oggetti, deprivati delle superfici. Un interessante intreccio tra disegno e scultura.

Concettualmente vicino al lavoro di Grünspek è la proposta di Anna Pontel (Aiello del Friuli, 1974) che con Corpo inclinato, concepito nel 2020, nel periodo della segregazione imposta dalla pandemia, che riproduce mediante tubolari in ferro i contorni tridimensionali dell’appartamento dell’artista, inclinati in quanto poggiati da un lato su una poltrona e, simbolicamente, allo scopo di narrare della precarietà, non soltanto sotto il profilo abitativo, della condizione umana.

Valendosi delle dimensioni monumentali del salone centrale della Villa il collettivo Inside Outside mette a segno con …to the sixth dimension / ,,,verso la sesta dimensione una delle installazioni più coinvolgenti e anche più semplificate nel progetto e nell’esecuzione. Nell’ampio spazio di quello che era l’atrio della Villa, il cui altissimo soffitto dista 16 metri dal pavimento, quest’ultimo è stato integralmente ricoperto di una superficie a specchio che offre a chi la percorra la sensazione di muoversi a mezz’aria, sospeso a mezza altezza dentro un contenitore alto 32 metri.

Inside Outside
… to the sixth dimension
… verso la sesta dimensione
polietilene e colore acrilico
1.450×1.355 cm.
2019

Altra emozionante scenografia è dovuta all’installazione della californiana Pae Withe (1963), In Love with Tomorrow, un’imponente leggera cascata di minuti frammenti di carta sorretti da fili che, dall’alto soffitto della sala scendono fino al pavimento, entrando in un muto colloquio con l’architettura e con le decorazioni delle pareti che la circondano.

Pae Withe
In Love with Tomorrow
carta e filo
770x193x213 cm.

E ancora il lavoro del milanese Matteo Negri (1982), Piano piano Bellaggio, intersezione di due superfici in metallo e vetro dotato di una pellicola dicroica che conferisce un colore variante in relazione al punto da cui lo si osserva.

Completano la rassegna nei locali della Villa le opere di Giulio Paolini (Genova, 1940), Contemplator enim, del 1992, una sorta di articolato paravento in plexiglas trasparente che alterano con ironica leggerezza la topografia dell’ambiente in cui sono inseriti e quella di Christina Kubisch (Brema, 1948), che associa all’aspetto visivo di una cascata di cavi elettrici giallo-verdi quello sonoro, percepibile in cuffia, che i visitatori possono ascoltare attraversando l’installazione tra i fili pendenti dall’alto.

L’itinerario proposto dalla rassegna si sposta all’aperto, negli spazi del magnifico parco, dove sono presenti un’ulteriore installazione di Jeppe Hein, un aereo labirinto di colonne specchianti, oltre a quelle del venezuelano Jesus Rafael Soto (1923-2005), dello statunitense Dan Graham e degli italiani Alberto Garutti (1948-2023) e Patrick Tuttofuoco (1974), questi ultimi due autori di due opere realizzate nel parco di Villa Manin già nel 2005, nell’ambito della mostra “Luna Park”.

 

“Architetture Trasparenti” è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19.