UN LIBRO PER CONOSCERSI MEGLIO TRA NOI
Il Ponte rosso N.° 115 maggio 2025 | Roberto Dedenaro | saggi
Con Altronauti, Miran Košuta getta un ulteriore ponte tra le due maggiori comunità triestine
di Roberto Dedenaro
Una delle caratteristiche della prosa di Miran Košuta è senz’altro un’espressione raffinata, con grecismi e latinismi piuttosto frequenti potremmo dire un po’ passatista, come si addice ad un docente universitario, ma quando ti sei accomodato placidamente dentro a queste definizioni ecco il colpo di vento che scompiglia le tue sicurezze e il tocco di creatività che ribalta tutto. Così è anche per questa sua ultima fatica editoriale Altronauti- Scrittori di frontiera italiani e sloveni. Studi e Saggi (ZTT-EST editore, 2025). Cosa siano gli Altronauti ce lo spiegano le prime righe della Nota d’Autore che apre il libro: «Altronauti. Navigatori verso l’altro, scopritori d’alterità, esploratori di contigue galassie culturali, letterarie, nazionali, linguistiche, emozionali, umane».
Altronauti.
Scrittori di frontiera italiani
e sloveni. Studi e saggi
ZTT-EST, Trieste 2025
pp. 437, euro 25,00
Il risvolto di copertina ci avverte inoltre che questo volume può considerarsi un seguito o un completamento di Slovenica, un volume uscito nel 2005, quindi a distanza di vent’anni giusti, che si proponeva obiettivi analoghi. Lavoro che Miran aveva iniziato ancor prima con due volumi che si intitolavano Il sale di Krpan e Scritture parallele usciti nel 1996 e 1997. Si tratta, possiamo dirlo, di un enorme lavoro di analisi e raccolta di dati, che è uscito fin da subito dalla dinamica del “semplice lamento” – gli italiani non si interessano alla cultura slovena – per creare strumenti utili perché lo possano fare almeno quelli di buona volontà. Lavoro, quello di Miran Košuta, che è andato affinandosi e ampliandosi nel tempo, corredato dalla grande opera traduttiva che Košuta ha parallelamente svolto, con la traduzione in sloveno di alcuni romanzi di Fulvio Tomizza e verso l’italiano dell’opera di France Prešeren (ZTT-EST, 2020) e di Igo Gruden, la cui pubblicazione dovrebbe essere imminente. Se dovessimo fare un po’di storia delle relazioni fra sloveni e italiani e di libri che hanno permesso una maggiore reciproca conoscenza negli ultimi decenni dovremmo fare, fortunatamente, diversi nomi, come quello di Tullio Reggente che nelle sue Edizioni dell’Asterisco pubblicò il primo libro di Srečko Kosovel in traduzione, o dei diversi volumi che Elvio Guagnini ha dedicato alla storia culturale della città, o dei libri di Marija Pirjevec, o del Trieste un’identità di frontiera di Magris e Ara, alcuni nomi sapendo di tralasciarne tanti, perché fortunatamente è sempre esistita a Trieste una cultura civile che ha visto nel reciproco rispetto e conoscenza una radice essenziale della vita cittadina. D’altronde se pensiamo a Trieste come una città europea, e l’attuale status di capitale europea della cultura di Gorizia-Nova Gorica, dà una forte indicazione in tal senso, quella di costruire “ponti” appare una strada necessaria. Come non ricordare che Eugenio Colorni, uno degli estensori del Manifesto di Ventotene, a Trieste visse e frequentò lungamente Umberto Saba, e altri intellettuali triestini, insegnante di filosofia e pedagogia alla scuola Magistrale Carducci. Saltando qua e là non posso nemmeno dimenticare Jolka Milic, che ha svolto negli anni, un preziosissimo lavoro di traduzione in entrambi i sensi, mettendo a disposizione dei lettori italiani e sloveni un enorme materiale che ancora oggi è persino difficile da quantificare.

Miran Košuta
In questo solco va visto, dunque, anche questo lavoro di Miran Košuta, un volume prezioso che contiene sedici saggi rispettivamente su Dante Alighieri, Primož Trubar, Gregorio Alasia da Sommaripa, Italo Svevo, Scipio Slataper, Alojs Gradnik, France Bevk, Vladimir Bartol, Srečko Kosovel, Boris Pahor, Josip Tavčar, Ciril Slobec, Fulvio Tomizza, Claudio H. Martelli, Juan Octavio Prenz, coprendo un arco temporale che va dal XIV ai giorni nostri. Sono saggi già apparsi in atti di convegno o in altre pubblicazioni, ma che il lettore trova qui riuniti, dopo esser stati revisionati e riscritti in parte, in un unico volume, graficamente bello con due astronauti che dovrebbero essere anche altronauti che si tendono la mano in copertina, fotografie o immagini degli autori e preziose bibliografie nelle ultime pagine del libro. Avevo avuto occasione di aver letto alcuni dei saggi presenti, fra cui l’importante saggio su Kosovel che rappresenta per il lettore italiano un vero e proprio punto di partenza. Del poeta di Sežana esistono numerose traduzioni, in italiano, ma scarso è il materiale critico a disposizione per chi non conosca la lingua slovena e il lungo scritto di Košuta colma questa lacuna con la sua analisi puntuale e approfondita dell’opera kosoveliana.
Gli spunti che il libro contiene sono davvero molti, nei capitoli su Primož Trubar e Gregorio Alasia da Sommaripa, fra le righe rinasce anche l’ambiente di Trieste e di Duino fra cinque e seicento, uno sfondo su cui si stagliano in evidenza le figure di due uomini straordinari. In particolare, il meno noto Gregorio che arriva a Duino nel 1601, un frate servita nativo appunto della lontana Sommaripa vicino a Cuneo, chiamato dal Conte Raimondo VI della Torre Valsassina perché sovraintenda alla costruzione di un convento per i “servi di Maria” e di una scuola per l’istruzione dei figli della locale nobiltà. Qui rimase fino al 1612 regalandoci una serie di scritti, ed altri ancora ne farà il buon Gregorio, e soprattutto il primo dizionario a stampa Italiano -Schiavo (sloveno), comprensivo di una «breve istruzione per apprendere facilmente la detta lingua Schiava». Evidentemente per la nobiltà duinate e triestina imparare quella lingua che doveva esser praticata in più ambienti non veniva considerata una possibilità così remota come lo è oggi. Il mondo che Gregorio ci fa intravedere non possiamo definirlo un mondo felice, ma appare come un mondo in cui le identità etniche si rapportavano in modo diverso, un equilibrio che si spezza con l’avvento della rivoluzione industriale e la nascita degli stati nazionali. Forse per questo nei più grandi scrittori triestini del primo Novecento troviamo pochi riferimenti all’altro, Košuta attesta i minimi riferimenti in autori come Svevo e Saba e nella complessità delle posizioni slataperiane, ma c’è anche il famoso articolo Se io fossi nominato Governatore di Trieste di Saba che lascia intravvedere quanto il poeta avesse compreso, proponendo provocatoriamente la necessità di una sola legge: contro chi incita all’odio di razza, i fondamenti della questione triestina. Una storia dei rapporti fra italiani e sloveni nell’estremo lembo adriatico Košuta, la scrive proprio pensando a questi autori in questo saggio sottotitolato Eterostereotipi antislavi nella letteratura triestina italiana fra otto e novecento, ci sarà qualche autore fra novecento e duemila a rimediare alla situazione, se è possibile dire così. Fulvio Tomizza, di cui Košuta è stato traduttore, Claudio H. Martelli e Juan Octavio Prenz scrittore in lingua spagnola ma fortemente legato a quell’idea mitteleuropea di un’arte che travalica i confini, che ha vissuto una buona parte della sua vita a Trieste, sono i tre autori che chiudono il volume e che non soltanto per ragioni cronologiche sembrano indicare un futuro. Tomizza, forse oggi un po’ passato in secondo piano nelle scelte dei lettori, è un autore necessario per capire una parte del Novecento di queste terre, Tomizza che si definisce il “mille volte profugo”, cioè colui che per necessità attraversa i confini ma che mantiene in sé l’esperienza di quest’attraversata. E così si potrebbe continuare quasi all’infinito a sollevare temi e questioni dei quali, come abbiamo detto Altronauti ne è un contenitore davvero ricco, ma oltre a non poterlo fare per limiti ovvi di spazio, è pur vero che al lettore va il piacere di farlo in prima persona. Spero solo di avergli, al lettore, fatto capire che Altronauti è un libro di quelli che si dicono fondamentali per i suoi tanti aspetti, perché veramente apre una porta sulla letteratura slovena a noi poveretti che siamo meno pronti di Gregorio Alasia, sperduti senza una guida nel necessario viaggio nel mondo degli altri, dei nostri vicini, delle nostre radici.
