BOLOGNA PROMUOVE I SUOI GIOVANI ARTISTI

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Alla Pinacoteca Nazionale presenta una selezione di opere di sei artisti diplomati all’Accademia di Belle Arti di Bologna

di Giulia Gorella

Lorenzo Di Lucido
Credo che il respiro sia importante
nella costruzione dell’opera
e nella sua ricezione
olio su tela, 2023
150×100 cm.
foto di Luca Meneghel

La nuova mostra inaugurata giovedì 8 maggio presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna (via delle Belle Arti 56) ha un duplice obiettivo. Da un lato, intende riflettere sulla pluralità di pratiche artistiche che animano il nostro presente, attraverso la pittura, la scultura e l’arte pubblica. Dall’altro, mira a rendere omaggio alla formazione artistica di qualità fornita dall’Accademia bolognese, ma soprattutto farsi faro di aspirazioni per i giovani studenti che oggi l’attraversano, mostrando loro le numerose porte che l’arte è ancora in grado di aprire e ribadire, oggi più che mai, che l’educazione alla sensibilità e alla bellezza devono necessariamente essere parte del nostro sistema di valori e della nostra società.

Quest’ultimo obiettivo è evidenziato dalla genesi stessa della mostra, curata da Carmen Lorenzetti: esperta organizzatrice di mostre, specialista in scultura moderna e studiosa di arte multimediale. Il progetto espositivo, dal titolo “Ex”, giunto alla sua sesta edizione, nasce infatti dall’urgenza di mettere a contatto diverse generazioni di artisti, un tempo studenti dell’Accademia, che oggi hanno trovato il loro posto nel panorama dell’arte contemporanea. I sei ex studenti vengono quindi richiamati alle loro origini per dimostrare concretamente al pubblico i risultati da loro raggiunti anche grazie ai preziosi insegnamenti di cui hanno beneficiato. La mostra infatti ha carattere ciclico, e si tiene annualmente; infatti, l’edizione 2025 vede luce dopo un lustro di simili iniziative. Protagonisti dell’edizione corrente sono: Lorenzo di Lucido (1983), Nicola Melinelli, (1988), Gianni Moretti (1978), Andrea Salvatori (1975), Vincenzo Simone (1980) e Cristiano Tassinari (1980).

Nelle opere proposte quest’anno dalla collettiva, vengono usate strategie diverse, ma l’allestimento della mostra ne evidenzia una certa aria di parentela, attraverso il continuo rimando dei lavori che ruotano e si innestano quasi l’uno nel percorso dell’altro. La metà degli artisti presenti all’esposizione ha scelto di percorrere la strada della pittura, a dimostrazione forse della potenza evocativa nonché dell’attualità che ancora oggi tale forma espressiva è in grado di trasmettere. Lorenzo Di Lucido è un pittore che costruisce superfici monocrome che sembrano graffiate in superficie costruendo come dei territori visti dall’alto; Vincenzo Simone usa invece una figurazione densa, con rimandi interno-esterno continui, mentre Nicola Melinelli forza i limiti dell’astrazione con superfici geometriche irregolari tirate a lucido con colori vivacissimi.

Vincenzo Simone
Notturno con cappello
e cesta di frutta
olio su lino, 2020
280×200 cm
foto di Manuel Montesano

Ma ci sono anche artisti che non limitano la loro creazione a un singolo linguaggio, come Cristiano Tassinari, pittore e scultore, che indaga l’immagine banale e i cliché dell’italianità attraverso dipinti raffinati e sculture polimateriche. Con Andrea Salvatori, si cambia totalmente direzione per passare alla ceramica, materiale grazie a cui costruisce paradossi visuali e rimandi analogici alla nostra contemporaneità, come Terzo Paesaggio, realizzato con l’ausilio di zolle delle terre martoriate della Romagna, leggibile anche come vero monumento alla memoria per le vittime delle alluvioni e dei terremoti che si sono succeduti negli anni in quelle fragili pianure. In Capitoli di un monumento di Gianni Moretti l’artista rivede il concetto stesso di monumento, accentuandone l’aspetto fragile, prezioso e delicato in opposizione all’idea prepotente e marmorea di imperituro dell’arte pubblica d’antan. Altra opera presente in mostra del suddetto artista è un’installazione dinamica, che va a formare sul pavimento della sala un mandala di metallo e merita un’attenzione particolare essendo visivamente l’opera più estesa all’interno del bellissimo spazio.

Secondo lo stesso Moretti, Anna – Monumento all’attenzione (promessa) è un intervento di arte ambientale partecipato, aperto e inclusivo, dedicato ad Anna Pardini, la più giovane vittima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, avvenuto il 12 agosto 1944. Questo monumento, inaugurato il 25 aprile 2018, è tutt’ora un progetto in divenire e si sviluppa lungo la mulattiera che da Sant’Anna conduce a Valdicastello Carducci.

Per chi non conoscesse il triste episodio, che purtroppo non possiamo narrare esaustivamente in questa sede, vi propongo di seguito un breve riepilogo.

 

Nicola Melinelli
Senza Titolo
olio su tela, 2016
190×175 cm

In tempo di pace Sant’Anna di Stazzema contava poco più di 300 abitanti, raccolti ai piedi di monte Lieto e sul crinale tra monte Ornato a ovest e monte Gabberi a est. Gli insediamenti principali sono Il Pero, dove si trovavano la chiesa, la scuola e un negozio di alimentari, poi Sennari e Case di Berna. Altri gruppi di case, spesso non più di due o tre edifici, erano più isolati e sparsi, come Vaccareccia, Case, Colle e Coletti, collegati tramite un reticolo di sentieri e mulattiere ai centri della valle come Valdicastello e Pietrasanta. Per raggiungere Sant’Anna di Stazzema negli anni ’40, si dovevano percorrere per almeno due ore le vecchie mulattiere che salivano da Valdicastello e dal versante del comune di Stazzema vero e proprio. Qui e in tutte le località di montagna limitrofe, ritenute praticamente inaccessibili e sicure, dalla fine del 1943 erano arrivate centinaia di sfollati che volevano sottrarsi ai rastrellamenti, ai bombardamenti alleati (si rammentano i bombardamenti su Roma e Napoli ad opera degli Americani) e ai rischi della battaglia nella piana della Versilia. Il 12 agosto 1944, tre reparti delle SS del Partito Nazista tedesco con l’aiuto dei fascisti italiani raggiunsero Sant’Anna di Stazzema, mentre un quarto gruppo chiuse ogni via di fuga. In zona erano attivi da mesi gruppi di partigiani antifascisti, che i tedeschi sospettavano fossero aiutati da moltissimi civili. All’arrivo delle SS gli abitanti di Sant’Anna di Stazzema decisero di nascondersi nei boschi per non essere arrestati, mentre donne, anziani e bambini rimasero nelle loro case. I tedeschi arrivarono in paese e in poco più di tre ore uccisero chiunque si trovarono davanti: in tutto 560 persone.

Anna: Monumento all’attenzione, non si impone alla vista e come il paese che gli dà nome, va cercato, si nasconde, ed è pieno di insidie. È composto da 26.919 elementi, a forma di cardo, che rappresentano il numero dei giorni di vita non vissuti da Anna Pardini (dal giorno della sua morte, al giorno dell’inaugurazione del monumento). L’opera è costruita perché tutti partecipino attivamente al ricordo della strage di Sant’Anna di Stazzema: i visitatori possono portarsi a casa un cardo, se promettono che lo pianteranno nel luogo della mattanza.

Gianni Moretti
Anna – Monumento all’Attenzione (promessa)
alluminio e acciaio, 2000 elementi circa, 18x4x4 cm l’uno,
installazione di dim. variabili,
2019-in corso
Cortile d’onore di Palazzo Marino Milano, MEMI Fest 2019
Courtesy MiC e l’artista

 

L’esposizione è realizzata presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Via delle Belle Arti, 56, ed è visitabile fino al 15 giugno, dal martedì alla domenica e festivi ore 9-19, chiuso il lunedì. L’ultimo ingresso è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura. Ingresso libero.

Il progetto espositivo, infine, è accompagnato da un catalogo della NFC edizioni con contributo dello storico dell’arte e docente Alfonso Panzetta e di Carmen Lorenzetti. È previsto inoltre una conferenza, tenuta da Cristiano Tassinari, il quale tornerà nelle aule dove ha studiato, in particolare nella cattedra di Massimo Pulini, per restituire da un punto di vista simbolico la sua esperienza alle artiste e agli artisti del futuro, creando in tal modo un cortocircuito virtuoso e fertile.