SARTORIO A CA’ PESARO

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Una grande retrospettiva allestita nel museo veneziano: Il poema della vita umana

di Nadia Danelon

La mostra a Ca’ Pesaro (in primo piano Il pensatore di Auguste Rodin, gesso patinato, 1880-1904. 
Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna)
Foto di Irene Fanizza

Ho sempre voluto pensare che non solo la fortuna aiuta agli audaci, che il vero talento si dimostra nella capacità di risolvere i problemi con successo, ma anche che la fretta non sempre è una cattiva consigliera.

È difficile immergersi nei pensieri di Giulio Aristide Sartorio (Roma, 1860-1932), pittore di spicco del Regno d’Italia, ricordato soprattutto per quel fregio inquadrato durante le dirette alla Camera dei Deputati, 110 metri lineari di encausto su tela che girano tutt’attorno all’Aula di Montecitorio, sopra le tribune destinate al pubblico. Poco prima della realizzazione di quell’opera, nella primavera del lontano 1906, gli giunse la proposta dell’allora segretario generale della Biennale di Venezia, Antonio Fradeletto.

Si necessitava di grandioso ciclo decorativo (un fregio) che decorasse il salone del Padiglione Centrale dell’Esposizione Internazionale d’Arte del 1907. Il pittore doveva raccontare in chiave simbolista, nell’estensione di quattro giganteschi teleri e dieci dipinti minori (cariatidi) per un totale di oltre 240 metri quadrati di tela dipinta, il tema del “Poema della vita umana”. Un’iconografia complessa che Sartorio attinge prevalentemente dalla mitologia antica, nell’ottica di un costante confronto con la poetica di Gabriele D’Annunzio.

Nove mesi: tale fu il tempo a disposizione per portare a compimento tale suo sommo capolavoro, quasi una gravidanza platonica in cui si racchiude l’intera esistenza dell’uomo, nella consapevolezza da parte dell’autore (la madre?) del destino del nascituro, qui tuttavia esteso a tutto il genere umano. Perché inevitabilmente tutti ripercorriamo, certo ognuno a proprio modo, un percorso la cui origine si perde nella notte dei tempi. Luce, Tenebre, Amore e Morte.

Il testo del catalogo della Biennale 1907, che Stringa attribuisce allo stesso Sartorio, descrive precisamente le composizioni dei quattro teleri che, come si accennava poc’anzi, richiamano le tappe dell’esistenza umana usando come pretesto l’iconografia antica. Di seguito, un esempio: nel primo telero, quello della Luce, Sartorio ci mostra «… le Parche che portano una creaturina, ha qualche mese d’età…». Il destino dell’uomo, pertanto, che è già segnato dalla nascita: in attesa che quelle stesse Parche taglino il filo della vita. Perché, come amo citare da una vecchia lapide funeraria: «Io ero un filo, quel filo si è spezzato e ora sono quaggiù».

Le tele, dopo il recente restauro (conclusosi appena prima della pandemia), sono esposte nella sala al secondo piano di Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia. La mostra “Giulio Aristide Sartorio. Il Poema della vita umana” ripercorre, in sintesi, la storia delle edizioni (1907, 1909) della Biennale di Venezia che videro protagonista il ciclo di Sartorio. Nell’ottica del Simbolismo di cui l’artista fu massimo esponente. Le sale attigue alla principale raccolgono infatti, oltre a degli scritti e dei lavori minori dello stesso Sartorio, trenta opere di artisti internazionali dell’epoca. L’esposizione è curata da Elisabetta Barisoni e Matteo Piccolo, aperta al pubblico dal 16 maggio al 28 settembre 2025.

Giulio Aristide Sartorio, La luce, olio su tela, cm. 503×646. 1907
Venezia, WegaStock – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
 

Nello stesso salone sono esposte, con estrema accuratezza storica, due opere che accompagnavano il ciclo in quella grande sala ai Giardini, visibili nella fotografia del 1907: il Pensatore di Rodin e la Bagnante di Max Klinger.

Il capolavoro di Sartorio fu in seguito donato alla Città di Venezia da re Vittorio Emanuele III e le tele entrarono a far parte delle nascenti collezioni di Ca’ Pesaro (il cui primo nucleo fu acquisito nel 1897), raccolte arricchite man mano in una storia strettamente legata alla Biennale di Venezia fondata, lo ricordiamo, nel 1895. Sartorio fu presente all’esposizione internazionale quasi ininterrottamente, nell’arco temporale tra la prima e la diciassettesima edizione.

Le tele, si accennava, sono state recentemente (2018-2019) oggetto di un importante restauro finanziato da Chanel tramite lo strumento dell’Art Bonus. Tale occasione ha permesso agli esperti di consultare la documentazione storica e confermare la tecnica pittorica che Sartorio aveva dichiarato.

Vale la pena di visitare l’esposizione. Ho trovato particolarmente e piacevolmente ispiratrice l’immersione nell’opera di Sartorio, che circonda il visitatore nella prima sala della mostra, apprezzando anche l’accuratezza contestuale e storica offerta dalle sale attigue.

Giulio Aristide Sartorio, Le tenebre, olio su tela, cm. 509×646, 1907
Venezia, WegaStock – Galleria Internazionale d’Arte Moderna)