APPUNTAMENTO COL PREMIO STREGA
Charles Klopp | Il Ponte rosso n. 118 - luglio/settembre 2025 | Narratriva
Il più recente romanzo di Andrea Bajani, letto dall’altra parte dell’Atlantico
di Charles Klopp
L’anniversario
Feltrinelli, Milano 2025
pp. 128, euro 15,20
Scrivo queste righe nello stato dell’Ohio, da un posto dove in questi momenti è difficile che non vengano in mente i versi di W.B. Yeats che nel 1919 osservò tristemente come nella sua Irlanda e nell’Europa in generale in quel periodo storico, «Ai migliori manca ogni convinzione mentre i peggiori/ Sono pieni di appassionata intensità». Lontano come sono, dunque, da Trieste e dall’Italia, cerco a tenermi aggiornato e magari anche sollevato dalla lettura dei romanzi premiati ogni anno nel concorso letterario del Premio Strega. Per il 2025 questo vuol dire L’anniversario di Andrea Bajani, scrittore italiano ora residente – come me – negli Stati Uniti in quanto professore di scrittura creativa (creative writing) alla Rice University di Houston, Texas.
L’anniversario è un libro succinto, con un totale di 128 pagine, divise in diciannove capitoletti. È un testo, scritto in prima persona, originalissimo tanto per il suo argomento quanto per il modo di presentarlo. I personaggi del libro, ad esempio, non sono identificati dal nome né dal cognome, ma sono indicati semplicemente come “il padre”, “la madre”, “la sorella”, “la persona che poi sarebbe diventata mia moglie”, “un’anziana signora minuscola, in camice” (la psichiatra che appare nei capitoli finali del testo e che ha un ruolo fondamentale per il futuro dell’io narrante), per menzionarne alcuni. Il racconto di Bajani si conclude con una decisione che si potrebbe anche considerare scandalosa: il graduale, ma alla fine definitivo abbandono – da parte del personaggio che narra – della propria famiglia: non tanto moglie, figlio, sorella e nipotini, ma, invece, i suoi anziani genitori.
L’anniversario pertanto può considerarsi un classico romanzo familiare sia in un senso freudiano che in quello letterario. Fornisce un ritratto molto dettagliato di ciò che l’io narrante chiama dapprima, quando è ancora giovane, «una famiglia sventurata» ma che poi, man mano che cresce e riesce a crearsi una vita più autonoma, capisce che è, invece, un raggruppamento biologico fortissimamente disfunzionale, un «patriarcato totalitario» e un «piccolo universo concentrazionario». Il comandante o meglio il kapo di questo lager in cui lui è prigioniero) è il padre. Il padre di questa famiglia disfunzionale non è soltanto un individuo minaccioso e violento, ma uno anche che pretende che le sue vittime, cioè gli altri componenti della famiglia, non solo lo temano, ma lo amino. Se, allora, questo ritratto di un feroce tiranno potrà avere o no delle implicazioni politiche fuori dal contesto del romanzo, i lettori lo dovranno decidere autonomamente: da parte sua Bajani non insiste su una possibile lettura politica del suo testo. Con questo romanzo siamo semmai nel mondo di Franz Kafka e non di George Orwell. L’anniversario, però, non è un romanzo mitteleuropeo o anglosassone ma italianissimo, con rimandi in quasi ogni pagina a ritualità e sentimenti caratteristici della media borghesia italiana: pasti rituali in famiglia, passeggiate per le strade della cittadina la domenica, e l’importantissima festa di Natale con visite obbligatorie della prole ai genitori. Ma è appunto alla cerimonia della visita e del pasto natalizio che il figlio decide alla fine del romanzo di non partecipare più, anzi di non andare più a trovare la famiglia in qualsiasi circostanza anche se si sente condannato allo stesso tempo a ricordare gli orribili incontri con i suoi ad ogni anniversario di questa festa comandata per gli italiani, cattolici e no.
L’altro personaggio importante nel romanzo, come anche nei Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, è la madre, almeno nel senso che lei è la vittima più significativa dell’azione anche se non è l’unica o forse nemmeno quella che soffre di più. Nonostante che sia manipolata o plagiata quasi totalmente dal coniuge-patriarca al punto di essere totalmente annullata come individuo, la madre non ha paura del marito, come non ha paura di morire anche quando viene battuta a sangue nel capitolo centrale del testo, mentre altri inquilini del condominio dove abita la famiglia chiamano la polizia. La sua è una disposizione per quanto abnorme che la voce narrante spiega in termini più generali ma anche più agghiaccianti. «Per lei la morte non contava nulla», specifica dopo che la donna è malmenata fisicamente dal marito, «esattamente come non contava niente la vita» (p. 81).
In tutto il romanzo, l’atteggiamento del narratore interno rimane molto distaccato dagli eventi che descrive. In parte perché in preda a un dolore immenso, lui non riesce sempre a ricordare i fatti successi durante la sua coabitazione con i genitori né ad immaginare ciò che avrebbero dovuto essere state le loro esistenze prima della sua nascita. Nonostante la prosa calma, limpida, e molto chiara di questo romanzo, un genere letterario che il figlio però considera caratterizzato da una «forza brutale» (p. 29), il narratore di questo testo è tutt’altro che onnisciente. In diverse istanze nel corso della narrazione fa ricordare ai suoi lettori che loro stanno leggendo un romanzo e non un resoconto completo di alcune vite vissute. Ciò che i lettori hanno fra le mani sono solo frammenti di una storia ricordati male o addirittura inventati e non tutto il percorso storico di questa famiglia. Il discorso indiretto libero manca del tutto a questo testo; al suo posto abbiamo ciò che spesso sono delle speculazioni su ciò che, secondo il narratore, i personaggi avrebbero potuto pensare o dire. E questi personaggi, infatti, includono il narratore stesso, la cui memoria non è sempre affidabile, come lui stesso insiste in diversi passi del libro. Per questa ragione non vuole sempre specificare i veri motivi per le azioni dei suoi personaggi e nemmeno descrivere le ragioni che animano le loro azioni e decisioni.
L’anniversario, perciò, non è un libro di interesse soltanto sociologico, ma un romanzo originale che esamina da un lato la capacità della memoria di costruire storie, dall’altro la funzione della scrittura che, rendendole pubbliche, ci aiuta a capire chi siamo e di quali cose siamo capaci anche se esse fanno paura e ci sconvolgono.
Andrea Bajani è nato a Roma nel 1975. La sua famiglia si trasferì presto a Cuneo, ed ha vissuto gli anni giovanili tra Torino e Parigi. È autore di romanzi, racconti e poesie, ma anche di reportage, opere teatrali e traduzioni di opere dal francese e dall’inglese. Tra le opere di narrativa i romanzi Morto un papa (Portofranco 2002), Qui non ci sono perdenti (PeQuod 2003), Cordiali saluti (Einaudi 2005, tradotto in francese e in tedesco), Se consideri le colpe (Einaudi 2007, Feltrinelli UE 2021; premi Super Mondello, Brancati, Recanati e Lo Straniero), Ogni promessa (Einaudi 2010, Feltrinelli UE 2021; premio Bagutta), Mi riconosci (2013), La gentile clientela (Feltrinelli 2013) e Il libro delle case (Feltrinelli 2021, finalista al premio Strega e al premio Campiello). È inoltre autore dei volumi di poesie Promemoria (Einaudi 2017), Dimora natural (Einaudi 2020, Premio Cielo d’Alcamo “Rosa fresca aulentissima”[) e L’amore viene prima (Feltrinelli, 2022). Con il romanzo L’anniversario (Feltrinelli, 2025) si è aggiudicato la 79esima edizione del Premio Strega e il Premio Strega Giovani.
Collabora con i quotidiani La Stampa, Il Manifesto, L’Unità e con il Domenicale de Il Sole 24 ore.
I suoi libri sono tradotti in 17 Paesi. È writer in residence presso la Rice University di Houston, nel Texas.
