LA LUNGA NOTTE SUL CONFINE
Il Ponte rosso n. 118 - luglio/settembre 2025 | Walter Chiereghim
Nel nuovo romanzo di Pietro Spirito una Trieste ancora a ridosso della “cortina di ferro”, tra intrighi internazionali e tentazioni autoritarie
di Walter Chiereghin
Parlare della più recente prova narrativa di Pietro Spirito, è notte sul confine (Guanda 2025) richiede forse – almeno a beneficio dei lettori più giovani e di quelli che vivono lontano dal confine orientale – una non telegrafica premessa che introduca alla comprensione di alcuni presupposti storici che diano ragione del fondale della vicenda narrata, in considerazione del fatto che il territorio in cui si svolge l’azione del romanzo è parte integrante della sua trama.
Appena finito il secondo conflitto mondiale, subito dopo la fine delle ostilità in Europa, a Trieste tutti avevano già capito che il confine che andava pericolosamente oscillando attorno alla città contesa tra Jugoslavia ed Italia – ora includendola, altre volte escludendola dall’appartenenza territoriale alla nascitura Repubblica italiana – si andava connotando come “cortina di ferro”. Ancor prima che Winston Churchill – in una sua conferenza sulla pace tenuta il 5 marzo 1946 in un’università del Missouri – battezzasse così la linea che prefigurava una netta separazione tra gli Stati europei: «Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico – affermò lo statista britannico –, una cortina di ferro è scesa attraverso il continente».
La presenza di un’amministrazione militare alleata anglo-americana sul territorio della Zona A che fronteggiava quella jugoslava della Zona B, l’indecisione su un assetto meno provvisorio del confine che si protrasse fino al Memorandum d’intesa sottoscritto a Londra il 5 ottobre 1954, contribuirono ad alimentare una diffusa percezione di Trieste come facente parte di una catena di luoghi deputati al confronto e allo scontro di servizi segreti dei due blocchi politici che si fronteggiavano ovunque, ma specialmente ai bordi della cortina di ferro, assieme principalmente a Berlino e a Vienna – entrambe sottoposte ad amministrazioni alleate come la città adriatica –, ma anche a Londra, Parigi, Lisbona, Budapest e Istanbul, quest’ultima collegata per ferrovia a Trieste dal mitico Orient Express. Nelle carrozze del convoglio ferroviario è in parte ambientata la storia del fortunato romanzo di Jean Fleming Dalla Russa con amore (1957), che avrebbe dato luogo nel 1963 alla altrettanto e più fortunata versione cinematografica, A 007 dalla Russa con amore, secondo capitolo di una interminabile saga. Anticipato e seguito da una quantità di altri film di spionaggio – tutti di minore successo –, alcuni dei quali girati proprio a Trieste e immediati dintorni, contribuirono ad espandere la percezione, almeno in parte artificiosamente amplificata, di una Trieste misteriosa ed occulta, luogo di scontro sotterraneo tra agenti sotto copertura di diversi e contrapposti servizi segreti. Nel 1952 anche un romanzo di Giorgio Scerbanenco, Appuntamento a Trieste, pubblicato a puntate sul settimanale Novella, poi in volume da Rizzoli l’anno successivo, concorse con una certa efficacia a consolidare l’immagine solo in parte mitologica di una città di intrighi internazionali, ambientazione ideale per spy-story e noir.
Nei due decenni che seguirono il ritorno dell’Italia nel 1954, nel precario ma all’epoca solido equilibrio determinato dalla guerra fredda, sotto la minaccia di un’apocalisse nucleare, le tensioni nella città a ridosso del confine andarono con esasperante lentezza diluendosi, anche se permase molto a lungo una contrapposizione di nazionalismi tra la comunità italiana – rafforzata dall’apporto degli esuli istriani – e quella slovena. La punta più acuminata e pericolosa di tali contrapposizioni è ascrivibile alla presenza di una componente neofascista in parte esplicita e politicamente riconoscibile, in parte sotterranea e clandestina, che avrebbe dato la peggior prova di sé con la strage di Peteano, nel Goriziano, nella quale furono uccisi il 31 maggio 1972 tre carabinieri, mentre altri due rimasero gravemente feriti per l’esplosione di un’auto bomba.
è notte sul confine
Guanda, Milano 2025
pp. 252, euro 18,00
Il romanzo di Spirito è ambientato nel 1970, quindi poco dopo l’attentato alla Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969. In Grecia la Giunta dei colonnelli aveva sostituito nel ’67 il regime democratico e costretto all’esilio il re, e in Italia alcuni vedevano in quella soluzione eversiva e autoritaria un modello da imitare, pur senza proclamarlo. Il clima politico che si percepiva era già impregnato di nuove contrapposizioni, soprattutto nelle generazioni più giovani, nelle scuole, nelle università, persino nelle caserme, ancora riempite di ragazzi grazie alla leva obbligatoria, mentre a Trieste cominciavano appena a sbiadire gli attriti basati sui contrasti internazionali che avevano tenuto in ansia i triestini per nove anni dopo che era finita la guerra guerreggiata.
Ma il confine era ancora la “cortina di ferro” e l’incipit del romanzo lo anticipa con un’efficacia fulminante, senz’altro più adeguata della mia articolata premessa: «Il confine marcava una linea invisibile nella boscaglia illirica, come un serpente immobile e silenzioso pronto a spargere i suoi veleni. Una sensazione percepita, la soglia invalicabile di un tempo ostile». Come sovente avviene, una testimonianza in più del fatto che la prosa narrativa sia più funzionale di quella argomentativa ad attrarre il lettore ed a renderlo partecipe delle situazioni, degli ambienti e degli argomenti trattati.
Succintamente, la trama, che frammischia, come impone il genere del romanzo storico, accadimenti reali ad altri mutuati soltanto dalla fantasia dell’autore. La vicenda ruota attorno al protagonista, Ettore Salassi, quarantenne triestino, cronista del Piccolo, ma anche collaboratore del SID, Servizio Informazioni della Difesa, con un passato, che s’ingegna a mantenere segreto, di militanza nelle fila della Decima Mas e un curioso vizietto: quello di passare in libreria per comprare, ma anche per rubare libri. Una neanche tanto vaga somiglianza all’attore Charles Bronson che lui sottolinea lasciandosi crescere i baffi (salvo raderseli appena ciò gli viene richiesto da Maja. l’amante di un giorno appena conosciuta, nipote slovena della portinaia dello stabile dove vive). Al rinvenimento del cadavere di un giovane che si scopre essere stato militare di leva, con un foro di proiettile nella schiena, Salassi riceve il duplice incarico, dal giornale e dal colonnello che è il suo punto di riferimento nel SID, di indagare sul delitto, con finalità ovviamente diverse: quelle di informare i lettori da parte del suo capo redattore e di depistare le indagini da parte del militare suo superiore.
Come imposto dalla natura del noir e della letteratura di spionaggio, l’agnizione circa la vera identità di Maja, nei giorni successivi al tentativo abortito di golpe ad opera di Junio Valerio Borghese – rende alla fine coerente e razionale la ricostruzione tanto del delitto sul quale s’indagava, quanto su un più dilatato campo d’osservazione, che include la città e il Paese, squassati dal terrorismo, dalle contrapposizioni tra opposti estremismi e da indagini deviate ad opera di organismi governativi deviati che intessevano nell’ombra oscure trame in spregio alla legalità della Repubblica cui avevano spergiurato fedeltà.
La produzione narrativa di Pietro Spirito, per mezzo di una scrittura agile ed avvincente, è quasi integralmente votata a confrontarsi con la Storia, ponendo in relazione psicologia e destino dei suoi personaggi con le connotazioni della società in cui agiscono nel suo sviluppo temporale. Penso in particolare a Il bene che resta (Santi Quaranta, 2009), a Il suo nome quel giorno (Marsilio, 2018) o ancora a Il direttore: dramma teatrale in due atti, scritto con Elke Burul (Libreria del Ponte rosso, 2021). In è notte sul confine, anche per la cura degli aspetti psicologici di ciascuno dei personaggi, comparse comprese, Spirito consegue uno straordinario risultato di fusione tra i destini personali e il difficile momento storico nei quali essi sono inseriti, come pure per la loro relazione con la geografia nella quale operano, fornendo ai lettori un panorama nitido, completo e, ripetiamo, straordinariamente avvincente della vicenda narrata.
