L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA?

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Avevamo predisposto per questo numero un editoriale ironico osservando che, grazie alla situazione politica internazionale e italiana non ci si può annoiare, affidata com’è alle bizzarrie di quello che avevamo definito un “mattacchione alla Casa Bianca”,  cui s’ispira l’agire politico dei suoi ammiratori nostrani, che peraltro si muovono sul divertente terreno di intempestive dichiarazioni sui social e sugli organi d’informazione molto assistenziali nei confronti della loro immagine pubblica.

Un paio di giorni dopo aver redatto quell’articolo, i missili di Israele e Stati Uniti che grandinavano su Teheran rendevano inutilizzabile ogni sarcasmo e anche la divertita ironia di quell’editoriale, che d’improvviso appariva del tutto fuori luogo nel nuovo cupo scenario che si manifestava in un Medio Oriente in fiamme e gravido di foschi presagi per tutti noi.

Le prime azioni portate a compimento dalle forze armate degli aggressori narravano della decimazione dei dirigenti della dittatura teocratica e dell’uccisione del vecchio malvissuto che se ne proclamava guida suprema dal 1989, e c’è da dire che la sua scomparsa non ha certo suggerito una forte partecipazione emotiva al lutto, ma nello stesso giorno un missile forse israeliano o forse americano si è abbattuto su una scuola elementare femminile a Minab, nel Sud del Paese, rubando la vita a più di centocinquanta bambine tra i cinque e i dodici anni. Per quanto non enfatizzata dal sistema informativo occidentale, l’orrenda strage, quella sì, ha causato – speriamo in molti – un raccapriccio che sarà auspicabile tenere in mente anche quando cercheremo di riflettere razionalmente sulle conseguenze della proditoria aggressione, che sono destinate a prolungarsi in maniera duratura nella vita di milioni di persone anche, come noi, distanti nello spazio dai luoghi in cui l’esecrando delitto si è consumato.

Quanto, appunto razionalmente, si può già intravedere a una manciata di giorni dall’inizio delle ostilità e dell’allargarsi a macchia d’olio dell’area interessata dai combattimenti è di una gravità estrema e non soltanto per l’aumento incontrollabile dei prezzi di benzina e gas, con il conseguente incremento dell’inflazione, fattori che rischiano di mettere in ginocchio interi settori dell’economia mondiale, al punto da ipotizzare in qualche ragionevole previsione una crisi economica globale, tale da far impallidire quella del 2008. Senza contare nella probabilità di un rinnovato alzare la testa del terrorismo che può colpire indiscriminatamente ogni Paese, ma particolarmente quelli che non intendono prendere nemmeno una minima prudente distanza dai due Stati che hanno progettato e messo in atto l’aggressione all’Iran, sbriciolando ogni residuale parvenza di un diritto internazionale che viene ormai sempre più frequentemente ignorato e calpestato.

Per quanto riguarda l’Europa – con la sola eccezione della Spagna – e in particolare il nostro Paese, l’irrisolutezza – che fin da queste prime fasi della guerra si manifesta ogni giorno di più in quanti portano responsabilità di governo – induce a credere che saremo chiamati a supportare in qualche modo le azioni, anche proditorie, di quello che continuiamo a ritenere il nostro maggiore alleato nella visione neocolonialista della sua politica estera e quella espansionistica dell’altro compare di questa sciagurata avventura. Del resto, la motivazione conclamata dell’aggressione all’Iran è quella di conservare a Israele il monopolio nucleare nel teatro mediorientale.

Ci verrà richiesto di prestare le basi Nato sul nostro territorio ad azioni belliche, di fornire aiuti in armamenti ai Paesi del Golfo Persico, di aumentare le spese per l’acquisto di armi.

Contro questa prospettiva l’unica arma che a tali scenari e alla rassegnata cedevolezza della patriottica maggioranza che regge il Paese si possa opporre,  è ancora l’articolo 11 della nostra Costituzione, che inizia con queste parole:  «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…».