PICCOLO MONDO ANTICO

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Un mese fa titolavamo l’editoriale Il nuovo mondo, ed è davvero un mondo ancora da esplorare quello che continua a materializzarsi davanti ai nostri occhi ad ogni comunicato d’agenzia, ad ogni post, ad ogni dichiarazione del neopresidente degli USA o di qualcuno dei miliardari che lo affiancano nel governo del grande Paese che comandano, più che amministrarlo.

Si materializza così, una dichiarazione dopo l’altra, un provvedimento dopo l’altro, un pensiero politico rozzo e tuttavia efficace, almeno nel breve periodo, come pure una modificazione ormai già consolidata nei rapporti diplomatici e prima ancora nel linguaggio, tanto di quello verbale – per esempio quando l’ineffabile presidente svela che l’Unione Europea sarebbe nata con lo scopo di fregare (sic!) gli Stati Uniti – quanto quello dei gesti e delle immagini, incluse quelle confezionate dall’intelligenza artificiale per supportare un pensiero politico la cui intrinseca debolezza è direttamente proporzionale alla arrogante sicumera con la quale viene declamato e, se del caso, smentito o sostituito dal suo opposto a poche ore da quanto era stato risolutamente proclamato.

Il nuovo mondo si presenta così, ad ogni piè sospinto, come qualcosa di profondamente diverso da quello che avevamo in precedenza conosciuto, fino a meno di due mesi fa.

Il repentino cambio di fronte dell’amministrazione statunitense nella gestione dei colloqui tra USA e Russia finalizzati a fornire una legittimazione ai territori ucraini proditoriamente occupati tre anni fa dal gigante russo, che in altri tempi si sarebbe chiamato col suo nome, cioè tradimento, viene presentato oggi come una benemerita iniziativa di pacificazione, al punto che qualche stralunato politico italiano proporrebbe per l’artefice del pacchetto avvelenato il Premio Nobel per la Pace. E il presidente, regolarmente eletto, del Paese aggredito viene indicato come un dittatore (salvo smentita del giorno dopo) e comunque escluso dai colloqui che determinano l’assetto futuro della sua nazione, dovendo preoccuparsi piuttosto del risarcimento, da pagare con lo sfruttamento delle risorse di terre rare da estrarre da quel che rimane del territorio ucraino, secondo un conto – pare taroccato – degli aiuti ricevuti in termini di armi e di finanziamenti da parte dell’alleato che fino a ieri aveva supportato la resistenza conto l’invasore. Del pari esclusi dai colloqui che dovrebbero por termine alla guerra risultano essere gli Stati dell’Unione europea, fino a ieri alleati e oggi ininfluenti e riottosi promotori di una politica giudicata sbagliata dal nuovo protagonista ritornato a determinare lo scenario politico ed economico del pianeta.

Scopriamo così, con triste meraviglia, che quello che ci appare come nuovo nel mondo di questi giorni ha in sé qualcosa di molto antico, che ritenevamo superato dalla storia e da una mutata diffusa coscienza civile.

Qualcosa che, ricordando la frase, vae victis, attribuita a un barbaro 390 anni prima della nascita di Cristo, si chiama neocolonialismo, per come viene configurandosi nel trattamento riservato all’Ucraina vinta e semidistrutta, con i tributi da pagare in natura e per molte generazioni al nuovo padrone.

Qualcosa che si chiama imperialismo, per i progetti di annessione del Canada che dovrebbe diventare il cinquantunesimo Stato degli USA, lasciando per il momento da parte la Groenlandia o la pulizia etnica da operare su quel che rimane della popolazione di Gaza.

Qualcosa che si chiama assolutismo, per lo svuotamento di ogni possibile strumento di controllo, nazionale o internazionale, che limiti i poteri del presidente degli Stati Uniti.

In quel che rimane del cosiddetto Occidente, le risposte alla prepotenza di questo nuovo ingombrante ex alleato appaio al momento frammentate e flebili. Inudibili, in definitiva, in un mondo diventato piccolo per il progresso tecnologico e la velocità dell’informazione, che scopriamo in gran parte derivante dai sodali della nuova personalità dominante.

Un piccolo mondo antico, dunque, che si profila come una distopia rispetto a quello di Fogazzaro.