DUE CLASSICI DEL TEATRO INGLESE
il Ponte rosso n. 111 - gennaio 2025 | Sabrina Di Monte | teatro
James Matthew Barrie col suo Peter Pan in forma di musical al Rossetti e William Shakespeare con Molto rumore per nulla al Bobbio
La storia del bambino che non vuole diventare adulto continua ad affascinare spettatori piccoli e grandi
Rendere attuale la commedia di Shakespeare espone a rischi di banalità e cattivo gusto, ma non è certo questo il caso dello spettacolo alla Contrada: Molto rumore per nulla è giocata tutta su equivoci, scambi di persona, giochi di parole e ancora una volta si è rivelata uno spettacolo piacevole e divertente
di Sabrina Di Monte
PETER PAN: IL MUSICAL E LE SUE OMBRE
Dopo il successo dello scorso anno, il 28 e 29 dicembre al Politeama Rossetti è tornato Peter Pan – il musical. Le musiche, di Edoardo Bennato, sono tratte principalmente dall’album Sono solo canzonette del 1980 (ispirato proprio alla storia di Peter Pan) ma anche da Burattino senza fili del 1977 (ispirato alla favola di Pinocchio) e sono state riarrangiate e adattate per l’occasione dallo stesso cantautore assieme ad altri successi come Viva la mamma.La regia è di Maurizio Colombi.
Peter Pan. Il bambino che non voleva crescere (Peter Pan; or, the Boy Who Wouldn’t Grow Up), di solito abbreviato in Peter Pan, è l’opera più celebre di James Matthew Barrie. Nel 1904, fu rappresentata in teatro e in seguito all’enorme successo della pièce, divenne un romanzo: Peter e Wendy (Peter and Wendy), uscito nel 1911.
La storia in entrambe le versioni è quella di un bambino fatato che sa volare e che non vuole diventare grande, e delle sue avventure sull’Isola che non c’è (Neverland), dove è accompagnato dai fratelli Wendy, John e Michael Darling, dai Bambini Perduti (Lost Boys) e dalla fata Campanellino (Tinker Bell, che nel musical è rappresentata da una luce laser verde, e che diventò Trilly nella versione Disney). Nell’isola incontreranno la principessa indiana Giglio Tigrato (Tiger Lily) e soprattutto il temibile Capitan Uncino (Captain Hook) coi suoi pirati.
Incantato, il numeroso pubblico di bambini ha seguito assieme ai genitori il volo di Peter e dei fratelli Darling che, dalla camera di una Londra vittoriana attraverso un vasto cielo stellato, raggiungono l’intricata vegetazione dell’Isola che non c’è, dove trovano il campo degli indiani, il rifugio di Peter e il galeone di Capitan Uncino.
Nel complesso si tratta di uno spettacolo riuscito, con un cast di attori, cantanti e ballerini che si muove sul palco con grande bravura, scendendo in alcuni momenti anche in platea per coinvolgere il pubblico, soprattutto quello dei più piccoli.
Claudio Castrogiovanni, nel doppio ruolo di Agenore Darling (il papà degli amici di Peter) e di Capitano Uncino, è il vero protagonista dello spettacolo: la sua voce ne Il rock di Capitano Uncino è una vera iniezione di energia che coinvolge, facendo venir voglia di alzarsi e ballare, sopratutto quelli che, come chi scrive, negli anni ’80 erano adolescenti e sono cresciuti con le canzoni del cantautore napoletano. Le battute più divertenti, con un bell’accento del sud, sono di Renato Converso, nei panni del pirata Spugna.
Deliziosa l’interpretazione di Luca Nencetti, un Peter Pan innocente e spavaldo che con la sua bella voce giovanile e le sue acrobazie dona allo spettacolo incanto e dinamicità. Martha Rossi è una Wendy con grandi doti canore, maternamente tenera, ma anche ironica e vitale.
Il musical ripercorre la storia di Peter Pan di James Matthew Barrie (1860-1937) che nel creare il personaggio si ispirò alla sua amicizia con i cinque figli dei coniugi Llewellyn-Davies: i giovani George, Jack, Peter, Michael e Nicholas (Nico). Lo scrittore, già sposato ma senza figli, li aveva incontrati per la prima volta nei Giardini di Kensington: i Kensington Gardens di Londra dove, su commissione dello stesso Barrie, nel 1912 fu collocata una statua di bronzo che ritrae l’eterno bambino mentre suona il flauto.
Come spesso succede nella letteratura per ragazzi, anche qui le letture possibili sono molteplici e possono rivelare aspetti complessi. In una delle sue visite notturne nella camera dei ragazzi Darling, Peter perde la sua ombra e dovrà tornare per riprendersela. Sarà Wendy che, protettiva e solerte, gliela ricucirà con ago e filo. L’Ombra è uno dei concetti cardine di Jung. Ma cos’è l’Ombra che Peter Pan tenta di riacciuffare, proprio perché ha intuito che non può vivere senza portarla con sé? È quanto viene nascosto dalla maschera che indossiamo per gli altri, il lato oscuro, spesso rimosso, della nostra personalità. E di ombre la storia di Peter Pan ne è piena.
Anche la biografia di J. M. Barrie presenta punti oscuri e problematici. Nato in Scozia nel 1860, ultimo di dieci figli di una famiglia di tessitori di provincia calvinisti, è un bambino piccolo e gracile. Quando ha sei anni, una tragedia travolge il nucleo familiare: il fratello David cade battendo la testa mentre pattina sul ghiaccio e muore il giorno prima del suo 14º compleanno. David era il figlio prediletto dalla madre, che cadde nella più inconsolabile disperazione. Jamie (come era chiamato in famiglia il piccolo Barrie) cercò di risollevarla in ogni modo, arrivando a indossare i vestiti di David e a fischiettare nello stesso modo del fratello. Col tempo si stabilì tra Jamie e la madre una relazione molto forte, caratterizzata da un grande affetto e da un comune interesse per la lettura. La madre volle fortemente che il figlio studiasse e nel 1882 il giovane Barrie si laureò ad Edimburgo per poi trasferirsi a Londra, dove divenne commediografo e scrittore.
Il suo rapporto con le donne fu sempre difficile: Barrie si sentiva rifiutato dal genere femminile e attribuiva questo disinteresse alla sua bassa statura. Anche quando si sposò con una graziosa attrice, la relazione non fu felice: la moglie, che lamentava l’assenza di rapporti intimi, lo lasciò per un amante più giovane. L’amicizia di Barrie con i cinque figli dei coniugi Llewellyn-Davies (che adottò alla morte prematura dei genitori) fu spesso discussa, con accuse non troppo velate di pederastia. Accuse che nessuno dei cinque ragazzi Davies confermò mai.
Studi anche recenti fanno pensare a un tipo di rapporto molto simile a quello che aveva Lewis Carroll con i bambini in generale e con le sorelle Liddell in particolare (sopratutto con Alice).
Come L. Carroll, anche Barrie sembrava trovarsi particolarmente a suo agio con il mondo psichico dei bambini. Come Carroll (che però amava solo le bambine e detestava i maschietti) anche Barrie amava ritrarre i suoi bambini in immagini di nudi artistici e, anche se non sappiamo quanto questa attività nascondesse un interesse sessuale (magari solo platonico), appare ingenuo affermare che l’apprezzamento per i corpi infantili e l’attaccamento per i suoi piccoli amici fossero del tutto innocenti.
Dei cinque ragazzi Davies, George morirà in guerra nel 1915 a soli diciotto anni, Michael perderà la vita a venti in quello che si sospettò essere un suicidio; Peter (che diede nome al ragazzo che non voleva crescere), già alcolista, si lancerà sotto a un treno della metropolitana di Londra nel 1960, in preda alla depressione.
Peter Pan è diventato un archetipo e ha dato il suo nome a una sindrome. La “sindrome di Peter Pan” (o neotenia psichica) serve ad indicare quegli individui che si rifiutano, o sono incapaci, di crescere e di accettare le responsabilità della vita adulta.
Una lettura attenta però, rivela Peter Pan come un personaggio sì teneramente immaturo, ma con tratti anche tragici e violenti e un rapporto conflittuale con gli adulti. D’altronde, perché crescere rinunciando a tutto il potenziale della gioventù, per poi magari diventare un tiranno ossessionato dalla morte e dal tempo che passa inesorabile come Captain Hook, con un uncino al posto della mano e un coccodrillo che lo insegue con un orologio ticchettante nella pancia?
Come questo musical, anche i vari adattamenti cinematografici hanno edulcorato gli aspetti più oscuri e complessi della storia di Peter Pan, offrendo una lettura adatta ai più piccoli e lasciando l’analisi sociale e psicoanalitica di tutta la storia ad altri contesti.
Nello stesso modo, le canzoni tratte dai concept album di Edoardo Bennato sono state spurgate dagli elementi di forte critica sociale che le caratterizzano e adattate all’occasione.
E quindi niente paura. Peter Pan – il musical ci offre la possibilità di rilassarci e di farci trasportare da una lettura leggera e consolatoria insieme ai bambini, magari alzandoci con loro all’invito di Peter Pan per gridare: “Io credo nelle fate!”.
Molto Rumore per Nulla
Capita che il giudizio maturato alla fine di uno spettacolo non coincida con la prima impressione. È quello che è successo a chi scrive con Molto rumore per nulla, commedia shakespeariana rimasta in scena al Teatro Bobbio di Trieste dal l2 al 19 gennaio 2025, con la regia di Veronica Cruciani.
Prima dell’inizio dello spettacolo, sul palco si vedono già elementi scenografici giocati sui toni del bianco, una sedia a sdraio con accanto due bottiglie di birra e rampicanti fioriti a ricordarci che la vicenda, come spesso avviene nelle opere di Shakespeare, è ambientata in Italia, in questo caso nella soleggiata Messina.
Quando Beatrice, una delle protagoniste, in jeans e maglietta e con un paio di occhiali da sole, prende silenziosamente posto sulla sedia a sdraio e inizia a leggere una rivista sorseggiando la birra dalla bottiglia, provo un certo fastidio. Ho l’impressione che sto per assistere alla solita messa in scena di un’opera in chiave moderna e budget limitato. All’entrata in scena degli altri personaggi poi, la recitazione mi sembra ipercaratterizzata e sopra le righe.
E invece no. Molto presto, la macchina teatrale mostra ritmi serrati, una mano registica sicura, attori capaci e versatili che ballano, cantano, sono in grado di ricoprire ruoli sia comici che drammatici e parlare con diversi accenti: calabrese, siciliano, ma anche spagnolo (se non sapessi che Paolo Mazzarelli – Don Pedro – è un bravo attore italiano l’avrei creduto di madrelingua spagnola). Così, le caratterizzazioni e i dialoghi sembrano sempre più plausibili e meno macchiettistici: iperboli, casomai, di caratteri e giochi linguistici che Shakespeare ci consegna disegnati in modo preciso, ma che si possono, e forse anche si devono, adattare e attualizzare.
Molto rumore per nulla, scritta tra il 1598 e il 1599, è una commedia con innumerevoli giochi di parole, messaggi segreti e conversazioni riservate che vengono spiate o origliate. I personaggi fingono di non essere quelli che sono, vengono scambiati per altri o ingannati.
Il racconto si sviluppa su due vicende parallele. Quella di Beatrice e Benedetto, e quella di Claudio e Ero. Beatrice (una simpatica “bisbetica” dalla lingua tagliente) e Benedetto (uno scapolo impenitente) hanno avuto in passato una breve storia d’amore, ma adesso l’attrazione si è trasformata in aggressività verbale, con battibecchi e schermaglie piene di wit (ingegno), argute e brillanti. L’altra vicenda, quella di Claudio e Ero, ha anche elementi tragici: quando il malefico Don Juan fa credere al nobiluomo Claudio che la sua Ero non è la fanciulla innamorata e illibata che lui crede, ma una ragazza leggera che di notte si sollazza con un altro, Claudio sull’altare la rifiuta, umiliandola e accusandola di lussuria. La ragazza sviene e verrà creduta morta. Dopo una serie di colpi di scena, tutti gli inganni e malintesi si chiariranno, l’amore tra Claudio e Ero trionferà e anche Beatrice e Benedetto si scopriranno profondamente innamorati.
A partire dal titolo, tutto il dramma si fonda sui giochi di parole (puns in inglese) o sugli equivoci.
Nel titolo originale, Much Ado About Nothing, ‘ado’ sta a significare “agitazione, trambusto” e ‘nothing’ certamente significa “niente”; ma ai tempi di Shakespeare le parole “nothing” (nulla) e “noting” (per “notare, origliare”) avevano una pronuncia simile e quindi il titolo potrebbe anche riferirsi ad un grande trambusto causato dallo spiare e origliare.
“Nothing or no-thing” poi, era anche un modo gergale di chiamare l’organo genitale femminile (mentre thing indicava quello maschile): Much Ado About No-Thing, quindi. In effetti, l’atto del quale Ero è stata accusata non è mai stato compiuto. Inoltre Benedetto, che ha speso molte parole per affermare che resterà per sempre scapolo perché non vuole fare “la fine del cornuto”, alla fine cambia idea e si giustifica: «Quando dicevo di voler morire scapolo, non pensavo di campare fino al giorno del mio matrimonio».
