LA SCUOLA DI GIORNALISMO CULTURALE IL PONTE rosso

| | |

Il Ponte rosso dall’aprile 2015 ha creato a Trieste un punto di aggregazione riconosciuto e apprezzato d’intellettuali, giornalisti culturali, docenti, scrittori, critici, artisti, ricercatori, colti curiosi che trovano nella rivista uno spazio di confronto

di Francesco Carbone

Perché?

Perché aprire una scuola di giornalismo culturale, estrosa cosa che non pare abbia precedenti almeno in Italia? Robert Musil scriveva che, senza una certa dose d’irresponsabilità, non succederebbe al mondo niente di buono. Ecco: almeno una moderata euforica incoscienza ce l’abbiamo.

Il Ponte rosso (un’irresponsabilità che ha più di 100 numeri alle spalle e che sta per festeggiare i suoi primi dieci anni) è una rivista culturale: per sua natura si guarda intorno. Così vediamo che in Italia esistono molte scuole di “scrittura creativa”: nell’età dell’Ego Libero (e, direbbe Gadda, ecolalico), possiamo anche capire perché. Tutti abbiamo un ombelico da contemplare come lo stagno di Narciso: amori infranti, nonne liriche, miti famigliole che narriamo epiche, ecc. Arbasino diceva: l’italianissima letteratura del tinello.

All’opposto, manca un momento di formazione per la scrittura saggistica e di giornalismo culturale. La scrittura giornalistica è scrittura per gli altri e sugli altri: offre un servizio. Ha più regole, almeno più stringenti ed esplicite, di quelle che servono per scrivere un romanzo. Il giornalismo dovrebbe offrire a chi legge frammenti del freudiano Principio di Realtà. In qualche modo, il giornalismo ha – dovrebbe avere – a che fare con la verità: ampio programma, mentre dilagano verità alternative, post-verità e altre schifezze.

E c’è dilagante la chiacchiera dei social, con gli influencers che valgono più dei giornalisti, i podcast che prendono il posto delle televisioni (vedi le recenti elezioni presidenziali in Usa).  E, come un prezzemolo geneticamente modificato, dappertutto l’intelligenza artificiale che, gesuitica e minimalista, scrive ormai su tutto, magari con congiuntivi più corretti dei nostri. Un caso per tutti: il tedesco Bild è già un giornale digital only: lì non è rimasto neppure un giornalista umano.

In questo contesto, che potrebbe bene essere subito come l’ennesimo tramontodello spirito critico (brain rot, il cervello in pappa,è la parola dell’anno per l’Oxford Dictionary), che senso ha aprire una scuola di giornalismo? Ancora peggio: farlo senza avere dietro un partito, un’azienda, una chiesa, un potere qualunque: scegliendo infine, tra tutti, quello che appare il più a rischio di estinzione: il giornalismo culturale, che si occupa di libri, mostre, artisti, intellettuali, spettacoli, filosofia, scienze, film, teatri, concerti e – attraverso tutto questo – dello spirito del tempo.

Almeno non siamo proprio soli e neppure primi.

Qualcosa fanno alcune università; e sono nate scuole gestite in proprio da giornali (Il Post, Il Fatto Quotidiano, Limes): nessuna si concentra sul giornalismo culturale. E questo non è un caso: che con la cultura «non si mangia» è un refrain che a tanti pare inconfutabile. Ma che qualche Babau mangerà noi se restiamo senza cultura, dovrebbe diventare ancora più evidente. Le evidenze diventano tali se succede qualcosa che le fa emergere, finalmente eclatanti: questo è un processo culturale. E, nel Paese dell’Ignoranza di sé felice, davvero non facciamo niente?

Senza discorsi palingenetici, e come Walter Chiereghin fece nel 2015 facendo nascere Il Ponte rosso, potremmo dire: perché non tentare? – Quanto meno potrebbe essere divertente, avendo come unico principio pedagogico il «nutre la mente solo ciò che la rallegra» (Agostino, Confessioni).

Veniamo alle cose: chi siamo e cosa pensiamo concretamente di fare?

Il Ponte rosso dall’aprile 2015 ha creato a Trieste un punto di aggregazione riconosciuto e apprezzato d’intellettuali, giornalisti culturali, docenti, scrittori, critici, artisti, ricercatori, colti curiosi che trovano nella rivista uno spazio di confronto. È un patrimonio prezioso che ha una sua tradizione. Tradizione viene dal latino e vuol dire trasmettere. È bello quando ciò che di buono si fa nella vita si riesce a trasmetterlo ai giovani.

Così abbiamo pensato a una scuola: libera e aperta a tutti, ma rivolta soprattutto a studenti universitari e a neo-laureati. Abbiamo presentato un progetto alla Regione Friuli Venezia Giulia, che ha finanziato l’80% del costo. Il resto viene coperto con una parte delle quote pagate dai nostri associati. Visto anche che siamo sotto le feste, chi volesse sostenercicon una donazione, avrà la nostra gratitudine. Gli iscritti all’Associazione che lavorano alla Scuola lo fanno gratuitamente, ma dovremo pagare gli esperti esterni, i dépliant, le locandine, l’affitto della sala per le lezioni, ecc.

Abbiamo chiesto a professionisti di riconosciuto valore di darci una mano, tutti hanno aderito. Ci siamo quindi rivolti all’Università degli Studi di Trieste: abbiamo trovato lo stesso spirito. Dell’Università stiamo per avere il patrocinio, con la possibilità per gli studenti che si iscriveranno di maturare un “credito formativo”. Il corso comincerà a metà febbraio (per tutti i dati, vedi la pagina pubblicitaria in fondo a questo numero). Intanto, il progetto resta aperto a qualunque proposta e contributo: sarà fino all’ultimo momento un lavoro in progress

Cosa e come insegneremo?

Le pagine e i supplementi culturali dei giornali e delle riviste italiane sia cartacee che on line; il rapporto tra testo e immagine; la scrittura e l’editing; il ruolo del direttore; la deontologia professionale; il linguaggio di una rivista culturale non specialistica; cosa è la divulgazione; i podcast e i social; come usare – senza farsi usare – ChatGPT… e altre cose che si potranno scoprire solo nella pratica delle lezioni e dei laboratori.

Non sappiamo quanti studenti si iscriveranno. Sappiamo che, con le risorse economiche e umane che abbiamo adesso, non potremmo accoglierne più di venti. Con loro creeremo un gruppo di lavoro che, via via nel corso delle lezioni e di laboratorio, dovrà imparare ad agire come una redazione.

Per far questo abbiamo 80 ore: 30 in presenza e 50 on-line. Durante le ore on-line, gli articoli via via scritti dagli studenti verranno discussi e corretti con il tutor che ogni studente avrà come figura di riferimento. I tutor sono tre: il sottoscritto, Raimondo Pasin e Francesca Schillaci.

I professionisti svolgeranno ognuno una lezione specifica su un tema concordato. Ogni loro lezione durerà un’ora. L’ora seguente sarà dedicata al laboratorio: gli studenti coi tutor si confronteranno su quanto appena appreso, e ognuno definirà un possibile articolo il cui spunto è stato ricavato dalla lezione. Per scriverlo, lo studente avrà alcuni giorni e la consulenza del suo tutor di riferimento. Così per 15 volte: una volta alla settimana da febbraio a giugno.

Si scriveranno recensioni, reportage, interviste (Riccardo Cepach, direttore del LETS, ci ha offerto la sua generosa disponibilità). Si passerà molto tempo a leggere, a scoprirci ignoranti ma curiosi, cercando quel guizzo creativo che gli psicologi chiamano pensiero laterale.

Tutto questo con uno scopo che – come tutti gli scopi in un percorso di formazione – è allo stesso tempo reale e simbolico: alla fine la “redazione” dovrà essere capace di produrre – con la guida del direttore del Ponte rosso Walter Chiereghin magari affiancato da un direttore editoriale scelto tra gli allievi– un numero speciale della rivista.

A che pro?

Il Ponte rosso è una rivista registrata al Tribunale di Trieste: un articolo pubblicato da noi può essere l’inizio di un percorso professionale e di una collaborazione regolare al Ponte rosso. Tutte queste sono cose che scopriremo solo vivendo: in ogni caso, ogni studente avrà fatto un’esperienza di formazione umana e culturale, fosse anche solo per dire «No, grazie: farò di tutto nella vita tranne il giornalista». Non accade così in ogni scuola? Ma che tutti i partecipanti diventino lettori più curiosi e più colti di giornali di ogni tipo, vorremmo sperare di sì. Se poi andasse tutto bene, ci riproveremo, più bravi, l’anno seguente.